I KuTso, energia vitale dalla capitale

Lunedì mattina. C’è chi va al lavoro, chi a scuola, chi all’università. Ti alzi. Bevi il caffè e fa schifo. L’autista non ti aspetta e vedi l’autobus passarti davanti.
Arrivi dai tuoi colleghi/compagni e trovi solo sguardi sgarbati e finti sorrisi. È proprio in momenti come questi che una piccola e divertente esclamazione ti passa per la testa: E CHE KUTSO!
E sì, perché tra squallidi esperimenti porno-gore, intellettualismi forzati e gruppi-buon senso anche la scena italiana ha le sue perle: tra queste una band emergente di Roma, i KuTso.
Ma chi sono i KuTso? Matteo Gabbianelli alla voce, Luca Amendola al basso, Donatello Giorgi alla chitarra e Simone Bravi alla batteria, i KuTso raccontano, attraverso spontaneità, semplicità e goliardia (condite da influenze musicali dalle ampie vedute), la realtà che una persona giovane spesso si trova a vivere nel nostro paese. Sfoghi come “Aiutatemi”, “Questa società” e “Siamo tutti buoni” cercano di attestare, senza esagerati barocchismi (che troppo, troppo spesso bollano la produzione di maggior parte della scena musicale italiana), quel sentimento di disorientamento ingenuo nato dall’ipocrisia crescente di una società che non riesce nemmeno più a guardarsi in faccia senza mentire.
Nel loro primo full-lenght “Decandendo (su un materasso sporco)” i KuTso mostrano, non solo di aver capito e di saper esprimere i sentimenti tipici di una generazione troppo spesso definita agiata dai propri avi, ma anche di farlo toccando una dimensione di rock dai toni alti e allegri, che non si chiude in cliché ma cerca di fondere varie esperienze e culture musicali (un esempio pratico sono le ritmiche funky in “Aiutatemi”) di ragazzi che evidentemente ci sanno fare con gli strumenti in mano.
Vi sentite depressi, spenti, senza prospettive? Pensate che il mondo ha poco più da offrirvi di una bottiglia di vino e una busta in testa? Fatevi una risata. E date una chance ai Kutso.

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