Muse: da band intellettuale a fenomeno di massa nello Showbiz

Il tutto esaurito delle date italiane ha riacceso improvvisamente i riflettori sui Muse. La band di Bellamy aveva lasciato il Bel Paese 3 anni fa con un memorabile spettacolo a San Siro, portando in tour lo storico The Resistance; ripresentandosi a Torino e a Roma con il discusso The 2nd Law (clicca qui per la recensione) è riuscita a riportare entusiasmo tra i fan, anche tra i più scettici, confermandosi come uno dei migliori gruppi live al mondo. Ma, una volta data risposta alla domanda che ci eravamo posti mesi fa, è giunta l’ora di chiederci: data per assodata l’evoluzione in “animali da tour”, quali sacrifici comporta quest’apertura alla massa per lo stile Muse?

Chi di voi ha ascoltato anche solo una volta The 2nd Law ha di certo facilmente realizzato come, volgarmente parlando, i nuovi brani dei ragazzi di Teignmouth lascino un po’ il tempo che trovano. Nulla di paragonabile allo sperimentalismo dei primi album, nulla di epicamente rock, niente che sia in ogni aspetto all’altezza della fama dei Muse. In compenso, è evidente, il pubblico dei nuovi fan si ingrossa sempre di più: dai giovani vogliosi di sopraelevare la propria cultura musicale ai 30/40enni nostalgici degli anni ’80, la nuova musica di Bellamy coinvolge un po’ tutti: l’esponenziale aumento dei passaggi radiofonici (l’ossessivo passaggio di Madness ha snervato più di una volta l’autore di questo articolo) è forse l’indice più evidente di questo cambiamento.
Cerchiamo di dimostrare quanto detto. Tra l’album di esordio Showbiz (1999) e The 2nd Law (2013) intercorrono ben 13 anni, scanditi da Origin of Symmetry (2001), Absolution (2003), Black Holes and Revelations (2006) e il già citato The Resistance (2009). Confrontando le canzoni-copertina dei vari album con i brani dell’ultimo noteremo una pesante involuzione musicale, tendente alla commercializzazione, alla conquista del pubblico, al “piacere per forza”. Di qui un pesante, pesantissimo gioco di rimandi che l’ascoltatore meno “colto” recepisce passivamente, ma che l’orecchio educato trova, alla lunga, persino fastidioso. Confrontate voi stessi:

 E ancora, mettiamo a confronto un brano storico da Origin of Simmetry con la più recente Panic Station:

Per concludere il percorso, paragoniamo uno dei miei brani preferiti, Hysteria, con la stucchevole Madness:

Cosa concludere, dunque, alla fine di questo percorso? Di certo, non vi è critico migliore di noi stessi, sopratutto in ambito musicale; a maggior ragione parlare di un gruppo complesso come Muse é oltremodo proibitivo se la figura del giornalista cela dietro di sé quella del fan. Perciò, riservandovi il beneficio di smentirmi e criticarmi, chiudo questo pezzo auspicandomi che la mia band preferita la smetta di scimmiottare stili non propri e ritorni a produrre i capolavori che le sono più congeniali.

Roberto Saglimbeni

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