‘Quo vadis, Baby?’ un noir tutto italiano – Recensione film

L’intenzione di Gabriele Salvatores di sperimentare, è stata, e non c’è da stupirsi, centrata in pieno. Tra tinte fosche e volutamente monocromatiche, questo noir “di casa nostra” si tinge di giallo e racconta la storia di un suicidio, di una famiglia distrutta e dell’incapacità di andare avanti.

Giorgia Cantini (Angela Baraldi) è un’investigatrice privata che vive ormai da anni sola con il gatto, circondata da fantasmi della sua infanzia e bastevole a se stessa. Un giorno riceve delle vecchie cassette della sorella Ada, morta suicida quindici anni prima, e decide di indagare sulla sua scomparsa. Nel farlo, riapre un vaso di Pandora che era stato intenzionalmente sigillato nel silenzio, e scopre atroci verità non solo sulla vita della sorella, ma anche riguardo il padre, da sempre austero e scostante. 

Il percorso di Giorgia è in salita, come quello di chi cerca risposte, ma lei non si ferma, nella speranza di trovare una spiegazione valida per la morte di Ada; incontra personaggi ambigui da cui viene attratta ed infine delusa, come il misterioso docente Andrea Berti (Gigio Alberti) ma, nonostante tutto, riesce, infine, a ristabilire un equilibrio, a rientrare in contatto con la propria vita ed a liberarsi, quasi con un po’ di malinconia, dei suoi fantasmi.

Il film è una prova per il regista che si muove cautamente, oserei dire quasi con umiltà, in una dimensione che non è propriamente la sua (quanta forza ed energia nel masterpiece del ’91 Mediterraneo!). Ritornano i temi della famiglia e dell’amore coniugale (malato forse) accompagnato da musiche anche nostre (mi viene in mente Impressioni di Settembre della PFM o Pugni chiusi de I Ribelli) e questo, diciamolo pure, è sempre ben accetto. 

Aldilà di alcune scelte d’ambiente e di fotografia più o meno apprezzabili, il film funziona, perché è ben collocato e sa dove può/vuole arrivare. Buona anche l’interpretazione di Elio Germano nei panni di Lucio, l’assistente investigatore che, quasi come deus ex machina, in una scena del film dice, come da monito, a Giorgia: “…Chi l’ha detto che bisogna essere forti? Dove è scritto?”. 

Il regista riesce ad incastrare nel modo giusto ed a sviluppare come trama propria riferimenti a film importanti (vedi Ultimo tango a Parigi, da cui è estrapolata la frase “Quo vadis, baby?” pronunciata da Marlon Brando) ma il tocco di classe è proprio alla fine del film, quando sono mostrate delle scene di M, il mostro di Dusseldorf di Fritz Lang: così infatti la citazione diventa poetica non solo del film stesso ma anche del regista il quale non ha paura di personalizzare il tutto con un tocco di italianità. 
Il film è, a parer della sottoscritta, la ciliegina sulla torta di Gabriele Salvatores.