Anime e Manga: l’influenza giapponese sulla produzione Hollywoodiana

L’ultimo decennio ha conosciuto un’esplosione di popolarità dell’animazione giapponese (anime) negli Stati Uniti. Muovendo da serie come Sailor Moon (1992) e Pokemon (1997) durante la metà degli anni Novanta, sino a Yu-Gi-Oh! (1998), Dragon Ball(1986), Full Metal Alchemist (2003) e Naruto(2002) nel corso degli anni 2000, l’anime è diventato una parte fondamentale dei media mainstream negli Stati Uniti e nel mondo occidentale. Gli studiosi di scienze della comunicazione, sociologia e antropologia, hanno recentemente indagato il fenomeno compiendo studi sugli elementi fantastici di anime e videogiochi, ricerche sull’ibridismo visivo dei corpi femminili e maschili in anime e fumetti, approfondendo il confronto visivo tra le produzioni occidentali e quelle giapponesi, ed analizzando il modo in cui i testi manga e anime sono consumati -quale prodotto- a livello mondiale. tutto questo, sempre da una prospettiva antropologica e sociologica.

Samurai Champloo
In un’epoca in cui la tecnologia dell’informazione genera nuove forme di media ad un ritmo esponenziale, diventa sempre più difficile tenere il passo con l’accelerazione di intertestualità, frutto dell’intreccio di contenuti diversi(come manga, anime, videogiochi e film live-action) e con la pletora di nuove strategie narrative e immagini prodotte negli anime e nei media. Sarebbe davvero impensabile poter apprezzare appieno Samurai Champloo (2004), senza prima aver visto anime create dal regista Shin’ichiro Watanabe ed altre anime Samurai, o conosciuto la scena musicale underground in Giappone durante la fine degli anni Ottanta!

Ghost in the Shell
La psicologia del personaggio è diventata una componente importante di sviluppo della storia nell’opera giapponese, ed è ancora più netta quando i manga vengono adattati in animazione. Mentre l’animazione in Occidente si focalizza sull’azione esagerata di animali umanizzati – si vedano ad esempio i cartoni animati della Disney, Looney Tunes, Warner Bros e le varie serie di Hanna Barbera -, l’animazione giapponese ha insistito sul suo stile statico, facendo per lo più ricorso a personaggi umani. Gli anime si concentrano sulle lotte emotive del protagonista, rese manifeste (ed enfatizzate) con le mutevoli espressioni facciali (ad esempio gli occhi esagerati) ed i movimenti del corpo. Uno degli anime più popolari nel mercato globale è Ghost in the Shell (1995) di Mamoru Oshii, opera che scava in profondità nel mondo simulato della psicologia umana e della realtà (più di qualsiasi altro anime prima del 1995), in cui l’eroina, Kusanagi è un cyborg che lotta con la sua identità. La storia è ambientata in un futuro distopico in cui la tecnologia agisce quale strumento di manipolazione degli umani, attraverso la ri–programmazione della memoria, denominata “Ghost”.

Dal film Blade Runner
Ghost in the Shell sarebbe stato influenzato dal film Blade Runner, sia da un punto di vista visuale che narrativo, e ricorderebbe anche Total Recall (1990). Con la cascata di dati binari verdi a riempire lo sfondo nero nella scena di apertura, sembra di guardare il monitor di un vecchio computer. L’universo gotico digitale, con il suo buio infinito dato dallo sfondo cupo, porta a sentirsi indirettamente parte di quel flusso di dati. Ghost in the Shell è un’amalgama di concetti astratti di spazio, tempo, convinzione e ricordi, non necessariamente logici né limitati da una percezione sequenziale. Esattamente questo immaginario avrebbe influenzato il film The Matrix (1999) – come testimoniano le immagini visive e l’argomento trattato -, la cui narrazione ruota attorno al tentativo di risvegliare il potere messianico di Neo, il protagonista, perché possa salvare la razza umana. La falsa realtà creata dalle macchine è uno strumento di inganno per far credere agli esseri umani di esistere in un mondo che assomiglia alla società americana fine anni Novanta.

