‘Noah’ il film da diluvio universale della collera dei cattolici contro Darren Aronofsky

Il nostro amato Darren Aronofsky (π –il teorema del delirio, requiem for a dream, the Wrestler, the Black swan) con il suo ultimo film, intitolato “Noah concentra la sua attenzione sul tema biblico, sempre così affascinante per scrittori e registi. Ovviamente a modo suo.
Il personaggio prescelto è Noè riletto in modo critico e nuovo dai testi sacri, ma soprattutto anche reiventato attraverso una lettura più fantasiosa, ben attento alla componente d’effetto come ad esempio l’idea di rappresentare gli angeli come esseri alti due metri, senza ali e con sei braccia (come nella graphic novel di Niko Henrichon sulla sceneggiatura di Aronofsky) che, nella collera divina, piovono dal cielo. Non a caso a curare gli effetti speciali troviamo il team più celebre e richiesto (e anche più pagato. Si tratta del film più costoso che abbia mai girato Aronofsky con 125 milioni di dollari dichiarati!): la Industrial Light&Magic. Il regista newyorkese dichiara la sua affascinazione nei confronti di quello che definisce il primo ambientalista della storia che, appena scampato al diluvio universale coltiva una vigna e, logorato dal senso di colpa di essere l’unico sopravvissuto si ubriaca; definendolo un personaggio dark e complicato.

Nella serie di proiezioni di prova, la reazione del pubblico (soprattutto quello religioso, ovviamente) ha spinto la Paramount a chiedere al regista di cambiare il finale.
Quest’ultimo non ne è stato felice ed ha inizio il braccio di ferro tra l’anticonformista e spregiudicato Darren Aronofsky e il gigante della Paramount a cui interessa l’incasso ai botteghini. Chi la spunterà? A prescindere tifo per Aronosky, fosse solo per il diritto sacrosanto d’espressione e, si sa, quando si prende una posizione precisa è impensabile non trovare oppositori. Si tratta pur sempre di un prodotto di rilettura, non di teologia e se la Paramount è preoccupata di perdere il pubblico cattolico, la invito a considerare cosa significherebbe perdere il ben più ampio pubblico ateo/non praticante/da enterteinment/disimpegnato. Con l’aggiunta che potrebbe mobilitare le critiche, più efferate, degli integralisti cinefili.
Annunci

Addio a don Gallo, il prete "rosso" che amava gli ultimi

Don Andrea Gallo

Dal mio punto di vista, agnostico e anticlericale, l’unico “difetto” di Don Gallo era proprio portare la tonaca, ma questo prete genovese non ha avuto nulla, come spirito e come azioni, da invidiare ai grandi uomini del nostro secolo: ce lo possiamo immaginare partigiano sulle montagne, rivoluzionario in Sudamerica, attivista nelle piazze… sempre all’avanguardia, il buon vecchio Don Gallo: non solo nei confronti di una Chiesa incapace di adeguarsi alla modernità, ma anche e sopratutto verso una società che continua a escludere quegli “ultimi” che, proprio grazie all’insegnamento di questo maestro di strada, un po’ Faber, un po’ Don Bosco, avevano in questi decenni conquistato a più riprese la ribalta nazionale. Dire addio a Don Gallo oggi, 23 Maggio 2013, vuol dire salutare anche la parte più sporca, umile e altruista della nostra coscienza collettiva.

Nato nel 1928 a Genova, da una famiglia del ceto operaio, Gallo fu, giovanissimo, membro della Resistenza, legandosi per sempre ai principi della Costituzione così come a quelli del Vangelo, che abbraccerà a partire dal 1948. Completato il noviziato si recò in missione in Brasile, dove entrò in conflitto con la dittatura e fu espulso; tornato in Italia, si segnalò come prete “scomodo” tanto da subire numerosi trasferimenti. Sono anni complicati, nei quali Gallo affina due caratteristiche che faranno di lui uno dei grandi del nostro tempo: la capacità di non saper chinare la testa e la vicinanza agli ultimi, ai diseredati del mondo, a quei fiori “nati dal letame”, per dirla come Fabrizio De André, grandissimo amico del prete.
Don Gallo in tour con Vinicio Capossela
Nel 1970, alla parrocchia di San Benedetto al Porto, Don Gallo aveva fondato l’omonima comunità, dedita al recupero dalla strada di tossicodipendenti, emarginati, transessuali, prostitute, anime perse e poi di nuovo salve grazie all’operato di una persona sui generis e della sua politica del servizio. Tra i massimi esponenti di un cattolicesimo progressista, vicino a molti principi della Teologia della Liberazione, Andrea Gallo ha raccolto intorno a sé tantissimi esponenti del mondo dello spettacolo, che nel corso degli anni lo hanno sostenuto apertamente: tra i tanti, Gino Paoli, Vinicio Capossela, Dario Fo, Vasco Rossi, Piero Pelù, Dacia Maraini, Manu Chao, Jovanotti, Fabio Fazio, Beppe Grillo, Celentano, i Subsonica, Fernanda Pivano, i Modena City Ramblers. Comunista dichiarato, ha sostenuto Nichi Vendola alle recenti primarie del PD, ha partecipato al concerto dell’1 Maggio, al Gay Pride, ai movimenti contro le basi americane in Italia. Nel 2006 era stato addirittura multato per uno spinello nel Palazzo Comunale… ma stiamo davvero parlando di un prete? 

Eh si, miei cari lettori, stiamo parlando di un prete, e forse del migliore: non un cardinale, un Ratzinger, un teologo di livello, un alto prelato che “se ne sbatte” del mondo al di sotto della sua porpora; Don Gallo era un uomo vero, capace di parlare ai potenti così come ai miseri, che credeva nel valore sociale della cultura, nel riscatto, nella seconda chance per tutti, in un Dio Padre non solo a parole (!)…

La strada mi arricchisce, continuamente. Lì avvengono gli incontri più significativi, l’incontro della vera sofferenza, l’incontro di chi però ha ancora tanta speranza e allora guarda, attende. Per la strada nascono le alternative, nasce il voler conquistare dei diritti.

L’educazione sessuale è un tema centrale. La sessualità è un dono di Dio!”


Chiunque incontri è tuo fratello, figlio, figlia; non ci sono fratelli e sorelle di serie B, C e D. Su tutte le difficoltà riguardanti l’immigrazione, dico: diamo prima l’accoglienza e poi le difficoltà le affronteremo.
Si è spento ieri, don Gallo, a 84 anni: ha lasciato la sua comunità, la sua Genova, le sue idee nelle braccia e nelle gambe di coloro che lo hanno conosciuto. Le battaglie per il sacerdozio femminile, per la democrazia, per l’accettazione di preservativo e omossessualità da parte della Chiesa, per lo stop al celibato dei preti, contro la pedofilia, contro la povertà e le centomila altre idee di un vecchio rimasto bambino fino in fondo seguiranno, ne siamo certi, la loro via. Ma oggi noi tutti, cattolici e non, credenti o meno, dobbiamo rendere omaggio ad Andrea Gallo, che magari non ci avrà aiutato a credere in Dio, ma ci ha dato molta speranza negli uomini…

Roberto Saglimbeni