L’oscuro fascino di Demon’s Souls – Recensione Videogame

Esistono principalmente due motivi per cui un giocatore potrebbe acquistare Demon’s Souls: estrema voglia di sfida e masochismo.

Sebbene l’action-rpg di From Software non sia affatto il capostipite del suo genere, merita davvero un occhio di riguardo da parte di tutti gli appassionati di avventure ricche di elementi ruolistici.

La storia narra le gesta di un eroe che dovrà cambiare il destino di un regno anticamente prospero e fiorente, ma adesso in ginocchio a causa di un incantesimo erroneamente lanciato dal vecchio re di Boletaria (mondo di gioco), che lo ha reso preda e campo di battaglia di temibili demoni.

La peculiarità di Demon’s Souls consiste nel porre il giocatore in condizioni precarie, a contatto con un mondo crudo e ostico in cui la morte lo attende dietro l’angolo, persino durante il tutorial.
La quantità e la frequenza di game over rasentano l’eccesso, almeno per quanto riguarda i first timer o coloro che possiedono una scarsa esperienza videoludica. I motivi per cui si perisce sono svariati: nemici, trappole, disattenzioni, cadute e boss, alcuni di essi progettati nel modo più sadico possibile e capaci di trattenere il giocatore per ore e ore nello stesso punto (morto).
L’assenza di checkpoint non aiuta affatto gli amanti del gaming sereno e idilliaco, anche perché se si riesce a farsi strada fino al boss del livello ma si viene poi uccisi dallo stesso, si è costretti a ricominciare lo stage da capo e, come se non bastasse, con un livello di difficoltà
paradossalmente superiore.
Infatti, in Demon’s Souls, più si muore e più i nemici diventano potenti, poiché l’equilibrio del mondo si sposta verso l’oscurità.
Alcuni tra i nemici meno terrificanti che ci aspettano.

Non pensate di affrontare anche il più infimo dei mob senza uno straccio di strategia perché verrete annientati in men che non si dica: ogni mossa dev’essere studiata e organizzata attentamente e l’improvvisazione non è quasi mai una scelta saggia. Bisogna gestire con cautela e parsimonia ogni singola erba curativa e incantesimo, giacché punti vita e mana non si rigenerano automaticamente e ciò potrebbe rappresentare un arduo ostacolo per i maghi più convinti.

Le classi, appunto, sono svariate e permettono una profonda personalizzazione di aspetto e abilità del nostro eroe, elementi che influiranno decisivamente sul gameplay e sugli esiti (più o meno soddisfacenti) dell’avventura stessa.
Il comparto multiplayer, poi, rappresenta una vera eccellenza nel genere. Il giocatore potrà decidere di evocare al suo fianco fino a tre amici allo scopo di affrontare insieme uno o più livelli, ma potrà altresì recarsi nei mondi di altri giocatori per creare scompiglio nelle loro partite ed eventualmente ucciderli per saccheggiarne le scorte di anime, ovvero i punti esperienza/monete del gioco che serviranno a fornire upgrade per il vostro personaggio.

Un esempio di gioiosa ed idilliaca cooperativa.

Per quanto riguarda l’impatto visivo, il motore grafico, pur non sfruttando a dovere le potenzialità di PS3, riesce ad offrire un bel level design dal background medieval-fantasy abbastanza particolareggiato che contribuisce ad accrescere l’immersione del player in questo oscuro pianeta, anche se la qualità di animazioni (un tantino legnose), modelli e texture risulta approssimativa. La quasi totalità di nemici e boss, invece, è ottimamente caratterizzata e raggiunge il proprio apice negli stage più avanzati.
Insomma, si tratta di una rara perla nel panorama videoludico odierno, che oggi si concentra più sull’immediatezza che sull’impegno richiesto al player, capace di regalare parecchie ore di divertimento, soddisfazione ma anche molte imprecazioni e arrabbiature persino ai più esperti.

Da comprare? Assolutamente sì.

Eru Pepsi

Annunci