Le personalità più strane del mondo antico: Alcibiade

Alcibiade non si può definire strano: semmai irriverente, voltagabbana, affascinante, spregiudicato, intelligente, traditore, furbo, abile a parlare, abile a comandare. Tuttavia questo elenco di aggettivi, che potrebbe protrarsi per molto ancora, mi ha convinta a inserirlo nella categoria di strano.

Socrate istruisce Alcibiade nella casa di Aspasia, Jean-Léon Gérome, 1861
Alcibiade, stratega ateniese nato nel 450 a.C., non ebbe una vita tranquilla. Fin da giovane fu ribelle e incontenibile: forse per questo fu affidato al “maestro più famoso dell’epoca, Socrate. La relazione tra i due, per molti storici, fu anche di carattere sentimentale: il giovane ammirava tantissimo il maestro (come sappiamo dal Simposio di Platone) e si dice rispettasse solo lui. Al di là del pettegolezzo, Socrate fece emergere la “parte buona” di Alcibiade: egli infatti oscillava tra il desiderio di sapienza e rettitudine (quando seguiva il maestro) e una vita smodata e dedita al successo. Platone gli fa dire: “Quando lo ascolto, il cuore mi balza in petto più che ai coribanti e per le sue parole le lacrime mi scendono giù, e vedo che moltissimi altri subiscono i medesimi effetti […] Più volte mi ha messo in una condizione tale da credere che la vita non fosse più degna per me di essere vissuta nello stato in cui mi trovo ora.”
Nel frattempo Alcibiade affinò le sue tecniche persuasive frequentando i sofisti e stringendo amicizie, fino a quando divenne popolare: dopo la pace di Nicia del 421 a.C. (che sanciva una tregua ventennale con Sparta durante la guerra del Peloponneso), mal digerita dallo stratega in quanto firmata con il suo avversario, Alcibiade ideò un piano che avrebbe dovuto risollevare le sorti di Atene: la spedizione in Sicilia. Gli Ateniesi, inizialmente in visibilio per il progetto di Alcibiade, lo fornirono di navi e mezzi. Ma i suoi nemici politici, una volta in Sicilia, lo fecero richiamare perché accusato di aver mutilato le erme (statue del dio Ermes) e profanato i Misteri eleusini. Con l’allontanamento di Alcibiade la spedizione si rivelò un disastro: senza lo stratega, le forze ateniesi vennero distrutte. Una sconfitta che segnò profondamente il corso della guerra.

Socrate distoglie Alcibiade dal piacere di un abbraccio sensuale, Jean-Baptiste Regnault, 1791

Da qui in poi iniziarono le “peregrinazioni” del comandante. Da latitante si rifugiò a Sparta, dando ai nuovi amici consigli su come sconfiggere Atene: suggerimenti che furono devastanti per la città. Ma il soggiorno a Sparta, nonostante fu molto d’aiuto per i Lacedemoni, durò poco: Agide II, re di Sparta, tornò a casa trovando un figlio che non poteva essere suo. Il padre? Alcibiade. L’atmosfera si stava facendo troppo pesante, così il nostro stratega cercò un secondo asilo: l’Asia Minore, dai persiani. Si recò dunque da Tissaferne, satrapo, al quale diede importanti suggerimenti su come logorare Sparta e non appoggiarla nella guerra. Ma l’obiettivo dello stratega era fondamentalmente quello di tornare ad Atene.

Così iniziarono una serie di manovre folli tese ad instaurare l’oligarchia ad Atene e un’alleanza con Tissaferne: si formò il Governo dei Quattrocento e, successivamente a un colpo di stato, il Governo dei Cinquemila, che decretò nel 411 a.C. il ritorno di Alcibiade in patria in qualità di generale. Le macchinazioni e i giochi di potere fatti dal comandante sono innumerevoli: con il suo ingegno riuscì ad accattivarsi il favore del popolo ateniese, che prima lo aveva condannato, mandando in visibilio la folla durante una parata organizzata da lui. Ma la brama di ricchezze fu la sua disfatta: si recò in Caria per saccheggiarla, lasciando il comando a un luogotenente, che aveva l’ordine di stare fermo. Ma quest’ultimo senza permesso si scagliò contro la flotta spartana, perdendo miseramente. La colpa ricadde su Alcibiade, da poco tornato in patria, che si attirò nuovamente l’odio dei concittadini. Scappò così in Tracia.

L’ultima mossa di Alcibiade fu volta alla salvezza di Atene, ma ormai nessuno gli prestava ascolto: a Egospotami si accorse che le navi ateniesi erano disposte male e cercò di avvisare gli strateghi, che lo cacciarono via. La flotta ateniese subì una sconfitta schiacciante: era la fine della guerra. Gli oligarghi di Atene e Lisandro decisero di far fuori questo personaggio troppo scomodo e pronto ad esplodere da un momento all’altro. Controverso, amato e odiato, amante del lusso ma anche della sapienza: uno dei personaggi, se non strani, sicuramente più ambigui e interessanti di sempre.

“E noi non possiamo fissare il punto esatto in cui il nostro impero si fermerà; abbiamo raggiunto una posizione nella quale non dobbiamo accontentarci di mantenerlo, ma dobbiamo progettare di ingrandirlo, perché se noi smettiamo di regnare sugli altri rischiamo di essere sottomessi a nostra volta.” (Tucidide, VI, 18)

Giulia Bitto 

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