Leica Luxus II venduta all’asta di Hong Kong per 460.000 Euro

Una rarissima Leica Luxus II è stata venduta ad un’asta di Hong Kong per una cifra di circa 460.000 Euro. Il modello che risale al 1932 è interamente placcato in oro e corredato di custodia in pelle di coccodrillo. Ne furono fabbricate solamente quattro ma non si hanno notizie certe su dove si trovino i restanti tre esemplari.

Il modello venduto all’asta apparteneva ad un fotografo (ora deceduto), di Bridport nel Galles, che acquistò la fotocamera dopo la seconda guerra mondiale e la usò per molti anni. 

Nel 2001 fece effettuare una perizia dagli esperti d’antiquariato del programma televisivo della BBC “Antiques Roadshow. Il valore stimato fu di circa 6000 Euro.

Nonostante una vendita “sottotono” rispetto alle previsioni che hanno visto la Luxus II, valutata 880.000 Euro ma aggiudicata per metà della stima, Leica non mostra alcun disappunto ricordando il record dello scorso anno nella vendita di una sua “Leica O” ad un’asta di Vienna per ben 2.160.000 Euro.  
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Christophe Jacrot e le immagini di un mondo capovolto

Ci sono fotografi che attendono le giornate piene di sole per correre fuori e andare a fotografare, così da immortalare un paesaggio nella sua esplosione di colori.
Christophe Jacrot, giovane fotografo francese, attende, invece, con ansia giornate piovose e nevose. E più le condizioni climatiche sono sfavorevoli, più le sue fotografie diventano autentici capolavori.
Una città sotto un acquazzone è una città che si trasforma: i toni del cielo assumono varie intensità di grigio e la realtà sembra sdoppiarsi, riflettendo un mondo capovolto di luci, riflessi, striature e specchi d’ acqua. Quasi fosse un universo parallelo al nostro.

Così, mentre tutti corrono al riparo, Jacrot riesce a raccontare momenti di vita urbana che solitamente sfuggono a molti di noi. Un passante con un ombrello rosso, che transita casualmente sotto la Torre Eiffel, riesce a catturare l’ attenzione e a trattenere l’ occhio dell’ osservatore in un momento apparentemente fugace ma carico di intensità.

L’ acqua che si riversa sulle strade crea la superficie ideale per cogliere riflessi di auto, luci e cartelli pubblicitari.

Ogni passaggio umano davanti l’ obiettivo di Jacrot si traduce in una fuga verso il riparo, la sicurezza, in quanto ci ritroviamo costantemente vinti dalle forze della natura: acqua, vento o neve che sia.

Ovunque si sia trovato – Parigi, Tokyo, Hong Hong, New York – l’ obiettivo artistico di Jacrot ha immortalato le medesime situazioni di fuga verso il nostro luogo di sicurezza, mostrandoci momenti, a noi invisibili, in cui la vita rivela tutta la sua unicità e bellezza.

Ma lui, il nostro impavido fotografo, ha sfidato persino l’ Uragano Sandy, raccontando gli attimi cruciali in cui la forza della Natura si è abbattuta su New York, costringendola a fermarsi. Il blackout totale, che ha oscurato tutti i quartieri di Manhattan, gli ha permesso di rivelare la città nel suo momento di maggiore fragilità e sottomessa alla forza della tempesta.
Il risultato del suo progetto, “New York in black”, sono immagini di grande impatto visivo e dalla bellezza quasi spettrale.

Altri interessanti progetti sono visibili sul suo sito http://christophejacrot.com/

di Cinzia Catanzaro

Edward Snowden in fuga verso l’Ecuador, mentre la Casa Bianca assiste impotente

L’America è nell’occhio del ciclone: mentre lo scandalo del Datagate continua ad infuriare in patria, la Casa Bianca lavora assieme ai suoi diplomatici per cercare di catturare Edward Snowden, il responsabile dell’enorme fuga di notizie che ha provocato “danni irreversibili” alla NSA, l’azienda di intelligence per la quale lavorava.
La questione della cattura di Snowden potrebbe lasciare strascichi anche nell’ambito delle relazioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno già accusato Hong Kong di aver violato gli accordi bilaterali in materia di estradizione dei criminali, rifiutandosi di rispedire Snowden in America nonostante le legittime basi legali sulle quali si basava la richiesta. Il governo di Hong Kong ha non solo respinto la richiesta statunitense, dando protezione al fuggitivo per diverse settimane, ma gli ha anche permesso di lasciare il Paese per cercare asilo politico in uno Stato più “sicuro”. Snowden cercherà probabilmente rifugio nell’Ecuador del cristiano-socialista Rafael Correa, presidente del Paese che offre già rifugio a Julian Assange, sfidando così apertamente il governo di Washington.
Gli Stati Uniti, però, non hanno intenzione di lasciar perdere e cercheranno di “intercettare” Snowden prima che arrivi a Quito: gli occhi sono puntati su Mosca, dove l’ex contractor della NSA dovrebbe fare tappa prima di partire alla volta del Paese sudamericano. La Casa Bianca ha ricordato come “numerosi criminali di alto profilo siano stati estradati verso la Russia, su richiesta del governo russo”, aggiungendo poi di aspettarsi che Mosca faccia lo stesso con Snowden. Ma Putin fa orecchie da mercante, affermando tramite un portavoce che “la Russia non ha nulla a che fare con la questione”, e che Snowden si limiterà a fare scalo in un aeroporto russo, esulando quindi dalle competenze del governo di Mosca. Tutta la faccenda sottolinea la difficoltà che gli Stati Uniti hanno a trovare alleati duraturi in Asia: a ciò hanno contribuito anche le rivelazioni fatte da Snowden, che hanno dimostrato come il governo di Obama si adoperasse per spiare alcune potenze straniere senza il loro consenso (fra queste la Cina).
Quel che è certo è che Barack Obama e la sua amministrazione escono da questa faccenda con le ossa rotte. Pur non più costretto a inseguire il consenso popolare (è al suo secondo mandato, e non potrà essere rieletto una terza volta), questa vicenda potrebbe minare la sua posizione nel Congresso, rendendogli più difficile la già ardua impresa di modificare alcuni pilastri dell’ordinamento americano: armi, sanità e immigrazione, le tre parole d’ordine del Presidente proveniente dalle fila dei democratici.
Nonostante la fuga possa continuare a lungo, Snowden sa che molto probabilmente prima o poi verrà catturato: “Non puoi ribellarti alla più grande potenza spionistica del mondo e non accettare il rischio”, ha detto qualche settimana fa la spia ai microfoni del Guardian, “se loro ti vogliono prendere, prima o poi lo faranno”. Non è chiaro a quale pena andrà in contro Snowden, se catturato, poiché i precedenti in materia sono quasi inesistenti. C’è chi parla di un massimo di dieci anni di carcere, secondo quanto predisposto dall’Espionage Act, ma proprio la mancanza di precedenti potrebbe generare esiti inaspettati.
Giovanni Zagarella