Black Sabbath: forse non ci sarà un altro album

Durante un’intervista alla rivista inglese “Classic Rock”, i Black Sabbath alla domanda sull’eventualità di un nuovo album con materiale inedito, dopo il loro penultimo lavoro “13” hanno risposto all’unanimità e con marcato scetticismo a proposito di un disco futuro: “Non ne abbiamo parlato, francamente”, ha detto Tony Iommi“Non so se sarebbe la cosa giusta da fare. Dio solo sa le aspettative che ci sarebbero. Probabilmente mi verrebbe un infarto per la preoccupazione! Fare ’13’ è stata una bella esperienza, memorabile e se fosse il capitolo finale non potremmo che esserne felici. Però chi può dirlo. Non ci precludiamo nulla. La storia di questo gruppo mi ha insegnato a non dire mai la parola ‘mai'”
E Geezer Butler ha aggiunto: “Per quanto mi concerne, è chiusa bene così. Se facessimo un altro disco non avrebbe lo stesso feeling, secondo me. E con i buoni risultati che stiamo ottenendo con questo, anche il prossimo dovrebbe almeno andare al numero uno ovunque, altrimenti sarebbe percepito come un fallimento!“.
Ozzy invece ha commentato: “Vedremo cosa succederà. Abbiamo promesso un nuovo album 15 o 20 anni fa e ci è voluto tutto questo tempo perché succedesse. Non credo ne vedrete un altro nei prossimi 20 anni, mettiamola così”.


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Guido Harari – I Fotografi del Rock

Giorgio Gaber
Seconda puntata per la rubrica I Fotografi del Rock: questa settimana parliamo di Guido Harari
Guido Harari
Nato a Il Cairo, fin dagli anni ’70 avvia la duplice attività di fotografo e critico musicale, e fu il primo a portare in Italia questo genere di lavoro specialistico, fino ad allora inesistente nel nostro paese. Senza timore potrebbe essere tranquillamente considerato un illustre storico italiano del rock. 
I suoi lavori spaziano dal ritratto all’immagine pubblicitaria, dal reportage alla grafica, ha realizzato copertine di dischi e libri e fotografato per alcune importanti riviste italiane e non, le sue opere da sempre sono oggetto di mostre e volumi illustrati. Nel 2011 ha fondato ad Alba Wall Of Sound Gallery, la prima galleria d’arte fotografica italiana esclusivamente dedicata alla musica. 
Harari ha ritratto e strinto rapporti di amicizia con molti musicisti sulla scena italiana e internazionale: Frank Zappa, Lou Reed, Bob Dylan, Tom Waits, B.B. King, Zucchero, Giorgio Gaber, Vasco Rossi sono solo alcuni di questi. È stato il fotografo personale di Fabrizio De André, per il quale ha realizzato la copertina del disco In concerto, relativo alla tournee con i PFM nel 1979. 
Lou Reed

Laurie Anderson e Lou Reed
Ma il loro sodalizio non si arrestò; in più di vent’anni Harari ha prodotto anche tre volumi dedicati a De André: E poi, il futuro (2001), in cui il fotografo, che ha potuto accedere ai suoi appunti personali e le sue interviste, ricompone il mosaico della vita del cantautore genovese attraverso le immagini e i ricordi della loro lunga amicizia; Una goccia di splendore (2008) nel quale sono raccolti gli scritti autobiografici di De André e le fotografie di Harari; Evaporati in una nuvola rock (2008), una testimonianza della leggendaria tournee coi PFM. 
In Concerto 

Così Lou Reed ricordava Harari: «Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti vengono generalmente ignorate dagli altri fotografi. Lo considero un amico, non un semplice fotografo».
Frank Zappa
Frank Zappa

B.B. King
Lucio Dalla
Patti Smith

Peter Gabriel

Skin e Cass Lewiss

Tom Waits

Vinicio Capossela

Vinicio Capossela
Vasco Rossi
Francesco Bonistalli

Noel Gallagher non tornerà con gli Oasis

In un’intervista per Rolling Stone del mese scorso Noel Gallagher, ex chitarrista della band inglese Oasis scioltasi nel 2009, aveva ribadito con fermezza che il gruppo non sarebbe tornato insieme e che nel caso si organizzasse una reunion lui non avrebbe collaborato.

