Si infiammano le proteste in Bulgaria: migliaia di studenti manifestano nelle strade di Sofia

I manifestanti a Sofia (Stoyan Nenov, Reuters/Contrasto)
Da cinque mesi a questa parte non cessano le proteste in Bulgaria, studenti e lavoratori si trovano uniti nel chiedere le dimissioni del governo. Circa 500 università del paese balcanico sono state occupate in quest’ultimo mese, i lavoratori si sono riversati nelle strade protestando contro le politiche di austerità che dal 2007, anno di ingresso nella Ue, il governo di Sofia sta portando avanti. Inoltre negli ultimi anni gli scandali di corruzione sono diventati abitudine e conoscenza comune tra i cittadini bulgari, per questo motivo le giovani generazioni, unite ai sindacati e alle élite culturali, si stanno ribellando. 
La manifestazione più eclatante è avvenuta mercoledì mattina quando un centinaio di studenti ha marciato verso il parlamento. Indossando armature di carta e imbracciando fucili giocattolo, gli universitari hanno inscenato un vero e proprio assalto all’assemblea legislativa. Subito fermati dalle forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa, i ragazzi al grido di “Ostavka” (dimissioni) hanno ancora una volta cercato di far pressione sull’esecutivo di Plamen Oresharski. Fortunatamente fino a questo momento si sono susseguite solo proteste non violente e questo rende onore ai manifestanti. 
Secondo alcuni sondaggi più di tre quarti dei cittadini bulgari supportano queste proteste. La popolazione non ha sicuramente ottenuto benefici dall’ingresso nell’Unione Europea, anzi ha dovuto adeguarsi alle politiche di austerità che, seppur mettendo in ordine i conti pubblici, hanno causato una crescita della disoccupazione e un innalzamento della soglia di povertà, sotto la quale vive un quinto dei cittadini. Inoltre la gente comune è stanca della diffusione della criminalità organizzata, la cui influenza si è espansa anche ai settori pubblici. 
Plamen Oresharski
La pressione dei manifestanti è stata sempre più forte dal maggio di quest’anno quando al governo si è insediato Plamen Oresharski, leader del Partito Socialista bulgaro, che è sostenuto da una maggioranza parlamentare che conta sul decisivo appoggio del partito della comunità turca e dall’Ataka, un movimento xenofobo. Questa maggioranza risicata dà poca legittimazione politica ad Oresharski che attualmente si trova nell’occhio del ciclone e viene accusato dall’ex premier Borisov di sostenere politiche comuniste e di repressione delle critiche. Infatti anche se le proteste infiammano le due principali città bulgare, Sofia e Plovdiv, pochi media internazionali riportano la notizia delle numerose manifestazioni di questi ultimi mesi.
La situazione in Bulgaria sta per precipitare, il clima di tensione e di aperto scontro tra manifestanti e polizia è davvero dietro l’angolo. A questo punto è necessario che il governo di Sofia prenda una decisione fra le due possibili scelte: dare la parola ai cittadini attraverso nuove elezioni oppure cambiare radicalmente le politiche pubbliche accontentando le richieste dei cittadini in protesta. 

Emanuele Pinna