NY, al via il grattacielo dell’apartheid. Polemiche sulla ‘Porta dei poveri’

Vivere a Manhattan vale l’umiliazione di non essere uguali agli altri? Esplode la polemica negli States per colpa di un grattacielo, costruito dalla ditta Extell, letteralmente tagliato a metà tra ricchi e poveri: ai primi, cui sono destinati i piani alti, è dedicato un apposito ingresso e la vista lato fiume, ai secondi è invece riservata una porta sul retro, ascensori separati, panorama ristretto. I primi 5 piani, infatti, sono stati costruiti appositamente “per poveri”, in modo da poter essere concessi con affitti calmierati, mentre i restanti 33 sono dati in pasto al libero mercato, coi prezzi normalmente in vigore in una delle zone buone della Grande Mela. Ma sul progetto della Extell grava ancora l’assenso o meno del dipartimento urbanistico di New York, nonché le critiche dei media inferociti: se da un lato la concessione di appartamenti a prezzi calmierati serve a far ripartire il mercato immobiliare, dall’altro la scelta di separare gli acquirenti in base al censo sembra tradire lo spirito intimo di un provvedimento sociale che ha già trovato importanti applicazioni in altre parti della città, ad esempio a Brooklyn.

Ma chi, al giorno d’oggi, è ritenuto talmente povero da poter accedere ai prezzi agevolati del grattacielo al 40 di Riverside Boulevard? La risposta può impressionare: negli States è oggi ritenuta povera una famiglia con un  reddito annuo inferiore a 52000 dollari (all’incirca 39000 euro), un single con meno di 37000 dollari (26000 euro circa), roba che in Italia quantificheremmo come “ceto medio”, con un guadagno di quasi 3000 euro al mese. E, al netto del costo della vita all’ombra della Statua della Libertà, il reddito medio italiano è di 19’000 euro, per non parlare di chi vive con poco più di 400 al mese. Segno, non ce ne vogliano i poveri di Manhattan, che la crisi non è uguale per tutti.
Roberto Saglimbeni
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