Gamefreak sulla scia dell’innovazione: Pokémon X e Y – Videogame Talking About

Molti ricorderanno il 2013 come l’anno di The last of us, GTA V o Bioshock infinite; io, nella mia infinita pokéfanaticità, lo terrò a mente come l’anno della rivoluzione in casa Gamefreak.
Aspettavo da tempo l’uscita di un titolo come Pokémon X/Y e, complice l’hype creatosi anche grazie ai vari leak e ai promettenti trailer ufficiali, ho compiuto un’azione per me più unica che rara: l’ho preordinato.

Ciò la dice lunga sulla fiducia che ripongo nel famoso studio di produzione giapponese, reo di avermi sottratto i piaceri più comuni ad un’infanzia che si rispetti costringendomi a rimanere chiuso in camera mentre cercavo, disperatamente, di catturare un Articuno con le poche ultra ball rimaste o vagavo senza meta all’interno del rifugio del Team Rocket.
Ma anche dopo tutti questi anni la mia seconda identità da allenatore di Pokémon non si è affatto affievolita e, anzi, scalpita e ruggisce ogniqualvolta accendo il 3ds per trascorrere un po’ di tempo in quel di Kalos.
Pokémon X si presenta come un’evoluzione dei suoi predecessori i quali, anno dopo anno, ripetevano più o meno la stessa formula che i fan della serie apprezzano ossequiosamente da tempo immemore. Nonostante il gameplay di base, infatti, sia rimasto invariato, le nuove meccaniche di allevamento, allenamento e interazione in multiplayer soffiano una benefica ventata di ossigeno in un brand dal quale, purtroppo, molti giocatori hanno iniziato ad allontanarsi a causa del bassissimo gradimento verso la quarta e la quinta generazione dei mostri tascabili, considerate (forse troppo impietosamente) spazzatura da puristi e nostalgicfags che dir si voglia. È indubbio che ogni generazione abbia i propri punti forti e deboli, in quanto non esistono pokédex regionali privi di difetti ma, a mio parere, i nuovi 68 amici garantiscono un ottimo connubio fra tradizione e innovazione, lasciando dei rimpianti soltanto a chi, come me, ne avrebbe desiderato un quantitativo maggiore (sebbene il dex di Kalos conti ben 454 entries).
Gli starter di Kalos.

Abbiamo i tre starter, ognuno rappresentante una diversa classe utilizzabile nei giochi di ruolo come D&D (mago, guerriero, ladro), abbiamo l’adorabile lumachina di tipo drago, abbiamo l’aquila da combattimento in stile luchador, abbiamo il panda scorbutico e strafottente con una foglia di bambù fra i denti e soprattutto due leggendari principali che attraggono e conquistano con la loro incredibile maestosità.

