Metodo Stamina, Roma nel caos. Proseguono i presidi, il ministro rifiuta l’incontro

Definire la giornata di oggi “folle” non renderebbe l’idea di quanto oggi, a Roma, si sia consumata l’ennesima pagina inaccettabile della politica nel nostro paese. E, a farne le spese, sono, come al solito, le fasce più deboli e indifese della popolazione, quelle cui i signori dei palazzi non hanno il tempo (e neanche la voglia, come avrete modo di leggere) di ricevere e ascoltare. Stiamo parlando del comitato pro Stamina, composto da malati che chiedono di potersi curare col rivoluzionario metodo inventato dal dott. Davide Vannoni sul quale il Ministero della Salute, per bocca del suo comitato scientifico, ha espresso parere negativo. Ma, attenzione, non siamo qui a fare una valutazione sul metodo (tra l’altro ancora non reso pubblico) ma dimostrare, con ciò che leggerete, di come la politica riesca a fare dei clamorosi autogol di cui la gente è sempre più stanca e che rischiano di generare proteste e disordini, come accaduto oggi nella Capitale. 
Ma andiamo con ordine: è circa mezzogiorno quando 200 persone del comitato Pro Stamina stabiliscono un presidio tra Montecitorio e Palazzo Chigi. Tra loro molti sono i malati, molti i parenti, quasi tutti indossano T-Shirt con scritte polemiche e tragiche:”Non ho più voglia di morire” piuttosto che “Lo Stato ci uccide”. Il traffico è nel caos, il centro brulica di voci e nervosismo. Alcuni tra i manifestanti invitano gli automobilisti a scendere per unirsi alla protesta:”Curarsi è un diritto di tutti!” urlano, “State paralizzando una città!” la risposta di molti. Altri due presidi, a Largo Argentina e a Piazza Venezia, aggravano una situazione già insostenibile, deve intervenire la polizia a sedare gli animi. Ma, intanto, nel presidio più caldo, quello di Montecitorio, accade un fatto clamoroso: due malati, i fratelli Bivano, decidono di passare alla storia dissanguandosi sulle foto di Napolitano, Letta, Lorenzin e altri esponenti del governo. “Sono loro a ucciderci, con la loro indifferenza. Chiediamo solo di poterci curare”. L’eco delle grida arriva fino al ministero, alle 13:30 viene diramato un comunicato: “Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha inviato a Palazzo Chigi, dove stanno per essere ricevuti i i manifestanti che chiedono cure attraverso il metodo ‘Stamina’, il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco Luca Pani, il direttore del Centro Nazionale Trapianti Alessandro Nanni Costa e il direttore generale dei dispositivi medici del ministero della Salute Marcella Marletta”.
Sembra fatta per i malati: finalmente un incontro con le istituzioni competenti, da sempre troppo distanti dai loro problemi. Sembra, ma è solo un’illusione. Con un vergognoso voltafaccia il Ministero si rifiuta di incontrare una delegazione del comitato, pare per screzi dovuti alla presenza o meno di Vannoni, inventore del metodo, tra i 5-6 scelti per l’atteso confronto. Riesplode il caos, i manifestanti urlano, gridano, tentano l’assalto a Montecitorio, cinto da un cordone di forze dell’ordine. I Pro Stamina aumentano di numero e, verso le 17, è il Prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, a farsi carico di incontrare i delegati, Vannoni compreso, per discutere con loro e portarne le istanze al governo. Di certo, dopo oggi, i malati hanno dimostrato di fare sul serio.
Ma, visti gli episodi di oggi, non è da escludere che nei prossimi giorni la protesta possa riesplodere. E noi, lontani da Roma e dai rumori della piazza, vogliamo porvi (e porre a entrambe le parti in causa) alcune domande:
1) Perché Vannoni, osannato dai sostenitori, non rende pubblici i protocolli del suo metodo, in modo che la comunità scientifica internazionale possa valutarli?
2) Con quali criteri il Comitato Ministeriale ha valutato il Metodo Stamina?
3) Vi sono prove pro o contro il Metodo Stamina per quanto riguarda i miglioramenti evidenziati in alcuni malati all’Ospedale di Brescia?
4) Perché il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si rifiuta di confrontarsi con dei cittadini che hanno bisogno di lei?

Dubbi, misteri, domande che attendono i vostri commenti e le risposte degli interessati. Una storia che, di certo, ha un unico sconfitto: il partito dei malati.

