David Cerny e il carro armato rosa: quando l’arte contribuisce a scrivere la storia

1991. La Cecoslovacchia è nel pieno di un profondo sconvolgimento sociale e politico conseguente al crollo dell’URSS, ormai definitivamente minato dalla spinta innovativa gorbacioviana della perestroika, l’imponente complesso di riforme atte a modernizzare e democraticizzare l’impero sovietico. 
David Cerny, allora giovane studente d’arte, è deciso a lanciare una durissima quanto dissacrante provocazione a quelli che sono ormai i resti dell’establishment comunista, così in piena notte, si reca nei pressi di un carro armato sovietico esposto nel centro di Praga per commemorare la vittoria della seconda guerra mondiale, e lo dipinge di rosa. Il giorno seguente, tra lo stupore generale di una folla scandalizzata e allo stesso tempo divertita dalla tinta “alternativa”, le autorità militari provvedono immediatamente a ridipingere il carro che però, pochi giorni dopo, sarà ritinteggiato di rosa da Cerny, destinato ormai a passare alla storia come uno degli scultori più sregolati  nel panorama artistico contemporaneo.
Quello dello scultore ceco fu infatti un attacco ai miti e ai simboli del potere sovietico a 360 gradi, assestato non con i convenzionali metodi di lotta, ma con l’ironia e lo scherno, che contribuirono a palesare l’assurdità e la fragilità di un impero ormai al collasso sociale ed economico. L’atto di Cerny fu sicuramente una delle istallazioni estemporanee di maggior impatto nella storia dell’arte e non solo, in quanto suscitò numerose reazioni politiche, contribuendo alla cosiddetta “rivoluzione di velluto”, che trascinò la Cecoslovacchia e parte dell’est europa fuori dall’URSS, grazie alla tenacia del suo popolo e… Grazie alla sua brillante ironia!

Francesco Bitto
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