Black Sabbath: forse non ci sarà un altro album

Durante un’intervista alla rivista inglese “Classic Rock”, i Black Sabbath alla domanda sull’eventualità di un nuovo album con materiale inedito, dopo il loro penultimo lavoro “13” hanno risposto all’unanimità e con marcato scetticismo a proposito di un disco futuro: “Non ne abbiamo parlato, francamente”, ha detto Tony Iommi“Non so se sarebbe la cosa giusta da fare. Dio solo sa le aspettative che ci sarebbero. Probabilmente mi verrebbe un infarto per la preoccupazione! Fare ’13’ è stata una bella esperienza, memorabile e se fosse il capitolo finale non potremmo che esserne felici. Però chi può dirlo. Non ci precludiamo nulla. La storia di questo gruppo mi ha insegnato a non dire mai la parola ‘mai'”
E Geezer Butler ha aggiunto: “Per quanto mi concerne, è chiusa bene così. Se facessimo un altro disco non avrebbe lo stesso feeling, secondo me. E con i buoni risultati che stiamo ottenendo con questo, anche il prossimo dovrebbe almeno andare al numero uno ovunque, altrimenti sarebbe percepito come un fallimento!“.
Ozzy invece ha commentato: “Vedremo cosa succederà. Abbiamo promesso un nuovo album 15 o 20 anni fa e ci è voluto tutto questo tempo perché succedesse. Non credo ne vedrete un altro nei prossimi 20 anni, mettiamola così”.


Blue Jasmine, la trasformazione di Cate Blanchett. Nelle sale dal 6 Dicemebre

Il 6 Dicembre tutti pronti: esce il nuovo film di Woody Allen, Blue Jasmine! In pieno ritmo (96 minuti di girato) e in pieno stile di Woody Allen, Blue Jasmine vede la nevrotica newyorkese Cate Blanchett, divorziata e oppressa dai fallimenti della sua vita,  far rotta dalla sorella.

La sorella è buona, brava e sempre snobbata dalla bionda di città. I presupposti sono quelli amatissimi dal regista ebraico, ma stavolta il nevrotico isterico non è lui, ma una donna. Il cast è come sempre stellare con Alec Baldwin, Bobby Cannavale e la già citata Cate Blanchett che ha già vinto un premio per questa performance.

Ecco come Woody Allen ha descritto Jasmine:
– “Fin dal primo minuto del film si evince che Jasmine è una donna persa. Il fatto che lei si ritrovi a parlare da sola è sintomo di chi ha dei problemi evidenti”.
Ed ecco invece come la descrive Cate Blanchett:
– “Jasmine è in ‘caduta libera’, e deve lasciarsi alle spalle tutte le sue certezze, e le sue aspettative. Sta per percorrere un cammino oscuro ed ignoto, trasferendosi da una parte della costa all’altra, passando da uno status ad un altro, e da una classe sociale ad un’altra. La sua grande attenzione all’aspetto esteriore, o a quello che i vicini potessero pensare di lei, probabilmente l’ha fatta cadere nello stato in cui si trova quando opta di trasferirsi a San Francisco. È fuggita perché si sentiva giudicata dagli altri. E’ ben consapevole di quella che è ormai la sua reputazione, ed il suo desiderio di controllare il giudizio altrui, creandosi un guscio esteriore di facciata, le fa invece capire chi è diventata realmente”

Alan Moore contro i supereroi e i loro fan

Alan Moore, vecchietto dei fumetti dall’aria un po’ scontrosa, non è certo uno che “te le manda a dire”. I suoi recenti commenti hanno scatenato il putiferio su Twitter, dove i fan hanno sollevato un rumoroso cinguettio intorno alle ultime affermazioni dello scrittore-creatore-mago di fumetti (V for Vendetta, Watchmen, The League Of Extraordinary Gentlemen, tra gli altri). Moore non si è mai mostrato timido o reticente nell’esternare la propria opinione (molto spesso un disappunto!). Ha detto e ribadito che la maggior parte dei suoi racconti sono stati progettati per essere “unfilmable” e, quando ne sono stati fatti degli adattamenti, ne ha sempre preso le distanze, addirittura chiedendo che il suo nome fosse tolto da eventuali crediti. Questa volta le sue parole hanno creato davvero un gran scompiglio ma, a onor del vero, hanno anche sollevato alcune (legittime) domande e perplessità, ponendo interessanti argomenti di dibattito.

