Robert Capa, l’intervista ritrovata, parla di se stesso e di quello ‘scatto in trincea’

Se le vostre foto non sono abbastanza belle, allora non siete abbastanza vicini“. Queste le parole del famoso Robert Capa, lui vicino lo era davvero al momento della realizzazione del suo scatto più noto: “Il Miliziano colpito a morte” durante la guerra civile spagnola.

In un’intervista risalente agli anni ’40 (Clicca QUI per sentire la registrazione), recentemente scoperta, racconta come abbia ottenuto quell’immagine osannata ma allo stesso tempo screditata come scena riprodotta. “È probabilmente lo scatto migliore che abbia mai fatto, pur non potendolo mai vedere in macchina perchè la fotocamera si trovava al di sopra della mia testa“. Disse Capa durante lo show radiofonico dell’NBC “Hi! Jinx” di quegli anni (1947). Si trovava nella trincea assieme ai soldati che tentavano di espugnare una postazione di mitragliatrici, ma ogni volta che vi era una sortita venivano abbattuti.

Continua Capa: “andarono avanti così per almeno altre quattro volte, durante l’ultimo assalto ho sollevato la macchina fotografica sopra la testa e ho scattato alla cieca, ho poi spedito le foto per lo sviluppo“.

Rimasi in Spagna per tre mesi. Quando tornai ero un fotografo famoso, grazie a quello scatto perché riuscii a riprendere un soldato nel momento in cui veniva colpito“.

Fortunato a tornare a casa sano e salvo, Robert Capa rimase accidentalmente ucciso nel 1954 mentre documentava la guerra nel Sud-est Asiatico.

La registrazione del ’47 fu ritrovata dal curatore capo dell’International Center of Photography Brian Wallis e divulgata per il centenario della nascita di Robert Capa.

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Guerra e fotografia: gli scatti più suggestivi dei conflitti moderni

Un soldato repubblicano viene colpito durante la guerra civile spagnola

Niente come la guerra amplifica e rivela le caratteristiche dell’animo umano. Così, se da un lato il campo di battaglia offre l’opportunità di compiere grandi atti di coraggio e eroismo, dall’altro è spesso il teatro di atrocità e nefandezze. Nel bene e nel male la guerra è un concentrato di umanità, una terrificante pulsione che attraversa tutta la storia, un filo conduttore che unisce lo spazio e il tempo dell’uomo, e niente come la fotografia, con la sua schietta puntualità narrativa, sottostante al caso e all’aleatorietà che accompagnano quest’arte, è in grado di descrivere gli eventi bellici.

Strumento di propaganda, utilizzato ora per spronare la popolazione ora per scioccarla, la fotografia non si è solo limitata a raccontare la storia, ma è arrivata spesso a determinarla. È il caso della famosissima foto della bandiera americana alzata a Iwo Jima, che causò nella popolazione americana il risveglio del sentimento patriottico, o della famosissima foto del soldato repubblicano caduto nella guerra civile spagnola contro il nazismo, che contribuì successivamente a coagulare le forze del mondo libero contro il nazi-fascismo:

Un soldato dell’armata rossa erge la bandiera dell’URSS sul Reichstag a seguito della definitiva vittoria della battaglia di Berlino

Un gruppeto di soldati americani erge la bandiera a Iwo Jima. Questa foto ebbe un fortissimo
effetto sull’opinione pubblica, che si riversò in massa a comperare le obbligazioni di guerra

Gli effetti del Napalm sulla popolazione civile in Vietnam

L’assedio di Sarajevo. La guerra in Serbia scrive una delle pagine più nere dell’epoca moderna
Durante la guerra del Golfo, Saddam incendia i pozzi petroliferi del Kuwait causando
un disastro ecologico senza precedenti

Francesco Bitto