Ti regalo un autore: venti famosi autori della letteratura trasformati in bambole

Non sapete ancora che cosa acquistare per gli ultimi regali natalizi? I vostri amici sono accaniti lettori? Allora avrannp sicuramente un autore o un’autrice del cuore! Perché non regalare loro questo personaggio, divenuto negli anni oggetto della loro immutata adorazione letteraria e compagno di vita, magari sotto forma di bambola da posizionare sul comodino? Già, perché basta guardarsi in giro su Internet e troverete manufatti di ogni tipo, dimensione, materiale (dal legno alla carta, dalla stoffa ai Lego) e provenienza, che ritraggono gli autori più famosi delle letterature mondiali di tutti i tempi sotto i più diversi aspetti, da quelli seri e pensierosi a quelli più buffi e divertenti. Sono pupazzi realizzati da persone comuni decisamente creative e profondamente innamorate della letteratura, che sono riuscite ad utilizzare a loro vantaggio stilemi e generalizzazioni diffusi fra i lettori meno esperti. Quindi, prima di acquistare un libro di Ernest Hemingway, controllate che non ci sia proprio lì accanto la sua action figure, in stile Ken di Barbie!
Ecco allora la simpatica classifica delle 20 bambole migliori stilata dal sito Flavorwire. 
Ernest Hemingway
Edgar Allan Poe
James Joyce
Emily Dickinson
Charles Dickens
Sylvia Plath
William Shakespeare
Oscar Wilde
Margaret Atwood
Dorothy Parker
Alexsandr Puskin, Lev Tolstoj, Anton Cechov, Fedor Dostoevskij e Ivan Turgenev
 Ayn Rand
Hunter S. Thompson
Mary Wollstonecraft Shelley
Mark Twain
Kurt Vonnegut
Tiny Maya Angelou
Franz Kafka
Virginia Woolf
Per finire non potevano mancare le sorelle Bronte, trasformate nelle supereroine Brontesaurus, cui è stato dedicato addirittura un video di presentazione.

Lucia Piemontesi

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Hieronymus Bosch, l’antesignano del terrore figurativo

Quando pensiamo ad un pittore siamo soliti ricondurlo alla corrente artistica d’appartenenza: Monet era un impressionista, Kandinskij era un astrattista, Duchamp era dadaista e così via. Ma c’è un pittore tra tutti le cui opere non sono riconducibili a nessuna corrente artistica, un artista le cui opere non hanno né spazio né tempo, anacronistico, precursone e ispiratore di tutto ciò che richiamerà l’orrore in futuro: Hieronymus Bosch. Poco sappiamo della vita del pittore fiammingo, nato nel 1453: proveniva da una famiglia di artisti e fu un confratello di Nostra Diletta Signora, un’associazione per laici ed ecclesiastici che si dedicava al culto della Vergine e a opere di carità, ed è quindi probabile che per tutta la durata della sua vita Bosch visse a stretto contatto con una realtà fortemente religiosa, così a stretto contatto che tutta la sua produzione artistica ne fu influenzata. Hieronymus Bosch tenta di descrivere nelle sue opere l’immateriale, cerca di imprigionare la malignità, l’inquietudine e l’orrore dell’essere umano esasperando queste qualità fino ad infastidire chiunque si trovi davanti ad una sua opera. Tema ricorrente nelle sue opere sono episodi biblici e apocalittici impressi su tela con nervosismo, proporzioni sballate e accostamenti di colore schizofrenici, ed un ossessione per le pene corporali che in ogni opera si mostrano in tutta la loro brutalità.

L’opera più complessa ed ambiziosa di Bosch è senza dubbio il “Trittico del Giardino delle delizie”: il trittico chiuso rappresenta la creazione del mondo reso con i toni del bianco e del grigio, aperto invece mostra tre pannelli, nel primo troviamo il paradiso terrestre con Adamo e Eva, nel pannello centrale troviamo Il giardino delle delizie e nell’ultimo pannello l’Inferno. Dal giardino dell’Eden all’Inferno, la rovinosa caduta dell’uomo verso la perdizione è resa perfettamente dall’uso del colore, dai toni chiari e brillanti dell’Eden al nero dell’inferno in un susseguirsi di immagini raccapriccianti: una donna svenuta a terra stretta da un essere mostruoso che si specchia nelle terga di un demone, uomini tagliati a metà le cui cavità ospitano i dannati, un vero e proprio Inferno. Un’ opera complessa ed enigmatica che ancora oggi lascia mille interrogativi sulla sua interpretazione.
Altra straordinaria opera del pittore fiammingo è “L’ascesa al calvario (Gand)“ dove tutte le caratteristiche più orride dell’uomo vengono esasperate: Cristo affronta la salita al calvario con la testa piegata in avanti ed il volto segnato dalla fatica e dal dolore, attorno a lui solo la cattiveria e l’indifferenza dell’uomo, rappresentati con volti grotteschi e meschini. I pochi spiragli di luce sullo sfondo scuro si aprono sulla Veronica (in basso a sinistra), su Cristo (al centro) e sul buon ladrone (in alto a destra), mentre in tutto il resto del quadro è il buio a dominare, quasi a voler significare che le cose buone dell’uomo ormai stanno per essere completamente risucchiate dal male. In questo quadro tutto ruota attorno alla contrapposizione su luce ed ombra, sulla bontà e la cattiveria che albergano nell’uomo. 
Bosch è un pittore tormentato, che nei quadri racchiude tutta la frustrazione, tutto il male di vivere e l’angoscia che in vita lo hanno afflitto. Non firmava né datava mai le sue opere, forse usava la tela per immortalare i sui flussi di coscienza per poi magari pentirsene, come quando si scrive di getto su un foglio e poi lo si chiude in qualche cassetto. Nessuno dopo di lui resterà immune al fascino del male che i suoi quadri sprigionano, influenzando alcuni tra i più grandi scrittori “horror” e tra i più grandi registi di tutti i tempi, da Poe a Lovecraft, da Kubrick a Friedkin. 

Francesco Bitto e Consuelo Renzetti