Primissimo piano di Alan Moore
Senza freni e senza filtri, in un’intervista rilasciata al The guardian, parlando del suo ultimo fumetto Fashion Beast, ha esordito affermando: “Odio i supereroi. Penso che siano abomini“. Il dopo, un crescendo di critiche, giudizi e disapprovazione. Anche se non avete mai letto un fumetto o guardato un cartone animato nella vostra vita, negli ultimi cinque anni non vi sarà stato facile sfuggire all’invasione di supereroi che, dalla Trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan ai film degli X-Men della 20th Century Fox, passando per gli altri successi della Sony Pictures o della Marvel, hanno affollato le sale cinematografiche e gli scaffali di mezzo mondo, declinati in forma di giocattoli, giochi, t-shirt e altri capi di vestiario e gadget di tutti i tipi. Negli anni ’80 Alan Moore ha scritto alcuni dei fumetti di supereroi più acclamati di tutti i tempi – The Killing Joke , Whatever Happened to the Man of Tomorrow e, naturalmente, Watchmen – , creando personaggi e storie più mature, soverchiando i canoni classici del genere e permettendo ad un pubblico anche di adulti di entusiasmarsi ad esso.

Supereroi Marvel
L’ultima uscita dello scrittore “spara a zero” proprio su quest’industria, quella che lui stesso ha contribuito a far crescere e a rendere un fiorente business – ed a cui Moore deve la sua popolarità e fama. La sua ragione? Beh, è una risposta un po’ complessa. Il concetto principale sembra essere il seguente: i fan dei supereroi sono ormai troppo vecchi. “Non ho letto fumetti di supereroi da quando ho finito Watchmen“, ha detto Moore al The Guardian e la cosa, francamente, suona come un paradosso, considerati i numerosi fumetti giunti dopo: Batman, The Killing Joke, Tom Strong,Promethea e molti molti altri. “Oggi il pubblico dei fumetti di supereroi non è certamente di ragazzi dai nove ai tredici anni, non ha niente a che fare con loro”. Il pubblico di oggi è fatto in gran parte di adulti, spesso uomini, e per lo più dai trenta ai sessant’anni. Sono loro i nuovi supereroi-addicted. “Qualcuno se ne uscì con il termine graphic novel. Questi lettori…erano semplicemente interessati a un modo che potesse convalidare il loro eterno amore per Green Lantern o Spider-Man senza apparire in qualche modo emotivamente subnormali“.
Watchmen, il film
Secondo Moore di fatto i fumetti hanno perso il loro significato più autentico e originale, quello per cui sono nati: aprire e stimolare la fantasia di ragazzini, di un pubblico fatto di 9-13enni! “Che era esattamente quello che dovevano fare e che si stava facendo in modo eccellente”. Quindi, a quanto pare, se siete amanti dei supereroi e non siete più bambini, siete “emotivamente subnormali”? Questo è quello che sembra essere il pensiero di Moore. Il genere è andato oltre il suo scopo presunto, ed i risultati cui sta giungendo sono davvero “allarmanti”? “Non credo che il supereroe sia sinonimo di qualcosa di buono”. “Penso che sia un segno piuttosto allarmante se abbiamo un pubblico di adulti che va a vedere i film dei Vendicatori” e si lascia coinvolgere ed appassionare da personaggi e storie “pensati ed elaborati per intrattenere i 12enni degli anni ‘50”. 
Whatever Happened to the Man of Tomorrow
Moore ha notoriamente costruito la sua carriera sovvertendo le aspettative di storie di supereroi, ma dalle sue parole emerge addirittura un disprezzo del genere. Beh, visto che questa intervista sta per lanciare scintille, vi chiediamo, cosa ne pensate? Moore ha ragione, o sta sputando nel piatto dove mangia? Ovviamente la questione potrebbe essere ulteriormente sviscerata e indagata. I fumetti di supereroi nascono per ragazzi ed a loro sono rivolti. Ora non è più così. O meglio, il pubblico di riferimento è più ampio e i fumetti non sono più “solo per ragazzi”. E’ questo il risultato di una evoluzione del genere (educativo-popolare) in una forma d’Arte trasversale? O, al contrario, lo si sta trasformando in una forma di mero intrattenimento, decretandone la morte? Gli adulti supereroi-addicted sono davvero da considerare “casi patologici”?