Un altro esempio di influenza visiva di Ghost in the Shell sui media statunitensi risale al 2000 ed è rintracciabile nella serie televisiva Fox, Dark Angel, creata da James Cameron. Non solo Dark Angel utilizza tropi simili a quelli che compaiono in più anime di fantascienza – un universo distopico, questioni di identità ed emozioni ambigue nei confronti della tecnologia – ma anche condivide stili visivi e di impostazione, peraltro apparsi anche in spot pubblicitari statunitensi, film e video musicali alla fine degli anni ’90. E per quanto riguarda i videogiochi giapponesi? Qual è la loro relazione con la tecnologia e la produzione digitale occidentale?Precedentemente conosciuti per il loro immaginario piatto in 2D, i videogiochi giapponesi sono diventati molto popolari negli Stati Uniti sin dal 1980, imponendosi come uno dei principali passatempi intrattenimenti, superando addirittura la popolarità del film.

Videogioco Street Fighter 
Uno dei primi, amatissimi, videogiochi è stato Street Fighter (1987) – un rivoluzionario gioco arcade di combattimento della Capcom. In effetti, potrebbe essere stato questo incredibile successo, registrato soprattutto negli anni ’80 e ’90, a permettere agli anime di diventare una parte fondamentale della tradizionale culturale popolare degli Stati Uniti. Non solo un numero crescente di titoli anime ha guadagnato la popolarità in TV, ma gli stessi videogiochi hanno conquistato il cuore di centinaia di migliaia americani. Dato che i film hollywoodiani contemporanei sono fortemente orientati alla computer grafica, l’integrazione di immagini di anime e di approcci tecnologici potrà solo accelerare nel prossimo futuro. Ma a quegli spettatori americani che non hanno familiarità con la cultura giapponese, e che da essa tenderanno a dissociarsi, sarà ancora più difficile far riconoscere e apprezzare le forme visive originali e la sensibilità culturale Orientale.
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Bitcoin, la moneta dell’era digitale

Bitcoin Logo
L’idea del Bitcoin nasce da un anonimo programmatore conosciuto in rete con il nome di Satoshi Nakamoto, il quale nel 2009 ha un’idea geniale: creare una moneta completamente priva di vincoli con il mondo reale ma scambiabile e usabile in tutto il mondo. 
La moneta infatti, non ha una banca centrale che la stampa e la distribuisce sul territorio e sopratutto non è coperta da una riserva aurifera. 
La domanda più comune è: come faccio ad avere dei Bitcoin? Esistono due opzioni: la prima è la più ovvia, li compri. Esistono dei siti specializzati che tramutano la valuta corrente in Bitcoin e viceversa.
Un computer dedicato al Mining

La seconda è la più complicata ma anche la più redditizia: diventare un Miner. Un Miner (colui che fa un’operazione di Minning, cioè di estrazione) genera Bitcoin direttamente dal proprio pc e si vede accreditato sul proprio conto virtuale la somma. Prima di correre ad instalallare il programma di Bitcoin convinti che oggi farete finalmente un sacco di soldi stando davanti al computer, vi fermo subito. La generazione e raccolta di Bitcoin è vincolata alla risoluzione di complicatissimi calcoli matematici, che ad ogni assegnazione di Bitcoin diventano sempre più complicati e richiedono dei computer specifici e adatti a risolvere queste equazioni. Partendo dal principio che vince chi risolve il calcolo prima degli altri, il nostro Pc di casa, per quanto sia costoso e potente, non riuscirà mai a risolvere in tempo utile il calcolo per ricevere il premio.