In data odierna, al “Sunday People“, Noel dichiara di aver addirittura rifiutato 20 milioni di sterline che gli erano stati offerti per riformare la band e partire per un tour mondiale.

Una fonte ignota ha riferito al suddetto giornate che Liam (fratello di Noel, ex-frontman degli Oasis ed attualmente voce dei Beady Eye) sarebbe stato interessato alla proposta ma Noel si è mostrato irremovibile.

La motivazione di questo rifiuto è probabilmente il pessimo rapporto che intercorre tra i due fratelli che fu, fra l’altro, causa scatenante dello scioglimento della band.

Musica rock e serial killers

Da sempre la società ha bisogno di capri espiatori per giustificare i comportamenti violenti e l’alienazione degli individui: per alcuni il male assoluto risiede nei videogiochi della Rockstar Games, per altri nella pornografia, per molti nella “musica del Diavolo” ovvero il rock e il metal.
Come responsabile della strage alla Columbine High School in Colorado fu ad esempio indicato Marilyn Manson, reo di aver “ispirato” coi suoi testi Eric Harris e Dylan Klebold, autori del massacro.
Oppure gli AC/CD, colpevoli solamente di avere come fan Richard “The Night Stalker” Ramirez, serial killer di origini ispaniche e sedicente satanista che seminò il panico in California negli anni ’80 uccidendo in maniera orribile almeno 14 persone.
I comportamenti anti-sociali, ovviamente, non possono essere causati dall’ascolto di un certo tipo di musica essendo la questione decisamente più complicata e tutt’ora discussa da psichiatri e sociologi.
Tuttavia, le atroci imprese degli assassini seriali hanno ispirato un gran numero di artisti rimasti “vittime” del loro macabro fascino.
Basti pensare a Tom Araya degli Slayer, band trash metal americana, da sempre interessato alle vicende dei serial killers: il musicista infatti è autore di testi come “Dead Skin Mask“, brano ispirato all’agghiacciante abitudine di Edward Gein di scuoiare le vittime per poi realizzare monili ed utensili con la pelle di queste ultime; oppure “Psychopathy Red“, un excursus nella mente folle e perversa di Andrei Chikatilo colpevole della morte di oltre 50 bambini sui quali compiva anche atti di vampirismo e cannibalismo.
Nel secondo album studio dei Jane’s Addiction, “Nothing Shocking“, è contenuta “Ted, just admit it” che si apre con una registrazione originale di una dichiarazione di Ted Bundy, tristemente celebre per aver ucciso e violentato almeno 30 ragazze. Il brano è incentrato sull’ossessione di Bundy per la pornografia violenta che, a detta sua, aveva contribuito insieme all’alcool a renderlo “dipendente” dall’omicidio.
Gli omicidi degli “Assassini della brughiera”, Ian Brady e Myra Hindley, ispirarono a Morrissey, leader degli Smiths, “Suffer Little Children“: un brano straziante in cui il musicista da voce alle giovanissime vittime della coppia, le quali hanno come ultimo desiderio semplicemente che i loro corpi vengano ritrovati.
Ci sono addirittura gruppi che hanno basato sulle nefandezze dei serial killers il loro intero progetto discografico: i Macabre hanno persino coniato la dicitura “Murder Metal” per descrivere il proprio genere musicale. I testi dei Macabre, difatti, parlano solo ed esclusivamente di serial killers. Il loro “preferito” è indubbiamente il cannibale Jeffrey Dahmer, al quale hanno dedicato un intero concept album che ripercorre vita, omicidi e morte dell’assassino.

