Più libri più liberi: la fiera di Roma dedicata alla piccola e media editoria

Nei giorni tra il 5 e l’8 dicembre 2013 tornerà Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria, ospitata anche nella sua dodicesima edizione dal Palazzo dei Congressi di Roma, zona Eur.
Come suggerisce il nome della manifestazione, questi quattro giorni permetteranno a piccoli e medi editori di avere la visibilità che, purtroppo, difficilmente riescono ad ottenere in questo affollato e competitivo campo.
È stata organizzata dalla Associazione Italiana Editori e darà luogo ad un gran numero di appuntamenti concentrati sì sull’editoria, ma che spazieranno anche verso altri ambiti culturali, come quelli della musica, del cinema e delle creazioni digitali, passando anche per il campo giornalistico e politico.
Vantando la presenza di nomi come Niccolò Ammaniti, Erri De Luca, Andrea Camilleri, Concita De Gregorio, Paolo Virzì, Zerocalcare, Max Pezzali, nonché Walter Veltroni e Stefano Rodotà, a rappresentare queste arti sarà una lista sconfinata di ospiti illustri – italiani e internazionali. L’evento sarà arricchito, poi, da attrazioni che si dispiegheranno con il coinvolgimento dei visitatori, sia grandi che piccini, in laboratori, incontri, mostre e tanto altro.
Per scoprire le novità e il programma, Più libri più liberi ha organizzato una conferenza che si terrà martedì 26 novembre alle ore 11,30 presso la Sala Cinema del Palazzo delle esposizioni (ingresso via Milano 9/A).
Fondamentale per la riuscita del progetto sono numerose Istituzioni nazionali e locali che offrono sostegno e agevolazioni.
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Niccolò Ammaniti: ‘Ti prendo e ti porto via’ – Recensione Libro

In questo noir dal retrogusto dolceamaro Ammaniti dimostra ancora una volta, con quel tocco inconfondibile di delicata spontaneità ed innata freschezza, di saper parlare direttamente al suo lettore, cui sembra sussurrare: <>, ti porto via dal mondo, da te stesso…Abile burattinaio di emozioni, infatti, sempre attento a dosare con equilibrio azione e descrizione in una narrazione che si rivela incalzante, l’autore conduce per mano il lettore in un mondo parallelo, in cui niente è come sembra, fornendo anche spunti di riflessione su tematiche di indiscutibile interesse. E’ un romanzo di formazione, d’amore, ma anche di rabbia e di solitudine-di passioni intense insomma-quello che si snoda attraverso le storie parallele dei due protagonisti, in cui giovinezza ed età adulta si incontrano e si scontrano tra un passato ingombrante, un presente incerto ed un futuro ancora tutto da scrivere, per poi ricongiungersi solo in un finale inaspettato.

La vicenda si svolge ad Ischiano Scalo, un paesino “di quattro case dove il mare c’è ma non si vede”, che diviene muto testimone di segreti inconfessabili…Pietro Moroni è un ragazzino timido ed imbranato, un sognatore inconcludente con una famiglia problematica alle spalle, innamorato di Gloria, sua compagna di classe: Gloria è bella e sicura di sè, è ricca, Gloria è quella smania mai sopita di poter vivere una vita migliore; dall’altra parte, invece, c’è chi- come Graziano Biglia, playboy fallito ed eterno bambino-una vita l’ha già vissuta e buttata via, ma trova finalmente una possibilità di riscatto quando incontra Flora Palmieri, insegnante di Pietro, donna sola e misteriosa. Inesorabilmente le due coppie inseguono la felicità alla scoperta del mondo, facendo spesso a pugni con l’amore, ma inesorabilmente dovranno fare i conti la vita, e…se “col tempo s’impara a vivere lo stesso”, vale la pena vivere ogni singola emozione, magari sognando anche sulle note di “Ti prendo e ti porto via” di Vasco!

