Amministrative 2013: trionfano il PD e l’astensione, battuta d’arresto per PDL e M5S

Ignazio Marino

Le elezioni amministrative che si sono concluse ieri in tutta Italia (eccezion fatta per la Sicilia), hanno visto trionfare un soggetto su tutti: l’astensione. Le elezioni si sono svolte in un clima di crescente disaffezione alla politica: l’affluenza generale si è fermata al 48%, quasi il 30% in meno rispetto al dato riguardante l’ultima tornata elettorale (77%). Un crollo gravissimo e preoccupante per tutto lo scenario politico italiano.
Astensione a parte, il vincitore di queste elezioni è certamente il Partito Democratico: 16 capoluoghi conquistati e 37 comuni superiori, alcuni dei quali roccaforti storiche della destra (Treviso, Brescia) e, soprattutto, Roma. Il centrosinistra riesce a confermarsi anche a Siena, nonostante i durissimi scandali riguardanti il MPS. Il tonfo peggiore lo fa il Movimento 5 Stelle: i grillini conquistano Pomezia e Assemini, ma perdono tantissimi voti rispetto alle elezioni nazionali di febbraio. A Ragusa Grillo passa dal 40% al 15%, a Messina dal 27% al 3%, a Siracusa dal 35% al 5%. E la tendenza si conferma simile in tutta Italia, ponendo alcuni dubbi che nei prossimi giorni gli attivisti dovranno cercare di sciogliere. 
La partita più importante si giocava nella Capitale, dove Ignazio Marino ha battuto Gianni Alemanno, conquistando così il Campidoglio: il candidato del PD è stato sostenuto da una vasta coalizione di centrosinistra, e al ballottaggio ha stravinto col 63% dei voti, grazie anche al massiccio afflusso di preferenze dagli sconfitti del M5S. A Marino non spetta certo un compito facile: Roma è una città che è stata per anni lasciata nel degrado, ben lontana dagli standard delle altre capitali europee. Il neo sindaco dovrà tradurre in pratica un programma improntato all’ecologia, al potenziamento del trasporto pubblico, e alla creazione di un vero e proprio welfare locale, che garantisca servizi basilari attualmente scoperti. 
La vittoria schiacciante del centrosinistra ha sorpreso molti. A livello nazionale il PD è stato più volte vicino alla scissione, è crollato nei sondaggi e ha perso una grossa fetta della sua credibilità in seguito alla rielezione di Napolitano e all’instaurazione del governo delle larghe intese col PDL; eppure a livello locale si è dimostrato solidissimo. Ciò è probabilmente dovuto al diffusissimo radicamento territoriale del partito in tutta Italia, che gli ha permesso di reggere bene all’urto degli ultimi eventi. 
Al contrario il Movimento 5 stelle, formazione giovane e ancora poco presente sul territorio, ha pagato a caro prezzo gli insuccessi finora collezionati in Parlamento, ben più di quanto abbiano fatto i partiti tradizionali. A questo c’è da aggiungere l’importanza, nella politica locale, del candidato: spesso l’autorevolezza del singolo riesce a raccogliere più voti del partito stesso (non a caso le liste civiche hanno trionfato in diverse città), e il Movimento ha attualmente carenza di personaggi di spicco al suo interno (per una precisa scelta ideologica). 
Dunque il PD vince e stravince, ma farebbe bene a non dimenticare i suoi guai a livello nazionale; dichiarare, come ha fatto Enrico Letta, che questo risultato “rafforza le larghe intese” è una forzatura bella e buona, e non dovrebbe dare adito a facili entusiasmi. Allo stesso tempo sarebbe meglio non affrettarsi a dare per morto il Movimento 5 Stelle che, nonostante la batosta, avrà ancora tempo e modo di dire la sua a livello nazionale.
Giovanni Zagarella
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