Gli studenti si mobilitano: domani la manifestazione nazionale

Contro la legge di stabilità, contro i silenzi della politica, contro un sistema che penalizza il valore (fondamentale) dell’istruzione pubblica. Hanno annunciato la mobilitazione per domani, 15 Novembre, gli studenti di ogni ordine e grado, che scenderanno in piazza per contestare un governo che, finora, non ha saputo dare risposte. Si prevede un’adesione ampia, considerando che quasi tutte le associazioni di “categoria” hanno sposato l’idea della protesta, sopratutto al Sud Italia, dove è sempre più vasto il fronte d’opinione per evitare la perdita di risorse, prestigio e personale degli Atenei locali. “Negli ultimi anni la forbice qualitativa tra strutture del Nord e strutture del Sud si sta allargando in modo esponenziale” ci dice Simone Coletta, studente dell’Università di Messina, “Quella che prima era una scelta libera ora sta diventando, per molte facoltà, una costrizione ad andarsene dalla propria città, nonostante il livello medio dei docenti sia, in molti casi, pari o superiore a quelli del Nord”. 
“La manovra non risolve nulla”. Con queste dure parole l’Unione Degli Universitari (UDU) condanna la legge di stabilità. “I 150 milioni in più di finanziamenti corrispondono a meno del 50% di quanto tagliato dall’ex ministro profumo lo scorso anno, in un periodo in cui, nonostante la crisi, tutti gli altri paesi europei investono in modo deciso sull’istruzione pubblica”. Dello stesso avviso gli studenti di Campobasso e Caserta:”Tagliare sull’istruzione pubblica significa distruggere quegli ascensori sociali che sono le università”. Che sia il fuoco di paglia di novembre, come sostengono i detrattori, o una protesta animata da veri valori, come proclamano i promotori, di certo vi è da registrare come il vento del dissenso stia soffiando sugli studenti di tutta Italia e non solo. A Bologna molti licei sono già sottoposti al regime di occupazione, in Austria, Germania e Svizzera sono annunciate manifestazioni per la settimana prossima e in Bulgaria, ormai da più di 20 giorni, gli studenti occupano le principali università del paese chiedendo le dimissioni dell’esecutivo. 
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Concorsi truccati, indagati 5 ‘saggi’ di Enrico Letta

Riformare la Costituzione? Sì, ma attenzione a chi la affidiamo! Proprio nei giorni in cui si registra una netta ripresa di fiducia sulla durata del governo Letta, un duro colpo si abbatte sul processo di innovazione della Carta avviato dall’attuale esecutivo. I professori Augusto Barbera (Bologna), Beniamino Caravita (La Sapienza Roma), Giuseppe De Vergottini (Bologna), Carmela Salazar (Reggio Calabria) e Lorenza Violini (Milano), nominati nello scorso luglio tra i 35 della commissione per le riforme costituzionali, sono infatti finiti sotto la lente della procura di Bari col sospetto di aver truccato innumerevoli concorsi per assistenti e ricercatori. Insieme ai 5 nomi già citati sembrano essere coinvolti l’ex Garante per la Privacy Pizzetti e l’ex Ministro Bernini, in uno scandalo che sembra allargarsi sempre più.

I “saggi” in una foto di repertorio

Non si ferma dunque il malcostume nel mondo accademico: con il caso dei due professori di Messina sono già due gli scandali di questa settimana all’interno di un’Università pubblica in crisi su molti fronti. Di certo, ciò che rischia di arenarsi è un percorso di riforme per il quale Letta aveva indicato come data limite i 18 mesi e che, dati gli ultimi fatti, sembra destinato ad essere procrastinato.