"Che la festa cominci", di Niccolò Ammaniti – Recensione

Niccolò Ammaniti

“L’idea di Sasà Chiatti era semplice e grandiosa allo stesso tempo: organizzare per l’inaugurazione della sua Villa un party esclusivo e sfarzoso che sarebbe stato ricordato nelle cronache dei secoli a venire come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. E lui sarebbe passato dalla fama di losco immobiliarista a quella di radioso magnate miliardario ed eccentrico. Politici, imprenditori, gente dello spettacolo e dello sport sarebbero venuti a corte a omaggiarlo, proprio come il Re Sole a Versailles”.
Che la festa cominci...e che festa!
Roma, l’immensa Villa Ada gremita delle peggiori specie di vip: calciatori, veline, giornalisti famosi, chirurghi estetici, cantanti di fama internazionale, satanisti, rampanti scrittori. Il tutto organizzato da uno dei più grandi mafiosi italiani, Sasà Chiatti.
In Che la festa cominci, scritto nel 2010, Ammaniti raccoglie in un super party romano tutta l’irrazionalità del vivere civile – incivile contemporaneo, narrando situazioni via via più surreali, in un crescendo sempre maggiore: le malate relazioni sociali di oggi che, portate all’eccesso, conducono alla follia.

Il libro inizia alla maniera “Ammaniti”, doppia (come aveva già fatto in Ti prendo e ti porto via, del 1999). Due personaggi, due realtà agli antipodi, che vengono raccontate separatamente, su due campi da gioco diversi, per almeno tre quarti del libro.

Al lettore è da subito chiaro che le due storie non sono altro che due rette incidenti, i cui punti d’origine nascono lontani ma che, prima o poi, si incontreranno…o no?
Così da una parte abbiamo la vita sotto i riflettori di Fabrizio Ciba, romanissimo scrittore, che ha fatto la sua fortuna letteraria con il bestseller “La fossa dei leoni”. Dopo il celebre romanzo, Ciba è ora alla ricerca di una maturità letteraria che non arriva, del genio che egli è convinto, forse, di possedere. Personaggio azzeccatissimo, Ciba rappresenta la nuova idea dello scrittore contemporaneo, uomo mediatico più che di penna, con un enorme ego, giunto al successo più per il suo carisma e per la sete di arrivismo che per le sue doti letterarie. Bello, arrogante, animale da palcoscenico, amante appassionato, irriverente e sfrontato, Ciba piace come personaggio: egli sfata il mito dello scrittore criptico e lontano dalla società. Fabrizio non trova l’ispirazione letteraria nel silenzio di un eremo sperduto in completa solitudine, a questo preferisce la sua proprietà di Maiorca e la compagnia di una fanciulla accondiscendente: è un letterato capacissimo di ammaliare una folla e di parlare di ciò che scrive, preoccupato più della forma che del contenuto, combatte la concorrenza di altri giovani scrittori.
Dall’altra parte, un discutibile satanista, Saverio Moneta detto Mantos, residente a Oriolo Romano, leader del gruppo delle Bestie di Abbadon, marito dell’insopportabile Serena, padre di due gemelli, capo reparto Mobili Tirolesi del Mobilificio dei Maestri d’ascia Tirolesi proprietà del dispotico suocero. Depresso, insicuro, vessato dalle preoccupazioni delle famiglie di oggigiorno. Saverio sfoga la sua profonda insoddisfazione nel Culto del Male, coinvolgendo tre giovani ragazzi annoiati e innamorati, con una spiccata propensione per la musica metal. Considerati un gruppo satanista di serie B (anzi, C!) Saverio tenta di riscattare la propria posizione e quella dei compagni progettando i sacrifici più efferati… Senza mai riuscire a portarli a termine.
Le storie di questi due complessi personaggi si incroceranno, in un susseguirsi di colpi di scena, nel lunghissimo racconto finale della festa di Villa Ada, un climax ascendente, un ritmo incessante di fatti, misfatti, morti ed eccessi, cacce alla tigre, elefanti, olimpionici russi, centrali elettriche, amori corrisposti e non corrisposti.
Saremo tutti invitati al party del secolo, dove la morte e la sopravvivenza sembrano perdere di senso a vantaggio del non senso e del tornaconto personale. Male e bene si confondono e si trasformano, si scambiano i ruoli, in una festa apocalittica: la degenerazione sociale cui assistiamo tutti i giorni.

“La festa sarebbe cominciata all’ora di pranzo e sarebbe finita all’alba del giorno dopo. Sparse per tutta la Villa sarebbero state montate tende per riposare, punti d’informazione e chioschi gratuiti per le bibite.”

Silvia Brigada