Questo perché siamo partiti molto tardi per andare a raccogliere i Bitcoin, e come in tutti gli investimenti, è stato premiato chi ci ha creduto prima degli altri e si è messo a raccogliere Bitcoin sin dalle sue origini.
Nella realtà questi Bitcoin quanto valgono e come possono essere usati? 
Il sito MTgox.com è uno dei maggiori portali dedicati alla valuta e al momento in cui scrivo, valuta la moneta circa 329,06 euro ogni bitcoin, ed è in costante aumento. L’utilizzo della moneta in Italia è in sostanza nullo, ma esistono attività nei paesi più sviluppati del nostro, come Usa, Cina, Giappone, dove è possibile comprare sia online sia nel mondo reale utilizzando i i Bitcoin. 
Un giorno anche in Italia vedremo questo cartelli?
Si ma è tutto su internet, chi garantisce per me? 
Questo purtroppo è un dato dolente e forse il vero freno all’espansione di questa moneta. Con una moneta “reale” posso scegliere se portarla in banca oppure farmi la famosa scorta sotto il materasso; con i bitcoin sono invece costretto a depositarli in un sito specializzato, in cui aprirò un conto corrente virtuale.
È notizia di questi giorni di due fatti abbastanza inquietanti su questo punto: il primo riguarda un furto di circa 1.3 milioni di Dollari in Bitcoin depositati su un sito che è stato violato tramite una falla nel sistema di gestione degli account. Se fosse stata una rapina in una banca reale, l’assicurazione avrebbe rimborsato i correntisti e nessun ci avrebbe rimesso. In questo caso il sito depredato ha già comunicato ai suoi malcapitati clienti che non sarà in grado di restituire il maltolto. 
La seconda vicenda riguarda sempre un portale di deposito Bitcoin, che questa volta non è stato violato da nessuno, ma i proprietari sono scappati con tutta la cassa, contenente circa 3 Milioni di Euro
Dobbiamo anche anche considerare che la moneta digitale, per come è strutturata, rischia di far perdere la sovranità monetaria dello stato nei paesi dove viene usata, quindi è facile prevedere a breve delle misure specifiche per impedirne o limitarne l’utilizzo.
Un’ultima considerazione che deve essere fatta sul valore di questa moneta: nella fase di ideazione della valuta è stato impostato il valore di 21 Milioni di Bitcoin messi in circolazione. Questo significa, che quanto tutti i Bitcoin saranno stati distribuiti ai Miner, non ne saranno più creati di nuovi, e il loro utilizzo potrebbe essere inflazionato dalle leggi di mercato dei beni e se la moneta sarà molto richiesta, il suo valore potrebbe aumentare di molto, in quanto a maggior richiesta si ha un aumento del prezzo del bene. 
Comunque vada questa moneta, oramai è chiaro che internet ha  rivoluzionato le nostre vite, eliminando le barriere tra i popoli e monete, mettendo in discussione lo stato delle cose.

La Pentax K-3 e il suo sistema anti-aliasing, foto in real world

L’annuncio dell’uscita della Pentax K-3 da parte della Ricoh ha destato non poca curiosità agli occhi dei fotografi, intrigati principalmente dal suo “simulatore di anti-aliasing”, il primo in assoluto per una DSLR.

L’aliasing, in gergo tecnico è un segnale a bassa risoluzione mostrato in alta risoluzione che genera un effetto scalettatura sgranando e di conseguenza abbassando la qualità dell’immagine. Qui entra in gioco l’anti-aliasing che ammorbidisce le linee smussandone i bordi e migliorando l’immagine complessiva.

Low-Pass Filter


Tramite la pressione di un pulsante la K-3 permette di utilizzare il Low-Pass Filtering, uno speciale filtraggio elettronico che limita il passaggio esclusivamente alle onde di luce (lightwaves) a bassa frequenza escludendo quindi le restanti ad alta frequenza.

Sono stati effettuati diversi scatti in determinate condizioni per mettere alla prova le caratteristiche di questa macchina e confrontarla con la più recente K-5: clicca qui per visionare le immagini.

Specifiche tecniche principali della Pentax K-3:

  • Sensore da 24,4 megapixel APS-C CMOS
  • Stabilizzazione di immagine con sensore di spostamento per la compensazione della rotazione
  • Simulatore Anti-aliasing (la fotocamera non ha alcun filtro ottico passa-basso)
  • Sistema autofocus SAFOX 11 TTL (27 punti, 25 dei quali sono di tipo a croce)
  • LCD da 3,2 pollici, formato 3:2 e 1.037k di risoluzione
  • Mirino ottico a pentaprisma con ingrandimento 0,95 x e copertura del 100%
  • 8.3 fps di scatto continuo
  • Registrazione video a 1920 x 1080 (60i, 30p, 24p)
  • Doppio slot per schede SD
  • Cuffia, porte microfono
  • Supporto USB 3.0

Nikon D5300: la prima fotocamera reflex con Wi-Fi e Gps

Il 17 ottobre Nikon ha annunciato l’ uscita di una nuova fotocamera reflex, che andrà ad inserirsi nella gamma entry level delle DSLR. Per la prima volta vengono introdotte due importanti novità in un modello reflex entry level Nikon: le funzioni Wi-Fi e GPS integrati.

