L’ONU autorizza le forze francesi all’intervento nella guerra civile della Repubblica Centrafricana

Un’altra guerra civile causa centinaia di morti in Africa. Questa volta è la Repubblica Centrafricana a sprofondare nel caos e le vittime civili delle ultime settimane hanno convinto l’ONU a votare una risoluzione. L’unanimità dei membri del Consiglio di Sicurezza ha autorizzato l’intervento in forze da parte della Francia e di diversi stati africani. 
Per decisione di François Hollande, i transalpini invieranno nei prossimi giorni un contingente di 650 soldati. La Francia non rinuncia quindi al suo ruolo di influenza nelle ex colonie, una conferma in più dopo l’intervento dell’anno scorso in Mali. Il governo assicura che la sua discesa in campo sarà veloce quanto la risoluzione del conflitto verso la pacificazione. 
François Bozizé
La risoluzione dell’ONU è arrivata dopo gli scontri di martedì che, nella capitale Bangui, vedevano fronteggiarsi le forze lealiste di Bozizé, l’ex presidente deposto a marzo da un colpo di stato, e le attuali forze governative. In questa giornata si sono contati 105 morti e numerosi feriti. 
Lo scontro non è solamente tra fazioni politiche diverse, ma è un vero e proprio conflitto religioso tra cristiani e musulmani. Il leader di questi ultimi, Michel Djotodia, è diventato primo ministro a marzo, ed è sostenuto dalla coalizione di ribelli islamici Seleka. La maggioranza cristiana del paese non ci sta e affronta il governo illegittimo di Djotodia, nato dal colpo di stato islamico, per riportare il proprio capo al potere, Bozizé appunto. 
L’obiettivo dell’intervento è sicuramente la tutela umanitaria e la difesa della sicurezza dei civili. L’operazione Sangaris, così è stata rinominata, prenderà il via dalla capitale Bangui per poi espandersi a tutte le aree del paese dove sono esplosi gli scontri. 
La tragicità del conflitto si abbatte, come avviene la maggior parte delle volte, sulla popolazione civile che negli ultimi mesi ha dovuto sopportare il brigantaggio delle milizie di Seleka che si macchiano di infamie come gli stupri, i saccheggi e gli attentati. 
Si annuncia come progetto di pace di breve durata, secondo i più ottimisti una situazione pacifica si dovrebbe intravedere entro due mesi. In ogni caso la votazione dell’ONU è finalmente un segno di intervento comune e di rapidità nelle decisioni prese, tra l’altro, con consenso unanime. 

Emanuele Pinna

Kamala, la prima eroina islamica dei fumetti Marvel

Da gennaio esordirà un nuovo personaggio come ospite negli albi di Capitan Marvel, mentre dal mese successivo rivestirà un ruolo tutto proprio vestendo i panni di Ms. Marvel. Il suo nome sarà Kamala Khan, originaria del New Jersey e, questo l’aspetto più interessante della new entry, è un’adolescente musulmana ben integrata nel tessuto sociale e civile statunitense ma rispettosa delle regole imposto dal Corano. Il suo superpotere sarà quello di ridimensionare e mutare la forma del suo corpo a proprio piacimento e il suo innato senso del bene le permetterà di diventare ben presto un membro degli Avengers, un tempo denominati Vendicatori, gruppo di supereroi che ha fornito anche la trama all’omonimo film del 2012. Autrice e disegnatore del fumetto sono G. Willow Wilson e Adrian Alphona.
<>, ha dichiarato Alex Alonso, Editor in Chief di Marvel Comics.
Kamala quindi porterà con sé tutti i dissidi, le contraddizioni e lo spirito ribelle tipici dell’età adolescenziale che la ragazza sta attraversando, ai quali  si andranno ad aggiungere le convenzioni religiose e culturali che una famiglia profondamente credente come la sua tenterà di trasmetterle fino ad un pieno convincimento e non tutte troveranno la giovane d’accordo, che cercherà di levare comunque la sua voce di dissenso, pur nel pieno rispetto e spirito di sacrificio.  
La scelta del colosso americano dei fumetti è sicuramente indice di una maggiore e mutata attenzione nei confronti della diversità e degli spaccati sociali finora meno indagati e rappresentati, quale appunto quello dei giovani americani immigrati di seconda generazione cui la giovane eroina appartiene. 
Pare quindi che a 8 anni di distanza dagli episodi di violenza scatenati dalle vignette satiriche e caricaturali di Maometto pubblicate dal giornale danese Jyllands-Posten l’atteggiamento dell’Occidente sia profondamente maturato nei confronti di coloro che molto spesso si trovano a vivere e lavorare al nostro fianco e con i quali è sicuramente più produttivo instaurare rapporti di convivenza e piena integrazione.
Lucia Piemontesi

Il fondamentalista riluttante – Recensione Film

Seguimi dalla pagina facebook: Cinema – News e Recensioni
“Il fondamentalista riluttante” è un film che farà parlare molto. In primo luogo per la nazionalità della regista, Mira Nair, indiana, che si muove in un campo minato, in un contesto territoriale tradizionalmente ostile (il protagonista è pakistano), e in secondo luogo per la metodologia con cui tematiche spinosissime (il fondamentalismo, le relazioni uomo-donna nel mondo islamico e le contraddizioni del capitalismo americano) vengono affrontate.
La pellicola parla di un giovane professore, Changez Khan, laureato a Princeton, che nel bel mezzo di una protesta studentesca a Lahore, viene intervistato da un giornalista americano, al quale racconta del suo passato di analista finanziario a Wall street e del suo grande amore, Erica. Ma a seguito dell’11 settembre la sua vita in America cambia radicalmente, e Changez comincia ad essere visto più come un nemico terrorista che come un professionista della finanza. I sospetti, il razzismo e la diffidenza, sovvertono l’esistenza del protagonista, e lo catapultano in un conflitto ideologico e culturale più grande di lui. È quindi costretto a tornare in Pakistan e ad accettare un modesto posto da docente.

Il film tratta in maniera cruda e critica della contrapposizione ideologica tra il capitalismo americano e il fondamentalismo musulmano, senza schierarsi, senza essere fazioso, ma puntando la lente di ingrandimento sulla vita degli uomini al centro di tale contrapposizione. L’odio, l’ignoranza e il misticismo spezzano e travolgono l’esistenza di ognuno di noi, consumando gli amori, vanificando le aspirazioni e abbrutendo gli animi, in una escalation che porta alla non tolleranza del diverso e al pregiudizio nei confronti dello straniero!
E la lotta viene trasferita anche nel sentimento, nella relazione con la fotografa Erica, che trova il coraggio di amarlo anche dopo l’11 settembre.
Un lavoro profondo quindi quello della regista indiana, che arricchisce la pellicola anche di una eccellente fotografia e di un’ottima sceneggiatura (molto coinvolgente è il ritmo del dialogo tra il protagonista e il giornalista americano).
Buone anche le prove degli attori, da Ahamed a Kate Hudson, ed intrigante la colonna sonora, di cui si possono apprezzare la raffinatezza dei testi e le sonorità orientaleggianti.
“Il fondamentalista riluttante” è un lavoro di qualità, un film profondo e appassionante, che offre allo spettatore interessanti spunti di riflessione sulle tematiche della tolleranza e dell’integrazione.

Francesco Bitto