Le polemiche e le accuse di lucrare su delle tali tragedie non sono mai mancate. In realtà, ritengo che l’interesse di alcuni artisti per determinate vicende sia semplicemente specchio della tendenza tipica dell’essere umano a rimanere affascinati da ciò che risulta impossibile da spiegare razionalmente.
Cosa porta un uomo a diventare un assassino seriale? Cosa scatta nella sua mente? E la sua mente, è davvero così diversa dalla nostra? Domande alle quali, per ora, non si è trovata una risposta.
E si sa, l’ignoto o terrorizza o affascina.

Piero Scaruffi: gran critico o ciarlatano?

Vorrei iniziare questo articolo con una breve digressione per chiarire il fatto che non sto giudicando il Piero Scaruffi uomo, artista, scienziato o critico in quanto tale.

Lo scopo di questo articolo è, anzi, criticare (ovvero analizzare) quanto la sua enorme e enciclopedica conoscenza del rock sia effettivamente universale o meno.
Chiunque vaghi nell’ambiente “musicofilo” da tempo, sa bene di chi stiamo parlando: Piero Scaruffi, noto tuttologo italiano naturalizzato americano, scrive riguardo il rock e ha molteplici meriti (a suo dire) in ogni campo della cultura.
Nel suo sito, www.scaruffi.com troverete tutta la biografia e le informazioni necessarie a conoscerlo meglio.
Sicuramente Scaruffi non è un uomo da poco: i riconoscimenti ufficiali che ha ricevuto sono molti, le opere che ha scritto altrettanto ricercate e note.
Ma cosa rende controversa questa figura? Scaruffi, nell’ultimo decennio, caratterizzato da internet e dalla conseguente modificazione del rapporto degli adolescenti con la musica, è diventato ufficialmente il guru e, allo stesso tempo, il demone dei giovani ragazzi italiani che si avvicinano a una critica più matura del rock.
In che senso? Nella sua enorme ed enciclopedica raccolta di recensioni e storia del rock, Scaruffi ha molte opinioni discordanti con la visione più “mainstream” e mediatica delle cose: Beatles, Queen e David Bowie (oltre a molti altri artisti famosi) sono bocciati quasi totalmente, gli Aqua (sì, quelli di Barbie Girl) sono elogiati fin troppo, molti dei dischi più importanti nella storia del metal sono snobbati.
In genere, i suoi studi sulla musica possono essere considerati importanti e approfonditi, ma il problema più grave è sicuramente nello stile di scrittura.
Spesso ripetitivo e altisonante, tende ad essere retorico e ruffiano con artisti che ha deciso di elogiare e, al contrario, tocca toni scuri e ridicolmente esagerati per artisti che non lo convincono. I voti inseriti per ogni artista rendono poi superficiale qualsiasi discorso: la musica è davvero valutabile in questo modo? Lui dice che è una presa di responsabilità, ma è chiaro che scrivere una storia di qualcosa valutandone l’importanza in numeri non può funzionare. Vi immaginate una cosa come “Napoleone fu effettivamente molto importante, ma anche sopravvalutato. 5/10” oppure “Caravaggio è sicuramente interessante anche se poco originale nei temi (?). 8/10“?

Questi voti mostrano un’immaturità critica elevatissima e soprattutto attirano, riallacciandosi al discorso principale, una marea di ragazzini che hanno questo impellente bisogno di sentirsi intellettuali della musica. Gli stessi hipster dei quali ho scritto QUI.

