La rivoluzione siriana è morta: il racconto di Domenico Quirico


“Ho sentito un aereo che passava sopra casa mia e istintivamente ho avuto la tentazione di ripararmi contro un muro, perché in Siria quando si sente il rumore di un aereo in volo è un MiG che viene a bombardare.” Questa è una delle tante sensazioni provate da Domenico Quirico nella sua prima giornata da uomo libero, dopo essere stato in prigionia per 152 giorni. Il cronista de La Stampa ha voglia di raccontare, di spiegare quello che ha visto, non solo durante questi cinque mesi, ma dall’inizio della rivoluzione siriana nel 2011.
Quirico descrive l’involuzione di un evento storico di straordinaria importanza per la regione in cui sta avvenendo, un evento che avrebbe dovuto cambiare le sorti del Medioriente intero, espandendo il vento di libertà e democrazia arrivato dalle primavere maghrebine. La rivoluzione siriana iniziò appunto come movimento di giovani con idee democratiche e laiche, riuniti nel Free Syrian Army, intenzionati ad abbattere il regime corrotto e criminale di al-Asad. Il tempo, racconta Quirico, ha trasformato questa ribellione in una guerra civile tra sciiti e sunniti, tra poveri e ricchi, tra abitanti di alcune regioni contro altre ancora. In questa confusione è scomparsa l’idea di rinnovamento per far posto alla jihad internazionale per cui il dittatore siriano “è il primo e il più piccolo degli obiettivi da colpire, oltre il quale c’è la civiltà occidentale”. 
Ai microfoni di Rai News, il cronista piemontese affronta anche la questione dell’intervento militare statunitense imminente ed è molto chiaro quando dice che: “Aiutare il regime di al-Asad è criminale, ma aiutare la jihad è altrettanto criminale.” Schierarsi su un fronte piuttosto che un altro, quindi, potrebbe essere un rischio e un azzardo per il governo Obama, anche perché ancora non è chiaro da quale fronte sono state usate le armi chimiche. In ogni caso, ben inteso che le bombe lanciate dai MiG provocano gli stessi morti del gas nervino, aiutare le bande di jihadisti potrebbe avere un effetto controproducente per la popolazione siriana che cadrebbe in mani ancora peggiori di quelle nelle quali si trova attualmente. 
La Siria, descritta da Quirico come un nido di vipere, è uno scenario che potrebbe trasformarsi in una polveriera scatenante conflitti che ricordano quelli della Guerra Fredda. La proposta russa di far entrare la Siria nell’ OPCW, l’organizzazione mondiale per la proibizione delle armi chimiche, potrebbe scongiurare l’intervento statunitense ma porterà la pace in Siria? A questo proposito si potrebbe dare ragione a papa Francesco I, che durante l’Angelus di domenica scorsa afferma: “Rimane sempre il dubbio che dovunque ci siano guerre, non siano veramente guerre per problemi ma guerre commerciali, per vendere armi.” 


Emanuele Pinna

Annunci