Mirai Nikki: il "survival game" per diventare Dio! – Recensione

Quest’anno ormai è agli sgoccioli, un anno che è stato chiaramente all’insegna dei titani e, in questi ultimissimi mesi, si sta chiudendo all’insegna delle uniformi di combattimento molto succinte, ma se penso a dodici mesi fa uno degli anime di cui si parlava maggiormente era, senza dubbio, Mirai Nikki! Quale periodo migliore per rispolverarlo? 
Mirai Nikki (letteralmente il “Diario del futuro”, scritto e disegnato da Sakae Esuno) è stato un manga (12 volumi) e un anime (25 episodi) che può vantare di avere una fanbase piuttosto solida, ma quali sono le ragioni di questo successo? Prima di tutto la trama: 12 persone, di ogni età e sesso, vengono richiamati dalla divinità Deus Ex Machina, che consegna ad ognuno di loro dei cellulari dotati di poteri molto particolari (i poteri variano da cellulare a cellulare); questa entità non perde tempo e dichiara che loro sono stati scelti per un survival game, ovvero l’ultimo che rimarrà in vita prenderà il suo posto come Dio

Il nostro protagonista è Amano Yukiteru, un ragazzino asociale che possiede il “diario della casualità”, semplicemente un vero e proprio diario del futuro che gli predice ciò che accadrà attorno a lui. Non entrando troppo nei particolari si può immediatamente asserire che la trama è brillante, il “survival game” è un tema altamente appetibile, che attirerà sempre moltissimi lettori. 

sguardo perso nel vuoto e schizzi di sangue: sì, è Yuno.

Parliamoci chiaro, la trama non è l’elemento che ha reso questo prodotto così famoso, quando si parla di Mirai Nikki ciò che viene in mente è perlopiù una persona, ovvero Gasai Yuno.

Yuno è una ragazza, dalle forme prorompenti, che partecipa anche lei a questo gioco, ma dimostra da subito un totale disinteresse nella vittoria finale, anzi, dichiara da subito il suo amore per il suo “Yukki” e promette di difenderlo ad ogni costo. 

Lei è il vero elemento follia del manga ed anche il personaggio più violento (un survival game senza litri di sangue, che robaccia sarebbe?!), vera catalizzatrice dello show oltre che per le non tanto fugaci scene ecchi delle quali è protagonista anche per la sua personalità, per usare un eufemismo, esuberante. 
Sono stato sinceramente tentato di fare un articolo esclusivamente su di lei, essendo diventata una vera internet-sensation, con il suo amore maniacale verso il suo “Yukki” ormai diventato veramente leggenda
Oltre Gasai Yuno cosa offre questo manga? Sinceramente… non troppo
Ammettendo di andare contro corrente non mi posso definire un grande amante di Mirai Nikki. Tanto per iniziare Yukiteru è il classico protagonista che vorresti uccidere con le tue stesse mani, un ragazzino incapace di comprendere la gravità della situazione, che sta troppo spesso tra le nuvole mentre accanto a lui i corpi si ammassano; sicuramente è un mezzo per far risaltare le diversità con la sua bella pseudo fidanzata, però anche nei momenti nei quali mostrerà forza d’animo si tenderà ad esagerare, dando l’impressione di un protagonista eccessivamente caricaturale, che mette il dubbio di esser stato disegnato più per colpire un determinato pubblico femminile che per altro. 
Per quanto io possa essere pronto a tessere le lodi della trama, non posso dire lo stesso del suo sviluppo. Il mondo descritto in questo anime è privo di qualsivoglia tipo di intelletto: scuole prese in ostaggio, bambini fatti esplodere e omicidi, sopra omicidi, saranno visti con la stessa gravità di un tamponamento tra due mini kart spenti. 
Cercare la razionalità in un anime è roba priva di senso, ma certi canoni in un certo tipo di shonen, a mio avviso, devono essere rispettati per permettere al lettore di potersi relazionare con quel mondo, anche se è di fantasia; ne viene meno la possibilità di creare un legame e, soprattutto, comprendere appieno la gravità della situazione. Non si sente la necessità di un forte raziocinio, ma perlomeno è giusto che tramite i sentimenti dei personaggi, ma anche della società a loro attorno, il lettore possa sentire il dramma terribile che si sta esaurendo in quelle pagine. 
Uryuu Minene, uno dei personaggi secondari migliori. Anche lei una concorrente, l’ho tifata spudoratamente.
Semplicemente questa è un’opera che mira maggiormente al continuo colpo di scena, rispetto che cercare il modo più consono di raccontare una storia, presentata a dire il vero in modo piuttosto delicato; quindi si parla di un manga in ogni caso divertente, ottimo soprattutto per coloro che vogliono essere tenuti sulle spine ma senza impegnarsi troppo
In ogni caso certe puntate sono ottime, anche sul punto di vista narrativo, ad esempio il passato di Yuno presenterà molti spunti interessanti e anche, alcuni, co-protagonisti possono vantare una buonissima caratterizzazione, a discapito di altri personaggi pessimi se non inutili, capaci di dare solamente l’impressione di essere riempitivi e con una storia poco curata. 
In ogni caso i disegni non presentano gravi problemi, soprattutto nell’anime, e le musiche sono molto buone.
Mirai Nikki probabilmente sarà più ricordato per la follia, a tutto tonto, di Gasai Yuno che per altro, ma queste opere che vogliono, più di ogni altra cosa, sorprendere il proprio spettatore possono essere comunque positive; anche se i lavori che meritano di rimanere indelebili nelle nostre menti sono probabilmente altri. 
Alex Ziro

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Cosa amiamo degli shonen?

