Una piccola impresa meridionale – Recensione film

Dopo il successo di Basilicata coast to coast, Rocco Papaleo torna in cabina di regia per un nuovo film ambientato ancora una volta nel sud Italia. Le scene di “Una piccola impresa meridionale” sono state girate interamente in Sardegna, in provincia di Oristano, ma la storia si svolge in un paesino immaginario tra la Basilicata e la Puglia. Una location meravigliosa fa da cornice alla commedia, alla quale il regista, aiutato da inquadrature mozza fiato – quasi da spot turistico – ha reso senz’altro giustizia.  

Una commedia leggera, scorrevole a tratti vivace e divertente. Ti prende fin dall’inizio Papaleo, molto a suo agio nel ruolo che interpreta, un prete che ha perso l’illuminazione e cerca conforto nell’esperienza e nell’austerità della madre; in lei trova in effetti un vero e proprio faro.
L’ex prete si ritrova esiliato nella vecchia proprietà di famiglia, dove svetta il vecchio e ormai spento faro, in cui vorrebbe rimanere in solitudine per ritrovare se stesso. Vorrebbe, appunto. Perché durante il film si sussegue l’arrivo uno dopo l’altro dei vari personaggi che, carichi di storie e di peccati da espiare, sconvolgono il soggiorno di don Costantino: un musicista “cornuto” che si vergogna di esibirsi in pubblico, interpretato da Riccardo Scamarcio, una prostituta in pensione, una bizzarra impresa di ristrutturazioni chiamata a riportare in vita il faro, una madre addolorata a causa degli errori dei suoi figli.

Riccardo Scamarcio e Rocco Papaleo
L’isolamento si trasforma nell’inaspettata e forzata condivisione di spazi e di beni, mentre la storia prende un risvolto che sa di riflessione sulla società moderna. La convivenza fra persone molto diverse fra loro, con alle spalle storie e origini delle più disparate, all’inizio può portare a inevitabili conflitti, ma con il passare del tempo s’impara a conoscere l’altro arricchendo noi stessi e apprezzare comunque una diversa visione di mondo anche se non ci appartiene, ma che non è necessariamente sbagliata. Tutti insieme cercheranno di rifarsi una vita.
La madre anziana e la bambina, il prete e la prostituta, il matrimonio (naufragato) e una coppia gay; temi ricorrenti che Rocco Papaleo, insieme allo sceneggiatore Valter Lupo, intreccia in una trama forse non all’altezza dei migliori, ma certamente piacevole, leggera e mai volgare. 
Papaleo non si nasconde dietro a un dito e manifesta apertamente il suo primo amore. È la musica il collante che tiene insieme il film; qui è una vera dichiarazione d’intenti. Inizia la sua carriera nella musica – prima del suo esordio con Mario Monicelli ne Il mare oscuro nel 1989 – e l’accompagna per tutta la sua vita fino ad oggi. Nei personaggi, Arturo il timido pianista di talento, Magnolia la escort con la passione per il karaoke e Valbona col suo passato di ballerina prende forma il cinema musicale del regista. 
Dopo aver visto “Una piccola impresa meridionale”, all’uscita del cinema, ci si accorge di aver visto un film che non cerca di far ridere o commuovere a tutti i costi, ma ci riesce comunque in qualche modo. Infondo, il restauro del faro può considerarsi come la metafora di una ristrutturazione di noi stessi. Possibile solo col sorriso.
Francesco Bonistalli
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