La rivelazione di Jimmy Page: materiale esclusivo dei Led Zeppelin

Il chitarrista dei Led Zeppelin ha dichiarato in un’intervista novità interessanti per tutti gli appassionati della rock band più famosa del mondo. Oltre alla lavorazione delle ristampe, Page che è anche l’archivista ufficiale del gruppo, ha svelato altri dettagli “Ogni album è stato rimasterizzato e avrà anche un disco supplementare. Per esempio, per Led Zeppelin III riascoltando tutti i mixaggi intermedi di lavorazione, fatti molti anni prima, abbiamo trovato delle versioni completamente differenti e bellissime, come Since I’ve been loving you, molto più cruda nell’approccio, ma fantastica”.
Quando riusciremo ad ascoltare questi “gioielli” della musica rock? Non ci sarà molto d’aspettare, dato che lo stesso Jimmy Page ha rivelato che la raccolta uscirà nel 2014, ma ogni disco sarà pubblicato nel proprio box e separatamente, e ci sarà anche del materiale esclusivo. E conclude il chitarrista “ Non posso dire di cosa si tratta…sarà una sorpresa!”.

L’ultima video intervista di Lou Reed: ‘La musica è la mia vita’

Appena un mese prima della sua morte a 71 anni, Lou Reed il 21 settembre rilasciò la sua intervista finale in cui parla del suo personale rapporto con il suono. “Il suono è più che un semplice rumore, un suono ordinato è la musica”.
La conversazione di Lou che divide la scena con il regista Farida Khelfa, era parte di un servizio fotografico per Parrot (a cui Reed aveva offerto la sua esperienza per il bilanciamento delle cuffie Zik Parrot per renderle più adatte al rock). Nel filmato in cui l’icona rock appare commossa e stanca, ma con la mente lucida, spiega perché è diventato un musicista “devi fare ciò che ami…o ti farai arrestare!” . Poi il discorso ritorna di nuovo sul suono e Reed diventa subito poetico “Riconosco il modo in cui mi piace sentire le cose che suono” e spiega “Non vorrei sentire Beethoven senza i suoi bellissimi bassi, i violoncelli o la tuba. E così che fa Beethoven. Se non avete il basso è come essere amputati. È come essere senza gambe.” 
Dopo avere criticato i suoni su CD che considera “orribili”, Reed ha affermato che aveva appena rivisitato il suo intero catalogo musicale, con l’intenzione di migliorare il profilo sonoro dei suoi dischi. “Ho rimasterizzato ogni album sfruttando le nuove tecnologie. Ed è così bello che mi sono commosso, sono emotivamente colpito dal suono”. Alla domanda riguardo al suo primo ricordo del suono Lou risponde “Noi tutti condividiamo la stessa esperienza, il primo ricordo del suono dovrebbe essere il battito cardiaco di tua madre, si cresce ascoltandone il ritmo”.

Robert Capa, l’intervista ritrovata, parla di se stesso e di quello ‘scatto in trincea’

Se le vostre foto non sono abbastanza belle, allora non siete abbastanza vicini“. Queste le parole del famoso Robert Capa, lui vicino lo era davvero al momento della realizzazione del suo scatto più noto: “Il Miliziano colpito a morte” durante la guerra civile spagnola.