Negli ambienti dove si parla di musica troverete, quindi, quintali di persone che agiscono, parlano o scrivono esattamente come lui, utilizzando qualsiasi sua argomentazione come scudo difensivo. Tutto questo è maschera del fatto che in realtà, questi ragazzi, per lo più troppo giovani o troppo influenzabili dalle opinioni di gruppo e di internet, non hanno capacità di giudizio e forza intellettuale per crearsi una funzionante opinione critica (che si slacci dal semplice gusti e che tocchi anche un livello di maturità più alto) personale. D’altro canto, ovviamente, c’è un altro gruppo di persone che disconosce ogni virgola scritta da Piero e lo mette in croce come fosse l’anticristo della musica.
Analizzando lucidamente il lavoro di Scaruffi, possiamo senza dubbio affermare che di malfunzionamenti nel sistema scaruffiano ce ne siano molti, sebbene alcune sue recensioni siano anche ricche di contenuti e interessantissime. Gli errori nel metal e altre disparità stilistiche e tecniche lo rendono fragile alle critiche, tutt’altro che perfetto.
 Tuttavia, nel rispetto delle opinioni di chiunque e soprattutto nel rispetto dell’immenso lavoro di questo critico, bisogna riconoscerlo senz’altro come un uomo degno di visibilità e stima per le sue idee, purtroppo vittima di un branco di persone che lo hanno demonizzato o divinizzato senza cogliere da lui il meglio o un’occasione per arricchirsi.

Black Keys in concerto a Rock in Roma 2014

Il magico duo composto da Dan Auerbach e Patrick Carney, in arte i Black Keys, torneranno in Italia l’8 luglio per il Festival di Rock in Roma. Per la prima volta infatti, si esibiranno a Roma all’Ippodromo Delle Capanelle, nella loro unica e sola data italiana, dopo il tutto esaurito degli ultimi concerti nel 2012 di Milano e Torino. I biglietti sono già disponibili da oggi in esclusiva solo per gli iscritti al Vivo Club. Dalle 12 di giovedì 12 dicembre su Ticketone.it e dalle 12 di venerdì 13 dicembre anche in tutti i punti vendita Ticketone. Per tutte le altre rivendite autorizzate i biglietti per la data di Roma saranno disponibili dalle 12 di sabato 14 dicembre.
Apertura Cancelli: ore 18:00 Inizio Concerto: ore 21:45 Prezzo Biglietto: Posto Unico 36,00 + 5,40 diritti di prevendita Chi sono i Black Keys. La band alternative rock è formata da Dan Auerbach (voce e chitarra) e Patrick Carney (batteria), di Akron (Ohio) negli Stati Uniti. Il progetto inizia nel 2001, mescolando la passione di Pat per i Devo, il noise rock e l’hip-hop con l’esperienza blues-elettrica di Dan tramandatagli da suo padre. Registrarono il loro primo album The Big Come Up all’inizio del 2002, e il ottenne molto successo per una band indipendente. Le loro canzoni sono state utilizzate come colonna sonora di varie serie tv e film americani, come il il film del 2008 RocknRolla.
“Brothers” pubblicato nel 2010, ha venduto 73.000 copie solo nella prima settimana e conquistato un Grammy Awards come miglior album di musica alternativa. Nel 2011 il settimo album “El Camino” ha avuto un grande successo in tutto il mondo, vendendo oltre 1,5 milioni di copie in meno di un anno e aggiudicandosi il Grammy Award 2013 per il miglior album rock, oltre ad essere nominato per l’album dell’anno. Inoltre, nella stessa occasione Lonely Boy è stata nominata nelle categorie canzone dell’anno, miglior canzone rock e miglior interpretazione hard rock.


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Le fotostorie: James Douglas Morrison

James Douglas Morrison, istrionico cavaliere del rock, poeta moderno e decaduto, nasce l’8 Dicembre 1943 in Florida, esattamente a Melbourne. Nel 1947, all’età di soli 4 anni, assiste a un incidente che, a suo dire, lo cambia per tutta la vita: il padre, guidando nel deserto, investe una famiglia di nativi americani. Questo evento lo segna e lo cambia profondamente, tanto che ben 3 brani dei Doors vi sono dedicati (Dawn’s Highway, Peace Frog, Ghost Song).  Destinato inizialmente alla carriera militare dal padre, decide nel 1964 di rompere tutti i legami con la famiglia e di fuggire a Los Angeles, dove frequenta l’UCLA.