La nuova Nikon D5300 è stata studiata per un approccio “social” immediato: con la funzione Wi-Fi integrata, è la prima reflex digitale Nikon che permetterà agli utilizzatori la condivisione istantanea di foto ad alta qualità su social network ed email, grazie alla connessione e all’ invio di immagini dalla fotocamera ad uno smart device. Un’ altra interessante funzione, utilizzabile attraverso i dispositivi mobile, è la possibilità di controllare a distanza la fotocamera, visualizzando così la scena ripresa in anteprima sullo schermo del device. Il tutto grazie alla semplice app “Wireless Mobile Utility”, disponibile per tablet e smartphone Apple e Android.

Se la semplice condivisione non basta e vogliamo far conoscere la nostra esatta posizione, la funzione GPS, anch’ essa incorporata nella Nikon D5300, ci aiuta a registrare e tracciare delle mappe precise, senza avvalersi di ulteriori adattatori esterni.
Ai dati Exif delle immagini è possibile registrare informazioni quali latitudine e longitudine e, grazie alla funzione del GPS ugualmente attiva a fotocamera spenta, è possibile registrare l’ itinerario anche quando non si riprende nessuna immagine.

Una delle principali novità apportate al sensore CMOS da 24,2 Megapixel è la totale assenza del filtro low-pass ottico, incrementando la qualità delle immagini in chiarezza e nitidezza, così da restituire in modo perfetto anche i dettagli più fini.
Il nuovo processore di immagini EXPEED 4 consente di spingere il valore degli ISO ad una sensibilità nativa di 12.800 (estendibile fino a 25.600), garantendo immagini e video nitidi in condizioni di scarsa illuminazione. La velocità di scatto con raffiche di 5 fotogrammi al secondo e il sistema di messa a fuoco a 39 punti sono in grado di cogliere momenti imprevisti e attimi fugaci.
Tutto questo in un corpo macchina rimasto pressoché esteticamente invariato, rispetto all’ antecedente D5200, ma reso più leggero e compatto (solo 480 grammi senza batteria e scheda memoria).

Il display posteriore ad angolazione variabile da 3,2”, con oltre 1 milione di punti, permette di visualizzare al meglio le nostre immagini e la possibilità di ripresa di filmati video in formato Full HD, con una frequenza di fotogrammi fino a 50p/60p, risulterà più fluida e ricca di dettagli.

La nuova Nikon D5300 sarà disponibile nei colori nero, rosso e grigio. Di seguito si riportano altre importanti funzioni

  • Wi-Fi e GPS incorporati
  • Sensore in formato DX da 24,2 megapixel, senza filtro “low-pass”
  • Prestazioni eccezionali in condizioni di illuminazione scarsa con valori di sensibilità ISO regolabile da 100 a 12.800 (espandibile a un valore equivalente a ISO 25.600)
  • Processore di elaborazione delle immagini EXPEED 4 rapido e potente
  • Sistema AF a 39 punti con nove sensori a croce al centro
  • Sensore di misurazione esposimetrica RGB a 2.016 pixel con sistema di riconoscimento scena Nikon
  • Ripresa in sequenza a 5 fps
  • Ampio monitor ad angolazione variabile: monitor LCD da 8,1 cm con ampio angolo di visione e alta risoluzione a 1.037k punti
  • Filmati Full HD a 1080/50/60p
  • Uscita HDMI
  • Microfono stereo incorporato e compatibilità con il microfono stereo ME-1 di Nikon
  • HDR e D-Lighting attivo
  • Effetti speciali per immagini fisse e filmati
  • 16 modi scena
  • Mirino con ingrandimento accresciuto (circa 0,82x) grazie all’innovativo pentaspecchio
  • Corpo macchina piccolo e leggero: circa 125×98,0×76,0mm. Pesa solo 480 g (senza batteria e card di memoria)
  • Impugnatura adatta a una presa stabile
  • Migliore interfaccia grafica utente e menu più chiari
  • Sistema espandibile: compatibile con la gamma completa di obiettivi NIKKOR e specifici lampeggiatori Nikon
  • Compatibile con i radiocomandi WR-R10/WR-T10