In più, l’aggiunta del tipo folletto apre nuovi varchi piuttosto interessanti nel gaming competitivo (ricordo che pokémon è, a dispetto delle apparenze, un gioco parecchio complesso e impegnativo in cui la vittoria dipende da statistiche e variabili di comprensione non proprio immediata) e si propone di portare alla ribalta alcuni pokémon di vecchie generazioni, prima snobbati dai più, ma che da adesso potranno tener testa anche ai temibili e feroci draghi.
Le megaevoluzioni, poi, rimescolano le carte in tavola donando un notevolissimo boost di potenza, in alcuni casi anche sopra le aspettative ma mai sbilanciata, a 28 Pokémon molto amati dai pokéfan di ogni età, Charizard compreso.
Sebbene sotto il punto di vista estetico non mi senta di gridare al miracolo, devo ammettere che Gamefreak ha trovato un modo molto originale di diminuire il gap quasi razzista che separa le stat. di comuni e leggendari, spesso fastidiosi nelle lotte in link perché troppo utilizzati: detto questo ne attendo molti altri.
Ma le novità non finiscono qui, infatti sarà possibile competere in battaglie aeree, incontrare orde di Pokémon nell’erba alta nonché cavalcarne alcuni, scattare foto e, udite udite, personalizzare l’aspetto del proprio alter ego scegliendo fra una vasta gamma di abiti ed accessori.
Il multiplayer è stato riveduto e corretto, nonché arricchito di feature interessanti che spingono il giocatore ad ampliare la propria lista di amici e conoscenti come nel caso del safari, in cui si potranno catturare diversi esemplari rarissimi semplicemente aggiungendo nuovi codici amico; lo scambio prodigioso, in cui gli abbinamenti sono totalmente randomici e potrebbero permetterci di ricevere uno Xerneas piuttosto che un Pidgey; i poteri O, con i quali si andranno ad attivare dei potenziamenti (es. cattura facilitata o esperienza aumentata) condivisibili con altri giocatori; il Poké io e te, nuovo metodo di allevamento con cui si accudisce il proprio Pokémon preferito al fine di farlo affezionare ed aumentare la sua determinazione in battaglia; il super allenamento virtuale, manna dal cielo per chi, come me, non avrebbe mai evsato alla vecchia e faticosa maniera e che consiste, brevemente, in mini-giochi attraverso i quali si potranno distribuire in modo equilibrato i punti per ogni statistica, ad esempio 252 punti in attacco e 252 in velocità ma non oltre e così via.
Super allenamento virtuale per la statistica difesa.
La nuova regione, Kalos, è chiaramente ispirata alla Francia e racchiude in modo egregio le principali caratteristiche del paese, offrendo scorci paesaggistici di qualità all’interno di percorsi dal design molto pulito e colorato. 
Il design è quindi gradevole e rilassante, così come la soundtrack, sebbene a volte venga da chiedersi come mai ci siano soltanto 4 o 5 allenatori in locazioni che ne potrebbero comodamente ospitare il triplo.
La trama non brilla per lunghezza e tortuosità, anzi direi pure che è piuttosto semplice e sbrigativa, anche per gli standard della serie. Sembra, infatti, che Gamefreak si sia concentrata più sulla spettacolarizzazione di alcuni momenti topici piuttosto che sulla lenta e ragionata costruzione che conduce agli stessi.
Ciò che voglio non è accusare la mancanza di sezioni o scene suggestive e commoventi ma rimarcare la totale assenza di qualsivoglia climax o contesto ricco di tensione che porti il giocatore ad esser soddisfatto dell’impresa compiuta. 
Ma non fraintendetemi: si tratta, ad ogni modo, di una delle storyline meglio realizzate in un gioco dedicato ai mostri tascabili.
Commovente scena tratta dalla ending del gioco.

La difficoltà generale è stata abbassata notevolmente rispetto a Pokémon Nero 2 e capace di ridimensionare esperienze tipicamente ostiche come la traversata della via vittoria, le battaglie con il malvagio team di turno, con il rivale, con i superquattro e persino la cattura dei leggendari. Il postgame è, come spesso accade, leggermente spoglio, soprattutto se confrontato con quello del magnifico Smeraldo che offriva una miriade di opportunità all’interno del Parco Lotta di Hoenn.

Comunque, rumor vuole che si parli già di DLC (gratuiti) contenenti nuovi luoghi e Pokémon, quindi rimango con il fiato sospeso in attesa di conferme o smentite.
Nonostante tutto, l’ultima fatica di Gamefreak gode sicuramente della mia approvazione: sono riusciti a dosare con giudizio le novità senza renderle pesanti e sconvolgenti attraendo persino gli scettici e coloro i quali avevano skippato le precedenti uscite per NDS, con l’aggiunta di un roster di creature che non delude se non per i numeri (ma ne arriveranno tanti altri, fidatevi) e che rinvigorisce impetuosamente la fiamma delle lotte competitive strizzando l’occhio ai collezionisti con la fissa per il pokédex.
Ora più che mai, gotta catch ‘em all!
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Tre nuovi Pokémon in arrivo?