Disclaimer: I manga citati sono perlopiù presi come esempio, al loro posto potrebbero essere citati anche molti altri.
Cosa vuole il pubblico dei manga e degli anime? Potremmo perderci per ore a sciorinare tutte le differenze stilistiche che ci possono essere tra prodotti diversi: Yaoi o Yuri? Shojo oppure Ecchi? Chi non ha familiarità con questi termini ci sta capendo ben poco, ma del resto il mondo dei manga è troppo vasto per trattarlo, come meriterebbe, in un solo articolo, avremmo di che parlare per anni! Oggi, invece, andrò sul sicuro, parlerò di un tema a portata di chiunque, perciò torniamo alla domanda iniziale ma con una piccola modifica: cosa vuole il pubblico degli shonen

Il termine “shonen” credo che sia già più chiaro per tutti quanti: lo shonen è quel genere di manga\anime che prende come riferimento un pubblico di ragazzi; tra di loro annoveriamo i prodotti più famosi, soprattutto al pubblico italiano, ovvero i battle shonen come Dragon Ball, Bleach, One Piece e Naruto; prodotti di ottima caratura che basano le loro storie sul semplice filone “bene contro male”, dove gli avvenimenti più importanti girano intorno a dei combattimenti risolutivi… Ovviamente questa è una spiegazione piuttosto superficiale, tutti gli shonen, chi più e chi meno, hanno una loro caratterizzazione, una loro struttura, che li può fare andare ben oltre i semplici concetti di base di ogni storia: questo è solo il canovaccio più consueto. 
 
Per fare una disamina progressiva vorrei prendere in considerazione, oltre ai manga già citati, altri shonen di successo che però hanno peculiarità diverse: Death Note, Bakuman, Shingeki no Kyojin (di quest’ultimi ne parleremo, approfonditamente, nei prossimi articoli); non è la qualità l’elemento che prendo in considerazione o la trama (mi perderei nei meandri di Word, troppa carne al fuoco) ma la loro atipicità nell’essere shonen, soprattutto SNK, che spingono, tantissimo, la narrazione sui binari del dialogo piuttosto che sugli scontri di vario tipo, che siano con titani o con altri mangaka.

C’è chi si lamenta di certi prodotti additandoli come “verbosi”, “noiosi”, pieni di dettagli ritenuti, da certi lettori, inutili; di certo non è il mio pensiero a proposito ma, a questo punto, mi vien da chiedere quale sia il valore effettivo di un manga pieno di scontri, ma con una caratterizzazione banale, rispetto ad un manga dove ogni dettaglio è curato e gli scontri non sono frequenti. A questa domanda la risposta può sembrare eccessivamente semplice: W gli anime caratterizzati in modo perfetto e con il sangue che schizza il più possibile (e dato che parliamo di shonen, magari anche qualche tetta a caso, no?). Questo però porta al quesito successivo, e magari sarebbe ottimo se rispondessero anche i lettori di questo articolo: quando si supera il limite? Quando un manga o un anime diventano saturi di elementi narrativi? Death Note ha davvero troppi dialoghi o i suoi dialoghi arricchiscono una storia stupenda, anche se non priva di difetti? 
Shingeki è un manga che dedica intere strisce alla caratterizzazione di personaggi secondari, alla comprensione del mondo disastrato e pieno di misteri nel quale si trova, questo è un male? È un male cercare di andare oltre la semplice logica “io protagonista, io Dio, voi miei subalterni”? A meno che ti chiami Haruhi io direi che non c’è nulla di male! (spero che in tanti abbiano capito questa battuta). Per certuni sì e questo riscontra il mio interesse.

Ovviamente sono ben conscio che esistono teste pensanti diverse dalla mia, magari anche migliori, però il parere di chi scrive è che un manga deve farti entrare dentro il suo mondo, deve farti sentire parte di esso, non che sia ovviamente un male adorare manga totalmente più semplici, ad esempio pieni di fan service o di ecchi, però il pubblico degli shonen è forse formato da persone che si lamentano e che si annoiano troppo facilmente? Ragazzi non lo so! Spero di poter ricevere, nei commenti dell’articolo o in futuro, più informazioni per avere una visione più chiara, ed intanto, noi che facciamo parte del pubblico di shonen e non solo, a volte dovremmo cercare di capire, un poco di più quanto questa sia un’arte, e che il concetto di narrazione a volte può essere più complesso di quel che crediamo, anche se sta tutto nella ricerca di quei limiti che possono far diventare un’ottima serie una serie altamente mediocre. A voi l’ardua sentenza.

Alex Ziro

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