USA e Gran Bretagna pronti ad invadere la Siria: ma il pericolo di creare un nuovo ‘caso Iraq’ è dietro l’angolo

Muzaffar Salman (Reuters/Contrasto)

Che la comunità internazionale dovesse intervenire nella situazione siriana era chiaro a tutti (e da molto tempo). Che lo debba fare con soldati e mezzi blindati, utilizzando una formula pericolosamente simile a quella che portò all’invasione dell’Iraq nel 2003, è molto meno scontato. Tuttavia la realtà dei fatti è schiacciante: il peso diplomatico dell’Occidente nelle vicende mediorientali è sempre più evanescente, come dimostrato anche dalla mala gestione del caso egiziano. E se la vicina Unione Europea ha dimostrato a più riprese di avere un Ufficio diplomatico troppo arrendevole e “leggero”, neanche l’ONU ha dato prova di poter mediare nella regione. Le spaccature interne al Consiglio di sicurezza hanno persino impedito l’adozione di sanzioni ed embarghi convincenti, lasciando troppa libertà d’azione al regime siriano e ai suoi oppositori armati. 
Il conflitto che si sta consumando in Siria non ha buoni e cattivi, ed è forse proprio questo che lo rende così distruttivo per la popolazione civile: le grandi mobilitazioni popolari avvenute ad inizio 2011 contro il dittatore Bashar Al-Assad, hanno lasciato il posto ad uno scontro frontale fra l’esercito regolare e gruppi di terroristi, contractors e miliziani di ogni genere, nel quale il popolo ed il suo volere hanno ben poca voce in capitolo. Uno scontro sporco e senza regole, che ha provocato un numero di morti e di profughi immenso. Se lasciata a se stessa, questa guerra civile rischia di continuare ancora per molto tempo: ed ecco che si fa urgente, in qualsiasi forma, un intervento esterno deciso e risolutivo. 
Il livello di attenzione, tuttavia, deve restare alle stelle. Il peso degli errori passati è fortissimo, e bisognerà fare tesoro degli sbagli già fatti per non devastare la situazione interna siriana più di quanto non lo sia allo stato attuale. Gran Bretagna e Stati Uniti devono, inoltre, lavorare fianco a fianco con l’ONU e non agire senza il permesso del Consiglio di Sicurezza: se davvero si crede che l’intervento militare sia l’unica soluzione possibile, bisogna convincere la Cina e soprattutto la Russia ad appoggiare l’iniziativa occidentale, per non creare precedenti pericolosi che destabilizzino la forza delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza. Questo organo è e resterà vitale nello scenario diplomatico, e non va depauperato dei suoi poteri. 
Dopo essere stati bersagliati dai colpi dei cecchini, gli ispettori dell’ONU hanno avuto il permesso dal governo siriano per procedere alle ispezioni sul presunto utilizzo di armi chimiche da parte dei combattenti. Tuttavia per gli USA il controllo non sarà cruciale per decidere se muovere l’attacco o meno: assieme agli alleati britannici, gli americani hanno dichiarato che “l’attacco avverrà entro i prossimi dieci giorni”. I contingenti sono pronti, e probabilmente non è più possibile fermarli. Il resto del mondo, impotente, può soltanto restare a guardare.
Giovanni Zagarella
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