Jobs, ‘l’imitazione’ di Kutcher salva il film che ha deluso tutti

Steve Jobs, il genio, il visionario, l’emblema del progresso degli ultimi decenni, rivive nel nuovo film diretto da Joshua Michael Stern ed interpretato da Ashton Kutcher. Il film, già stroncato dalla critica straniera, riesce a deludere anche il pubblico italiano o, quantomeno, i fanboy Apple, che si aspettavano qualcosa di più. La trama del film è basata sulla vita di Jobs, concentrandosi soprattutto sugli anni della giovinezza, dell’università, sulle idee, sulla voglia di affermazione e sulla scalata al successo. Il film si mostra in una superficie molto fragile, partendo da una fotografia piatta e “fasulla”: non convincono la vita degli studenti universitari hippy, il montaggio da soap opera, gli sbalzi temporali senza alcun nesso logico. Il film non è, insomma, in grado di mostrare le vicende professionali che hanno caratterizzato la vita di Jobs, né i rapporti umani instaurati nel corso della sua vita, che possono essere percepiti leggendo a fondo la biografia ufficiale, scritta da Walter Isaacson.

Il film, che doveva puntare sulla biografia di Steve Jobs, non da rilievo ad alcune menti che furono il fulcro essenziale della fondazione della Apple I: su tutti il grande Wozniak (interpretato da un valido Josh Gad), qui mostrato come una specie di artigiano provetto succube dello stesso Jobs. Il computer, che fu inventato da Wozniak, permise ad una mente intuitiva come quella di Jobs di commercializzarlo, dando vita ad un loro mercato. Vi sono poi altri importanti avvenimenti non approfonditi come lo sviluppo dell’Apple Lisa e dell ‘Apple Macintosh, delle dimissioni irrevocabili di Jobs dall’azienda che aveva fondato, fino alla fondazione della NeXT Computer: il film rimane come sospeso senza far riferimento a situazioni come l’acquisto della Pixar dalla LucasFilms, fino all’acquisizione della NeXT da parte della Apple o i drammi che coinvolsero la vita personale del protagonista

Quello che può rimanere di un film come Jobs, contornato da una serie di flashback senza logica, è il carattere, la determinazione e l’uomo che era Steve Jobs. Quasi un fanatico del controllo, un perfezionista, un negriero nei confronti dei dipendenti, un folle che amava dire: “le persone così pazze da pensare di cambiare il mondo, sono quelle che lo cambiano davvero”.

E’ solo l’interpretazione o imitazione dell’attore Ashton Kutcher a dare un senso all’opera: la sua camminata, il suo sguardo, la sua folle somiglianza. Ashton, che ha dichiarato la sua difficoltà nel rappresentare un uomo come Jobs, scomparso, ma sempre vivo nella memoria di tutti, va in fondo alla ricerca dell’essenza del personaggio e ci riesce.
Ha studiato i suoi atteggiamenti, i tic, il suo essere uno showman, ma anche un uomo ferito, un uomo che o si ama o si odia.

Il film, nella sua incompletezza, spinge ad osare, e lo fa mostrandoci l’essenza di Jobs che non ha mai smesso di pensare alle esigenze della gente, rinunciando a tanto, o forse a tutto.

Voto 6/10
Stefania Sammarro
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