Fotocamere FUJIFILM X-E2 e XQ1 prezzo e specifiche tecniche

FUJIFILM X-E2

La X-E2 offre una riproduzione del colore ancora più fedele rispetto al modello precedente, maggiore definizione nell’acquisizione delle immagini e una rapida messa a fuoco AF tra le più veloci al mondo pari a soli 0,08 secondi grazie alla velocità di elaborazione raddoppiata dell’EXR Processor II. Il processore è in grado di trattare le informazioni raccolte dagli oltre 100.000 pixel rilevatori di fase incorporati nell’X-Trans CMOS II. L’AF ibrido che unisce AF a rilevamento di fase e AF a contrasto, garantisce la massima precisione quando si riprendono soggetti a basso contrasto o scene scarsamente illuminate.
Il Sensore X-Trans CMOS II da 16,3 milioni di pixel e dimensione APS-C incorpora una matrice di filtro colore che elimina la necessità di un filtro ottico passa-basso, riducendo al minimo l’effetto moiré ma mantenendo elevata la risoluzione. Il sensore X-Trans CMOS II è in grado di catturare la luce non filtrata dall’obiettivo restituendo un alto livello di nitidezza delle immagini.
Il Lens Modulation Optimizer (LMO) corregge la sfocatura ai bordi dell’immagine e quella dovuta alla diffrazione. Il risultato è un’elevata qualità su tutta l’area dell’immagine. LMO sarà compatibile con tutti gli obiettivi XF.
La ghiera dei diaframmi è posta sull’obiettivo e il selettore dei tempi posizionato sulla parte superiore del corpo macchina che consente un controllo completo delle impostazioni di ripresa tenendo sempre l’occhio sul mirino.

FUJIFILM X-E2 è disponibile nel colore nero oppure bicolore nero e argento e sarà in vendita al prezzo suggerito al pubblico Iva inclusa di 1.349,99 euro (in kit XF18-55mm F2.8-4 R) e di 949,99 euro (solo corpo).
La X-E2 ha un rapido tempo di avvio (0,5 secondi), praticamente nessun ritardo nello scatto (0,05 secondi) e una ripresa continua ad alta velocità pari a 7,0 fps (fino a circa 28 fotogrammi).
Una messa a fuoco efficace e precisa è garantita dall’AF ibrido. La fotocamera passa automaticamente tra due modalità: AF a contrasto, particolarmente adatto nelle situazioni di scarsa luminosità e AF a rilevazione di fase che offre un rapido tempo di risposta. Il miglioramento dell’algoritmo di rilevamento consente di concentrarsi su soggetti difficili a basso contrasto. Durante l’AF continuo, la messa a fuoco resta attiva fino a quando il pulsante di scatto resta premuto a metà corsa.
Il sensore X-Trans CMOS II controlla l’effetto moiré e la generazione dei falsi colori utilizzando una matrice filtro colore con una disposizione dei pixel a elevata casualità. Ciò elimina la necessità di un filtro ottico passa-basso (OLPF) che penalizzerebbe la risoluzione.
La compensazione dell’esposizione è stata aumentata fino a ± 3 EV. Inoltre, in accordo con i propri stili di ripresa, nella X-E2 si possono personalizzare fino a 4 pulsanti presenti sulla parte superiore e posteriore della fotocamera.
L’inquadratura accurata e confortevole e il controllo della messa a fuoco sono assicurati dall’elevata risoluzione del mirino OLED (Organic LED) da 2,36 milioni di pixel e dall’originale progetto ottico di Fujifilm che garantisce un campo visivo privo di distorsione.

Lo spessore del monitor LCD è stato ridotto e la sua dimensione aumentata a 3″. Con lo schermo in cristallo rinforzato ha un ampio angolo di visione e una risoluzione pari a 1,04 megapixel. La superficie antigraffio riduce i riflessi e migliora la visibilità, rendendo più facile il controllo della qualità delle immagini.
X-E2 realizza riprese video Full HD (1920×1080) fino a 60fps e la prestazione del tracking AF in modalità video è stata migliorata nella velocità di messa a fuoco, nella precisione e fluidità. Una rapida velocità di messa a fuoco del soggetto è possibile in differenti situazioni, come durante il “panning”, lo “zooming” oppure quando il soggetto si sposta avvicinandosi o allontanandosi dalla fotocamera. Durante le registrazioni video può essere utilizzata la modalità di simulazione della pellicola e la compensazione dell’esposizione (± 2 EV). E’ stato anche abilitato un più elevato bit-rate (36Mbps).

