Bad painting: quando l’arte oltrepassa i limiti

Qual è il confine tra la libertà d’espressione e l’esibizionismo? Dove finisce la provocazione e dove inizia il grottesco? Il significato della parola “arte” nel corso dei secoli è stato ampiamente rivalutato e rielaborato, oggi l’arte è qualsiasi cosa, prodotta dalle sapienti (e non) mani dell’uomo, susciti emozione; non ha nessuna importanza quale, se stupore, ammirazione, ribrezzo, inquietudine, non ha nessuna importanza. Oggi ciò che conta è che l’arte susciti reazioni. Molte sono le correnti artistiche contemporanee volte a stupire il pubblico e pronte a tutto pur di far parlare si sé; prima tra tutte la Bad Painting, corrente nata nei tumultuosi e frivoli anni ’70, ma ancora oggi vivida più che mai. Provocatoria, feroce, ironica e talvolta ai limiti del volgare. Probabilmente prende spunto dalle discusse ed indimenticabili opere di Marcel Duchamp, che già nel 1917 aveva scandalizzato il mondo dell’arte con due delle sue opere più controverse: L’orinatoio e qualche anno più tardi la “Monna Lisa con baffi e pizzetto”.

Pensate di essere ad una mostra, camminate, osservate con cura tutte le opere, poi, lo sguardo si posa su di un quadro eseguito in maniera grottesca, magari con ritagli di giornali pornografici, o eseguito con materiali insoliti come lo sterco di elefante: chiudete gli occhi per un attimo e cercate davvero di immedesimarvi nella situazione. A cosa state pensando? Probabilmente tutte le vostre convinzioni (indipendentemente da quali esse siano) saranno scombussolate, la mente si affollerà di pensieri, “questa è arte”, “no, non può essere questa non è arte”, “aberrante”, “meraviglioso”, “geniale”. Poco male, sono reazioni.
Quando si parla della Bad painting ci si chiede se tutta questa brutalità sia fine a se stessa o se sia davvero frutto di un’espressione dell’autore che, per quanto possa essere controversa, rientra comunque nelle tante sfumature dell’arte. Ci si chiede anche se quella della Bad painting sia una battaglia contro il conformismo e la rigidità dei canoni classici o se sia semplicemente puro e arrogante esibizionismo.

Sono domande essenziali? L’arte è tutto ed è niente, l’arte è oggettiva, soggettiva, l’arte è regolata da rigidi schemi, ma può essere anche libera e provocatoria, tutto sta nel modo di porsi davanti ad essa.  Quando si osserva un’opera d’arte bisogna tener conto di tutte le possibili variabili, immedesimarsi nell’autore, immedesimarsi nell’opera stessa.

Come uscire quindi da questo dilemma Amletico, tutti posso fare arte allora? Io credo che l’unico modo per uscirne sia distinguere l’espressione artistica dall’arte, ma soprattutto essere consapevoli che non può essere fine a se stessa, l’arte non è egoismo. Nel modo più assoluto.

Consuelo Renzetti