Don Jon di Joseph Gordon-Levitt: Recensione film

Jon Martello è italiano, cattolico, mangia in canottiera spaghetti con il sugo, passa ore in palestra a pomparsi ed è porno-dipendente. Insomma, l’italiano medio (Joseph, vuoi la cittadinanza ad honorem?). Ogni sera una ragazza diversa, ma il porno resta il porno ovviamente. Una donna non è come un film porno. Le donne nella realtà sono insoddisfacenti, imperfette, troppo vere. Finché Jon non conosce Barbara Sugarman.

Ultimamente si è molto parlato di sesso-dipendenza, come nel magnifico “Shame” di Steve McQueen; ma Gordon-Levitt ne analizza un nuovo aspetto, la porno-dipendenza, con una commedia che vuole far sorridere, ma colpisce dritto al punto. Con un linguaggio semplice, superficiale, racconta una malattia così diffusa dall’essere semisconosciuta.

La regia è fluida e interessante nel montaggio originale, supportata da una magnifica fotografia che non passa inosservata di Thomas Kloss. Magnifiche le performance dei tre attori protagonisti: una truce donna media con artigli, vestiti attillati e cortissimi, che si sente santa e pia, brava, bravissima ragazza Scarlett Johansson; una fragile e affascinante Julianne Moore e, a finire, un convincente Joseph Gordon-Levitt. Vorrei porre l’accento sui cammeo di Anne Hathway e Channing Tatum che parodiano le commedie romantiche blockbuster che Barbara ama tanto.

Insoddisfacente il finale, invece, che scivola nella buona parabola. Sembra quasi che la morale sia che una persona sana non guarda porno e debba accoppiarsi per forza guardandosi dritto nelle palle degli occhi. È stato un po’ deludente, ecco, affrancare così la morale, per un film che invece si era contraddistinto per i toni dissacranti e leggeri ma profondi. Un film interessante e complesso, che fa ridere e diverte nella sua profondità, ma che perde la sfida quando non fa “All in” prendendo in giro le commedie romantiche e credendosi più originale di quanto non sia, colpevole degli stessi toni rassicuranti e buonisti.

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Italy in a Day: Un giorno da Italiani di Gabriele Salvatores

<> recita il sottotitolo della nuova iniziativa lanciata dal regista Gabriele Salvatores, premio Oscar come miglior film straniero per Mediterraneo nel 1991 e candidato nuovamente agli Oscar nel 2003 con il film Io non ho paura.

Italy in a Day, questo il titolo del progetto sostenuto da RaiCinema, Indiana e Scott Free, è un tentativo di film collettivo e allo stesso tempo documentario che prende spunto da Life in a Day, film girato il 24 luglio 2010 su iniziativa di YouTube e definito come il primo Social Movie della storia.

Nelle 24 ore di sabato 26 ottobre infatti ciascun italiano poteva filmare qualsiasi cosa, prendendo magari spunto e suggestioni dalle domande proposte nel sito dello stesso progetto: Che cosa ami? Di che cosa hai paura? In cosa credi? Quale è la tua Italia? Al termine del tempo disponibile per gli improvvisati registi di caricare i video registrati mancano ormai solo 11 giorni, dopo i quali Tornatore visionerà il materiale ricevuto e cercherà di assemblare il tutto in un’unica pellicola, <>. Del resto già Andy Warhol non negava a nessuno la possibilità di essere ripreso e diventare famoso per almeno 15 minuti della propria vita, in una società sempre più massmediatica e visuale.

Questa infatti la promessa che lo stesso Salvatores rivolge ai partecipanti: “entrerai anche tu nella storia del cinema italiano“. L’esperimento dimostra come ormai la narrazione abbia di gran lunga superato i confini delle pagine dei libri per investire tutti i campi dell’arte: si vuole raccontare e mostrare, ma per essere ascoltati bisogna cercare delle strade nuove e alternative che coinvolgano in prima persona l’ascoltatore, che riveste sempre più una funzione attiva e che pretende di avere in quanto tale dei diritti da far valere nei confronti di un artista che ormai non ha più alcun potere o qualifica che possa porlo al di sopra di colui che fruisce delle sue opere artistiche. 

Lucia Piemontesi