Qui conosce le tecniche del cinema sperimentale e surrealista, girando anche più di un cortometraggio.
I Doors nascono nel 1965, quando Morrison incontra per la prima volta il pianista Ray Manzarek. La (ormai) leggenda narra che i due si conobbero in un momento mistico nella spiagge di Venice Beach, mentre Morrison leggeva alcuni dei suoi testi ad alta voce, lasciando Ray stupito e interessato.

Per il nome “The Doors” presero ispirazione dal libro di Aldous Huxley, “The Doors Of Perception”, dedicato alle droghe e ai loro effetti positivi (Aldous aveva a sua volta citato il poeta inglese Blake). Gli altri due membri dei Doors, Robby Krieger e John Densmore, si aggiunsero poco dopo. Intanto, Morrison viveva la storia della sua vita con una bellissima donna che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni: Pamela Courson.

La storia con Pamela fu difficile e tormentata e molto spesso portò problemi a entrambi. Basti pensare che Morrison, al momento della sua morte, aveva aperte circa 20 cause di paternità con svariate donne da tutto il mondo. Gli incontri sessuali avuti dal leader del gruppo sono stati molti: Nico, Grace Slik, Patricia Kennealy sono solo 3 dei più noti esempi.

Dal  1966 in poi, Jim Morrison cavalca i palchi degli USA con i Doors. Droga, sesso e esagerazioni accompagnano da una parte il gruppo a scrivere una pagina indimenticabile nella storia della musica popolare e del rock, dall’altra il cantante a calare man mano in una profonda e insuperabile decadenza.
Il successo dei Doors a livello commerciale è enorme: nel 1967 “Light my fire” entra nelle classifiche più importanti degli Stati Uniti per restarci longevamente molto tempo.

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Concerto dei The Doors a New York City Fillmore East nel 1968

Le evoluzioni del leader sono veloci quanto costanti. Nel ’69 Morrison comincia ad ingrassare, smette di vestire di pelle (particolarità che gli aveva costituito il soprannome di Lizard King, re lucertola) e si fa crescere una folta barba. L’alcool e la droga lo spingono ad azioni violente e anti-popolari, come urinare sul pubblico o non concludere concerti (famoso è l’esempio del concerto di Miami, per il quale fu anche arrestato). I rapporti con Pamela sono sempre più imbruniti, la vista delle sue idee più sfocata. Nel ’70 è la controfigura del vecchio se stesso, istrionico, bello e pomposo. 

Nel ’71 Morrison va a vivere a Parigi con Pamela. Nella capitale francese, muore il 3 Luglio dello stesso anno per overdose di eroina, all’iconica età di 27 anni. Della sua morte si sono dette molte cose: che fosse stato ucciso dalla moglie, che fosse stato vittima di qualche complotto governativo, che fosse stato ammazzato per questioni ereditarie, che si fosse semplicemente ritirato dalle scene fingendosi deceduto. Personalmente preferisco screditare queste opinioni praticamente infondate e esagerate, ma è importante notare come sia forse quello del complotto di Morrison un tòpos che si ripeterà spesso nella storia della musica rock (e che era già nato prontamente con Elvis Presley), quello del complotto, della morte premeditata, del falso ritiro dalle scene. Un’altra presunta moglie assassina apparirà, per esempio, anche negli anni ’90, con un altro istrione della musica popolare contemporanea. (il caso Courtney Love-Kurt Cobain)

La sua tomba, a Parigi, è oggi una della più visitate e omaggiate della storia. La scritta incisa sulla lapide è ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ, che tradotta dal greco significa letteralmente “Fedele al Suo Spirito”. Fa riferimento all’estrema coerenza con il quale Jim ha vissuto la sua intera vita.
La figura di Morrison è sicuramente una delle più importanti, non solo della storia del rock in genere, ma della storia popolare e culturale dell’età contemporanea. Il suo lavoro poetico con i Doors, le sue evocative e tribali esibizioni, il suo carisma eccessivo e corrodente, rendono il Lizard King un’icona insuperabile e uno degli interpreti musicali più importanti dell’ultimo secolo.