Onsitestudio progetta le aree di servizio per l’Expo2015

In occasione del futuro Expo2015 che si terrà a Milano, sono stati nominati i vincitori dei concorsi per la realizzazione delle strutture di sostegno all’evento. 
Il primo premio del concorso internazionale per la realizzazione delle Aree di servizio è stato aggiudicato a Onsitestudio (Gian Carlo Floridi e Angelo Lunati) in collaborazione con Liverani/Molteni Architetti, Monica Lavagna, Lavinia Chiara Tagliabue e Michela Buzzetti
Durante la conferenza stampa di premiazione i progettisti hanno avuto l’occasione di presentare al pubblico presente il loro progetto, nel quale acqua, legno, luce e ombra sono gli elementi costitutivi. 
Questo spazio pubblico è costituito da tredici grandi edifici, diciassette di medie dimensioni e sedici piccole unità di 64.000 mq di superficie lorda di piano. 
Il progetto, più che alla realizzazione di un edificio punta alla creazione di uno spazio. L’unità di spazio e struttura è resa evidente dall’uso totale del legno, come unico materiale, scegliendo così di non affrontare la questione della diversità, piuttosto quella dell’uniformità. 
Il sistema strutturale si ripete ribadendo a diverse scale il motivo della medesima colonna rastremata con “entasis” nella parte centrale, e della medesima lastra. In questo modo le due unità più grandi (stecche) e i più piccoli (chioschi e Infopoint) sono costituiti dallo stesso sistema prefabbricato. 
Il sistema, con la sua nudità e trasparenza, permette di mettere in evidenza il fascino stesso delle strutture: assenza che conduce gli edifici ad una sorta di contemporaneità e che li rende “universali”, rinunciando a tutto ciò che è superfluo. 
Così gli edifici non sono rivestiti da facciate, ma da ombre. 
 
I progettisti dichiarano di essersi ispirati al progetto dal disegno delle risaie sul paesaggio agricolo lombardo, in quanto produttore di alimenti, mentre la profondità del progetto è ispirata ai boschi di pioppi delle stesse campagne che circondano l’Expo stesso. 
 
L’uso dell’acqua sulla copertura sarà funzionale anche al laboratorio di sostenibilità ambientale, uno tra i motivi principali per il quale il progetto è stato selezionato. 
Il velo d’acqua che ricoprirà le facciate faciliterà la riconoscibilità degli edifici all’interno dell’area espositiva, oltre ovviamente a sottolinearne l’importanza all’interno dell’evento stesso, in quanto fonte vitale.
Per approfondimenti sui progetti che hanno partecipato al concorso:
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La passione per il legno di Ariele Alasko

Ariele Alasko www.arielealasko.com
Scoperta per caso su Instagram, Ariele Alasko, è una scultrice di oggetti in legno. Cresciuta in California e trasferitasi a New York 7 anni fa, ha studiato nella scuola d’arte Pratt Institute, laureandosi in scultura. Ha lavorato per alcuni artisti e in una falegnameria, “Tutto quello che ho fatto è stato costruito attraverso tentativi ed errori” spiega Ariele, e affascinata dal borough di Brooklyn ha deciso di spostarsi, e da 5 anni vive a Bedstuy. Lì, nel suo appartamento, ha dato vita al suo mestiere, costruendo mobili, grazie alla passione per la scultura e al legno vecchio. Le consegne hanno cominciato ad aumentare, così era arrivato il momento di affittare un monolocale, e ora Ariele ha un vero e proprio laboratorio dove produce e vende le sue creazioni.

Laboratorio di Ariele http://www.arielealasko.com
Testiere del letto, tavoli, quadri caratterizzati da disegni simmetrici o asimmetrici realizzati in listelli di legno di diversa grandezza, così Ariele esprime la sua creatività. Ha avuto la possibilità di realizzare tavoli da caffé, tavoli da pranzo per il ristorante Il Vecchio in California e per il Cafè Evoke in Oklahoma. Ognuno si distingue per il disegno diverso attraverso l’utilizzo di differenti tipologie di legno, diventando opere uniche nel suo genere.
Tavolo da caffè http://www.arielealasko.com
Le sue ultime novità sono le posate e taglieri, realizzati interamente a mano, di diverse dimensioni e forme.

Posate http://www.arielealasko.com

Così Ariele Alasko valorizza gli oggetti della quotidianità trasformandoli in vere e proprie sculture.