Li aspettavamo senza troppe pretese e i leak sono finalmente arrivati.
Le immagini mostrano i nuovissimi Diancie, Volcanion e Hoopa, rispettivamente #719, #720 e #721 nel Pokédex, confermando le precedenti speculazioni sul trio ricavate da vari allenatori che li cercavano nella Global Trade Station.
L’elegante Diancie.
Diancie, che si vocifera essere di tipo Roccia/Folletto, riprende vagamente il design di Meloetta con dei gradevoli inserti di gemme sul capo, sul collo e sulla parte bassa del corpo che sembra terminare con un sasso dello stesso colore della sua pelle.
Il minaccioso e possente Volcanion.
Volcanion, che sarebbe il primo Pokémon Fuoco/Acqua, ha un design accattivante che rimanda ai mostri della tradizione mitologica orientale. Si pensa che il cerchio sulla sua groppa possa contenere l’acqua di cui si serve per attaccare i nemici.
Il misterioso Hoopa.
Hoopa, infine, racchiude un’atmosfera indianeggiante con quel tocco spettrale che non guasta mai e apparterrà presumibilmente ai tipi Spettro e Psico.
Non sono ancora trapelati dettagli su come gli allenatori potranno riuscire ad ottenere i tre Pokémon sopracitati ma, considerando il loro verosimile status di leggendari c’è la probabilità che verranno resi disponibili degli appositi eventi scaricabili. C’è chi mormora che la loro locazione sia la landa di Luminopoli, più precisamente dietro le porte bloccate che circondano la centrale elettrica ma Nintendo e Gamefreak non hanno ancora rivelato nulla, quindi staremo a vedere.

Shingeki no kyojin: Fine prevista attorno al volume 20

Shingeki no kyojin (Attack on Titan), l’opera geniale di Hajime Isayama, con grande probabilità vedrà la fine attorno al volume 20 (il manga ad oggi è arrivato al volume 12).
Il mangaka ha annunciato la sua scelta, che lascerà l’amaro in bocca ai tantissimi fan della serie, nel programma Zip! di Nihon TV; l’annuncio viene fatto, tra l’altro, proprio pochi giorni  prima dell’ultima puntata della prima serie dell’anime, mentre i fan sono in trepidante attesa del videogame per Nintendo 3DS, atteso per il 5 Dicembre 2013 in Giappone.

Che dire, una scelta che arriva in un periodo dove SNK è riuscito ad affermarsi come l’anime più popolare dell’anno, un anime che si fa forza di disegni pregiati e di una narrazione di altissimo livello.

Il mangaka non si è fermato al mero annuncio ma, in un’ottima intervista di cui ora verranno proposti i punti salienti, ha spiegato parti del processo che han visto la nascita della sua amata opera.

Il libro “per le espressioni facciali”

Interessante la rivelazione secondo cui, Isayama, avrebbe usato un libro di riferimenti anatomici  per rendere al meglio le espressioni facciali dei titani; invece la creazione dei mastodontici e crudeli titani è dovuta ad una casualità: un giorno, durante il suo turno di lavoro in un internet cafè, vide un cliente ubriaco aggirarsi nei dintorni, la figura di quell’uomo, che sembrava avesse ben poco da spartire con una persona normale, gli fece venire in mente che l’animale più pericoloso è l’essere umano.

Il paesino rurale citato da Isayama

Un altro dei concetti principali, ovvero la voglia di libertà e di esplorare il mondo, di Eren e Armin, è una sensazione, rivela sempre l’autore, molto familiare per lui, difatti avendo vissuto in un piccolo paesino rurale certi pensieri per lui vennero automaticamente, così come fu consequenziale a questa sua esperienza, l’idea di creare nel manga una città protetta da mura altissime, vero fulcro della storia dell’anime.
Per quanto riguarda le sue passioni ha confidato di essere un gran fan delle Momoiro Clover Z, aggiungendo che la loro musica da un aiuto essenziale al suo lavoro, soprattutto quando deve prepararsi a disegnare scene piuttosto “delicate”.
Shingeki no Kyojin, quindi, si prepara alla sua fine, un anime e manga che è entrato nel cuore di tantissime persone e che deve essere un “must” per tutti i fan del genere, dotato di una maturazione e logica narrativa non affine a tutti. In seguito su queste pagine si parlerà in modo più completo di quest’opera, per ora posso
solo consigliarvi di non perderla.