Roberto Saglimbeni
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Sigaretta elettronica nei luoghi pubblici: come rilanciare un prodotto che ha fallito

Che in Italia vigano incontrastate le mode del momento si sapeva: per qualche mese abbiamo visto fioccare nelle mani dei fumatori (e anche dei non fumatori) la sigaretta elettronica, invenzione che dovrebbe sostituire la classica sigaretta facendo inalare vapore acqueo al posto del dannoso fumo. In poche settimane sono stati aperti numerosissimi negozi specializzati, e le città sono state letteralmente tappezzate di pubblicità. Un po’ come i pantaloni a zampa di elefante negli anni 80′, ma in grande. Poi, le ricerche condotte sull’effettiva salubrità del prodotto, una conseguente tassazione e restrizione e soprattutto lo sfiorire della moda (quest’ultima causa direi essere stata la più rilevante) hanno arrestato il fenomeno in modo brusco.

Come rilanciare questo prodotto, di cui non si sentiva più parlare da tempo? Nei giorni scorsi il decreto Istruzione è stato convertito in legge: con questo è stato cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici. Giancarlo Galan, presidente della commissione Cultura della Camera, ha presentato un emendamento con il quale ha stralciato una parte dell’articolo 51 della legge Sirchia, che applicava alle sigarette elettroniche le stesse norme dei tabacchi in materia di tutela della salute dei non fumatori. La sigaretta elettronica, in effetti, anche se in minima parte, contiene nicotina e altre sostanze dannose, come hanno rilevato la Federasma e la BPCO. Molti sono i detrattori di questo prodotto, specialmente quando la qualità dello stesso e i suoi componenti non sono ben chiari.

L’apparecchio è senza dubbio meno dannoso e fastidioso di una normale sigaretta: ma c’è da chiedersi come sarebbe andare al cinema e vedere innalzarsi continuamente colonne di vapore, o sedersi in un ristorante e respirare le esalazioni spesso aromatizzate di questo prodotto. La legge serve a salvare le migliaia di attività sorte nel boom della sigaretta elettronica, ma molto presto, quando la moda di “svapare” (e si spera anche questo termine) cadrà nuovamente nell’oblio, moltissimi commercianti non sapranno più dove sbattere la testa.

Antiossidanti: cosa sono, a cosa servono, dove si trovano

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Come spesso capita la saggezza degli antichi supera di gran lunga quella degli uomini moderni. Prova ne è il fatto che mentre star, modelle e persone comuni si affannano rincorrendo costosissime bevande a base di antiossidanti, gli antichi greci per prevenire malattie cardiovascolari e dermatologiche masticavano semi d’uva! Perchè? Perchè i semi d’uva sono in assoluto l’alimento con il maggior contenuto di antiossidanti (due semi contengono la stessa quantità di antiossidanti di una bevanda specifica da 4 euro).

Ma cosa sono gli antiossidanti? Per antiossidante si indica qualsiasi sostanza capace di contrastare l’effetto dei radicali liberi.

I radicali liberi sono i prodotti delle normali reazioni metaboliche riguardanti l’ossigeno (si definiscono quindi come specie  reattive dell’ossigeno). Quando il rapporto tra radicali liberi e antiossidanti è a favore dei radicali liberi, il nostro organismo di definisce sotto “stress ossidativo”.

Durante lo stress ossidativo i radicali liberi aggrediscono con maggiore facilità le membrane cellulari e il DNA, necessario per la corretta riproduzione cellulare e per regolarne la durata della vita per mezzo del processo apoptotico.

Prolungati stadi di stress ossidativo possono favorire l’insorgenza di patologie anche gravi, favorendo condizioni di sterilità, accelerando l’invecchiamento dell’epidermide e favorendo in alcuni casi l’insorgenza di neoplasie.

Alcuni antiossidanti sono sintetizzati naturalmente dal nostro organismo (coenzima Q e glutadione) e non necessitano quindi di assunzione esogena. Altri invece non vengono sintetizzati endogenamente e vanno quindi assunti per mezzo di specifici alimenti tra i quali l’uva, il vino, la frutta fresca, i cereali, i legumi , il caffè, il cacao e il Tè (particolarmente ricco di antiossidanti è quello verde)

Tra gli antiossidanti più importanti ricordiamo:

  • Vitamina C
  • Tocoferoli (tra i quali troviamo la vitamina E, molto importante per preservare le membrane cellulari)
  • Carotenoidi
  • Composti polifenolici (flavonoidi)
  • Rame, selenio, zinco e manganese

Francesco Bitto