L’anniversario della morte di Giovanni Falcone, ucciso 21 anni fa dalla mafia e dallo Stato

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21 anni esatti fa non moriva soltanto un uomo. Non moriva soltanto un magistrato, né soltanto un marito fedele. 21 anni fa moriva uno dei pochi, veri eroi che questo Paese abbia mai avuto. Un eroe vecchio stile: immaginarlo con spada e armatura non è poi così difficile, perché Giovanni Falcone era esattamente così. Un combattente di prima linea, che ha sempre esposto il suo corpo alla rappresaglia e alla violenza per difendere gli ideali in cui credeva. Ideali che, prima di ogni altra cosa, erano quelli della verità e della giustizia.
Falcone non ebbe nessun modello a cui ispirarsi: prima di allora, nessuno aveva avuto il coraggio di affrontare il silenzioso muro di mafia, omertà e violenza che avvolgeva la Sicilia (e non solo). Nessuno aveva mai sognato di poter scalzare quel potere silenzioso, tremendo, viscido.
Giovanni Falcone sapeva quale sarebbe stato il suo destino: “È tutto teatro”, disse una volta, “Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”. Si sentiva abbandonato dallo Stato e dalle istituzioni, un uomo solo contro un mostro dalle tante teste, troppo forte per essere sconfitto senza aiuto. Eppure non permise mai alla paura di dominarlo, mai, fino alla fine.
Quello che Falcone cerco di far capire alla Sicilia e all’Italia intera, è che la mafia non è invincibile: è un fenomeno di imponenti dimensioni, formato da uomini “abili, decisi e intelligenti”, ma un fenomeno umano. Che per questo motivo avrà una fine.
“Gli uomini cambiano, le idee restano”: il messaggio più profondo del giudice eroe sta tutto qui. Il sacrificio di Falcone ha permesso, per la prima volta, di aprire una crepa in quel muro. Facciamo in modo che questa immensa eredità non vada persa: raccogliamola e combattiamo la mafia da uomini normali, nel nostro piccolo. Possiamo farcela solo assieme. 

“Possiamo sempre fare qualcosa: massima che andrebbe scolpita sullo scranno di ogni magistrato e di ogni poliziotto.”

Giovanni Zagarella