Caratteristiche principali FUJIFILM X-E2:
  • Sensore APS-C X-Trans CMOS II da 16,3 megapixel
  • Esclusiva matrice di filtro colore senza filtro ottico passa-basso
  • Processore EXR Processor II
  • Attacco FUJIFILM X Mount
  • Velocità AF 0,08 sec
  • Lens Modulation Optimizer
  • Mirino elettronico OLED ad alta risoluzione (2,36 milioni di pixel)
  • Selettore per la compensazione dell’esposizione ±3 EV
  • Display LCD rinforzato da 3” (1,04 megapixel)
  • Flash pop-up incorporato e slitta a contatto per flash esterni
  • Sensibilità ISO 200 – 6400, estendibile a ISO 100, 12800, 25600, Auto
  • Pulsante Q (quick) per accedere direttamente alle opzioni di ripresa
  • Convertitore RAW “In-camera”
  • Modalità simulazione pellicola
  • Modalità creative: “Esposizione multipla”, “Panorama”, “Filtri creativi”
  • Funzione “Bracketing” (AE/ISO/Dynamic Range & Film Simulation)
  • Video Full HD
  • Ingresso microfono/comando di scatto remoto (φ2.5mm)
  • Autonomia per batteria carica: circa 350 scatti

FUJIFILM XQ1

FUJIFILM XQ1 unisce dimensioni ridotte alla qualità tipica della serie X. XQ1 è dotata di un obiettivo zoom 4x F1.8, il medesimo sensore X-TransTM CMOS II da 2/3” e lo stesso processore EXR Processor II già presenti sulla prestigiosa FUJIFILM X20.
Può essere considerata “tascabile” per le sue ridotte dimensioni (100 mm (L) x 58,5 mm (H) x 33,3 mm (P)). La fotocamera vanta una velocità di AF tra le più elevate sul mercato pari a 0,06 secondi.

Il sensore X-Trans CMOS II da 2/3” con 12 megapixel riduce la generazione dei falsi colori e la comparsa dell’effetto moiré senza l’impiego del filtro ottico passa-basso. La sensibilità è compresa tra ISO 100 e ISO 12.800.
Lo zoom 4x (25-100mm) F1.8 di nuova concezione è costituito da 4 lenti asferiche e 3 lenti a bassissima dispersione, la superficie di tutte le lenti è trattata con l’esclusivo rivestimento Fujinon HT-EBC che riduce i riflessi e le immagini fantasma. L’elevata apertura F1.8 consente un naturale effetto bokeh dello sfondo.

Anche la XQ1 utilizza il “Lens Modulation Optimizer” che corregge la leggera sfocatura ai bordi dell’obiettivo e le diffrazioni causate dai valori di diaframma più chiusi. Questo massimizza la risoluzione dell’obiettivo offrendo un’immagine chiara e dettagliata su tutta la sua superficie. Lo stabilizzatore ottico (3.0 stop) è estremamente utile quando si utilizza la fotocamera in condizioni di luce scarsa.

Attraverso le funzioni di acquisizione del file RAW, incorporate nella fotocamera, un’immagine RAW può essere convertita in formato JPEG senza l’impiego del computer.
Possono essere realizzati video Full HD a 60fps e la funzione dedicata di stabilizzazione aiuta a mantenere la qualità della ripresa durante l’impiego della fotocamera a mano libera.
FUJIFILM XQ1 sarà in vendita al prezzo suggerito al pubblico Iva inclusa di 399,99 euro.
Caratteristiche principali di FUJIFILM XQ1:
  • Sensore X-Trans CMOS II da 12 megapixel
  • Matrice di filtro colore senza filtro ottico passa-basso
  • Processore EXR Processor II
  • Zoom ottico 4x F1.8-F4.9 (25-100mm equiv.)
  • Velocità di AF elevata pari a 0,06 secondi
  • Intelligent Zoom digitale 4x (16x in combinazione con lo zoom ottico)
  • “Lens Modulation Optimizer” per il miglioramento della qualità dell’immagine
  • Trasferimento delle immagini wireless mediante l’app FUJIFILM Camera Application
  • Display LCD 3” 920.000 megapixel; angolo di visione orizzontale e verticale pari a 85°
  • RAW converter “In camera”
  • Sensibilità ISO100 – 12800
  • Super Intelligent Flash incorporato
  • Cinque opzioni di “Film Simulation” (simulazione pellicola)
  • Otto Filtri creativi
  • Video Full HD
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