In un’intervista risalente agli anni ’40 (Clicca QUI per sentire la registrazione), recentemente scoperta, racconta come abbia ottenuto quell’immagine osannata ma allo stesso tempo screditata come scena riprodotta. “È probabilmente lo scatto migliore che abbia mai fatto, pur non potendolo mai vedere in macchina perchè la fotocamera si trovava al di sopra della mia testa“. Disse Capa durante lo show radiofonico dell’NBC “Hi! Jinx” di quegli anni (1947). Si trovava nella trincea assieme ai soldati che tentavano di espugnare una postazione di mitragliatrici, ma ogni volta che vi era una sortita venivano abbattuti.

Continua Capa: “andarono avanti così per almeno altre quattro volte, durante l’ultimo assalto ho sollevato la macchina fotografica sopra la testa e ho scattato alla cieca, ho poi spedito le foto per lo sviluppo“.

Rimasi in Spagna per tre mesi. Quando tornai ero un fotografo famoso, grazie a quello scatto perché riuscii a riprendere un soldato nel momento in cui veniva colpito“.

Fortunato a tornare a casa sano e salvo, Robert Capa rimase accidentalmente ucciso nel 1954 mentre documentava la guerra nel Sud-est Asiatico.

La registrazione del ’47 fu ritrovata dal curatore capo dell’International Center of Photography Brian Wallis e divulgata per il centenario della nascita di Robert Capa.

Oliviero Toscani, la storia e la fotografia di un fotografo fuori dagli schemi – Interviste

Questo articolo fa parte della Rubrica dedicata alla Fotografia.

In queste due interviste gli inizi, la storia, la fotografia e gli studi: Oliviero Toscani si racconta, condendo il tutto con le sue idee “fuori dagli schemi”. Protagonista della storia creativa italiana e internazionale da decenni, Toscani ripercorre alcuni degli step più importanti: dalle campagne Benetton, alla pubblicità di oggi.

Essere creativi oggi? Per Toscani le cose non sono così semplici! Creatività, lusso o pubblicità: Oliviero Toscani esprime le sue idee “poco convenzionali” in merito. Una chiacchierata a fiume con il fotografo italiano che ha cambiato il concetto stesso di comunicazione, creandone uno suo personale.


Oliviero Toscani – Prima intervista – parte 1



Oliviero Toscani – Prima intervista – parte 2



Oliviero Toscani – Seconda intervista

Ferdinando Scianna, "il mestiere del fotografo" – Interviste

Questo articolo fa parte della Rubrica dedicata alla Fotografia.

È il suo fotografare, quasi una rapida, fulminea organizzazione della realtà, una catalizzazione della realtà oggettiva in realtà fotografica: quasi che tutto quello su cui il suo occhio si posa e il suo obiettivo si leva obbedisce proprio in quel momento, né prima né dopo, per istantaneo magnetismo, al suo sentimento, alla sua volontà e – in definitiva – al suo stile.” (Leonardo Sciascia)

In questo articolo tre importanti video riguardanti il fotografo siciliano Ferdinando Scianna, il primo è un intervista di 14 minuti, il secondo è una specie di convegno della durata di quasi due ore e il terzo un video con le sue fotografie più belle sulla donna secondo Scianna.

La sua biografia, le sue foto e altri video inerenti questo grande fotografo italiano al seguente link: Ferdinando Scianna – I grandi Fotografi Italiani

Intervista a Ferdinando Scianna

Ferdinando Scianna “Il mestiere di fotografo”

Afip Associazione Fotografi Italiani Professionisti.
Lectio Magistralis di fotografia e dintorni. Alla Triennale di Milano.
Ferdinando Scianna ” Il mestiere di fotografo “, conversazione stimolata da Giuseppe di Piazza e introdotta dalla Gialappa’s Band.

La donna per Ferdinando Scianna

Ride la gazza, nera sugli aranci – di Salvatore Quasimodo

Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l’erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno;
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo
per la prima marea. Questa è l’ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avanza verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.

Gianni Berengo Gardin intervista – documentario su uno dei più grandi fotoreporter Italiani

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Intervista – documentario di Blow Up, scritta e condotta da Virginia Zullo, è dedicata al fotografo Gianni Berengo Gardin. La sua carriera di fotoreporter inizia nel 1965, quando lavora per Il Mondo di Mario Pannunzio. Negli anni a venire collabora con le maggiori testate nazionali e internazionali come Domus, Epoca, Le Figaro, L’Espresso, Time, Stern. Il suo modo caratteristico di fotografare, il suo occhio attento al mondo e alle diverse realtà, dall’architettura al paesaggio, alla vita quotidiana, gli hanno conferito il successo internazionale, e lo hanno reso un fotografo molto richiesto anche nel mercato della comunicazione d’immagine. Gianni Berengo Gardin definisce un Dio della fotografia Henry Cartier Bresson, anche lui protagonista della puntata, con un prestigioso documento delle teche Rai.

Articolo correlato: Gianni Berengo Gardin – I grandi Fotografi Italiani

Il fotografo Mario De Biasi, uno dei padri del fotogiornalismo Italiano

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Mario De Biasi, uno dei padri del fotogiornalismo italiano, si è spento ieri (27 maggio) a Milano.

Dopo aver letto la sua biografia, a fine articolo trovate una bellissima intervista (documentario) a Mario De Biasi realizzata da Virginia Zullo.
Fotografo polivalente, dopo la giovinezza trascorsa a Belluno si trasferisce a Milano; con la rivista Epoca nel 1953 ha iniziato la propria carriera in veste di fotoreporter, durata fino agli anni ’80. Durante questo trentennio ha effettuato reportages da diversi paesi. Tra questi si ricordano quello sulla rivolta d’Ungheria del 1956, le immagini della New York negli anni Cinquanta e ritratti come quelli di Marlene Dietrich, Brigitte Bardot e Sofia Loren.
Ha esposto nella mostra “The Italian Metamorphosis, 1943-1968” e una sua opera è stata utilizzata come manifesto ufficiale della manifestazione; nel 1994 la sua foto “Gli italiani si voltano” (in cui è ritratta, di spalle, una giovane Moira Orfei) è stata esposta al museo Guggenheim di New York.

De Biasi si è occupato prevalentemente di cinema, architettura e natura, ha tenuto negli anni mostre e workshop. Diversi libri ha pubblicato e ne ha ricevuto premi e riconoscimenti (fra questi, il Premio Saint Vincent per il Giornalismo, nel 1982 e, nel 2003, il titolo di Maestro della Fotografia Italiana, massima onorificenza della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche (che, lo stesso anno, gli ha dedicato una monografia). Il 7 dicembre 2006, su proposta dell’Assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, il Comune di Milano gli conferisce la sua massima onorificenza, l’Ambrogino d’oro, con la seguente motivazione: “Bellunese di nascita, ma vissuto quasi sempre a Milano, Mario De Biasi è uno dei decani del fotogiornalismo italiano. Quando inizia la sua ‘ricognizione’ fotografica nella Milano del Dopoguerra è capace di far comprendere l’evoluzione dei costumi e il dinamismo della metropoli. Con le sue immagini offre una chiave di lettura di una città che in quasi sessant’anni subisce trasformazioni tanto significative da renderla spesso irriconoscibile. Da autentico milanese d’importazione, De Biasi, amando profondamente la nostra città, ha saputo interpretare ogni suo piccolo mutamento, ogni magico istante, tutte le realtà più genuine e le luci di una Milano che non ha età.
Nel 2007 queste immagini furono esposte e nacque Forma – Centro Internazionale della Fotografia di Milano – la mostra Racconti d’acqua e di vita – Fotografie di Mario De Biasi dal 1948 ad oggi.
Si spegne il 27 maggio 2013 all’età di 89 anni, nella clinica milanese in cui era in cura già da tempo. Proprio poche settimane prima in occasione del Photoshow 2013 di Milano gli era stato dedicato il “Premio alla Carriera” per la sua capacità di raccontare i grandi eventi, ma anche per la sensibilità e la delicatezza con cui si è sempre accostato alle piccole realtà che ha incrociato nel suo cammino.

BLOW UP – MARIO DE BIASI – prima parte

BLOW UP – MARIO DE BIASI – seconda parte