Milano nei profili delle presone che la vivono ogni giorno: un progetto di Francesco Paleari

Profili di Milano è una serie di fotografie in bianco e nero sviluppate dal giovane designer e fotografo Francesco Paleari
Gli scatti con doppia esposizione rappresentano un mix astratto di un singolo ritratto con famosi edifici architettonici di Milano. L’artista utilizza le forme degli edifici che creano il lato destro dell’immagine pur mantenendo le caratteristiche facciali distinte di ogni persona sulla sinistra. In ogni immagine, il viso di una persona e le curve di un tetto o il picco di una basilica sono perfettamente uniti. Paleari racconta con il suo lavoro la storia di una città straordinaria e il ruolo importante che svolgono i residenti per farla prosperare. 
Francesco Paleari ha solo 20 anni e studia Design della Comunicazione al Politecnico di Milano, considera la sua macchina fotografica “una compagna di viaggi e anche uno strumento per estrapolare e fissare particolari aspetti del reale”.

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15 Caverne tra le più spettacolari al mondo

Non è un mistero che poche foto possano suscitare una intensa sensazione di meraviglia quanto quelle di un paesaggio maestoso e surreale. Che si tratti di torreggianti vette, di sconfinati arcipelaghi o di foreste lussureggianti; eppure un’altra categoria di luoghi riesce inaspettatamente  stupire l’osservatore che, senza pregiudizi, presti ad essa il proprio occhio: le caverne.
Di esse abbiamo già auto alcuni esempi, alcuni dei quali rivedremo, nei nostri articoli: I 33 luoghi abbandonati più belli al mondo e 40 posti da vedere prima di morire – Parte 1/3  | Parte 2/3 | Parte 3/3
Queste fantasmagoriche caverne non sono tratte da una favola, né sono state realizzate per un film horror, fantasy e neppure di Indiana Jones; infatti tutto ciò che vedrete nelle prossime immagini è parte del mondo in cui viviamo. Questi spettacolari luoghi si trovano nei punti più remoti e nascosti dell’Asia, del Nord America e dell’Europa.
Alcune di queste caverne si formano grazie a fenomeni di tipo carsico, per cui l’acqua, scorrendo o filtrando attraverso delle fenditure formatesi all’interno di rocce calcaree, dissolve i minerali carbonatici trasportandoli in soluzione e creando spaccature ed aperture. Nel corso di milioni di anni, il susseguirsi di questi fenomeni, porta alla formazione di queste maestose strutture grazie all’opera distruttiva sul calcare preesistente ed a quella costruttiva, derivata dal continuo deposito del carbonato di calcio di cui le acque si erano arricchite.
Altre caverne, invece, si sono formate attraverso un insieme di fenomeni erosivi che hanno colpito le rocce da cui sono composte, ad opera di agenti meccanici come il moto ondoso del mare o lo scorrere dei fiumi.
Attenzione però! Se voleste andare a visitarle dovrete tenere presente che solo alcune di loro, come quella di Phraya Nakhon in Thailandia, sono aperte al pubblico. La maggioranza sono appannaggio di pochi avventurieri estremi che sono riusciti a guadagnarsi un pass per poterle esplorare. Inoltre, come potrete dedurre dalle foto che vedrete, le persone a cui viene data la possibilità di esplorare queste bellezze naturali sono equipaggiate di tutto punto con attrezzatura non convenzionale.

È quindi una grande fortuna per noi che tali spedizioni annoverino spesso nei loro team dei fotografi professionisti. I loro preziosi scatti sono ciò che ci permette di apprendere di più su quel misterioso luogo chiamato Terra e su quei luoghi, ancora incontaminati dal genere umano, che ne fanno parte.

1) Caverna di Son Doong, Vietnam
Crediti: National Geographic
Crediti: National Geographic
Crediti: National Geographic
La caverna di Son Doong in Vietnam è la più grande caverna a livello mondiale attualmente conosciuta. È un luogo ricco di innumerevoli meraviglie, incluse un ecosistema isolato, un microclima e delle formazioni geologiche.
2) Caverna di ghiaccio vicino al vulcano Mutnovsky, Russia
Crediti: Denis Budko
Crediti: Florian Wizorek
Crediti: Florian Wizorek
Caverne di ghiaccio come questa circondano il vulcano Mutnovsky in Russia. Alcune di esse vengono generate dagli sfiati, detti fumarole, che rilasciano il calore vulcanico e gas.
3) Miniera di Naica, Messico
Crediti: nicole_denise
Crediti: nicole_denise
Le caverne della Miniera di Naica in Messico ospitano alcuni dei più grandi cristalli mai visti. La Caverna di Cristallo, dove queste meraviglie sono racchiuse, è chiusa al pubblico a causa della sua profondità, del calore e varie problematiche. Ad ogni modo moltissime immagini sono state scattate per documentare questa monumentale caverna.
4) Caverna nel Ghiacciaio di Vatnajokull, Islanda
Crediti: orvaratli
Crediti: Einar Runar Sigurdson
Crediti: skarpi
Questa caverna è situata nel Ghicciaio Vatnajokull in Islanda, il più grande ghiacciaio d’Europa. Caverne come queste si formano a causa dello scioglimento dei ghiacci, ma possono essere pericolose poiché i ghiacciai si fratturano e si modificano di continuo.
5) Caverne di Batu, Malesia
Crediti: Danny Xeero
Le Caverne di Caves in Malesia sono state utilizzate da coloni inglesi e cinesi così come dagli indigeni delle popolazioni Temuan. Il guano di pipistrello della caverna veniva raccolto e sfruttato per scopi agricoli, oggigiorno però la caverna è piena di statue ed aperta ai visitatori.
6) Caverna nel Ghiacciaio di Mendenhall, USA
Crediti: Kent Mearig
Questa caverna di ghiaccio è parte del ghiacciaio di Mendenhall vicino Juneau, in Alaska. La spettacolare caverna è stata scavata nel ghiacciaio dalle acque derivanti dallo scioglimento dei ghiacci. A causa delle condizioni in continuo mutamento del ghiacciaio è impossibile sapere se, e per quanto a lungo sarà ancora possibile ammirarle.
7) Caverna di Algarve, Portogallo
Crediti: Bruno Carlos
La regione di Algarve in Portogallo, dove è situata questa caverna, è soggetta a diverse formazioni costiere dovute alla relativa solubilità di questo fronte roccioso. Questa caverna vicino Lagos, nello specifico, è accessibile solo via mare.
8) Glowworms Cave, Nuova Zelanda
Crediti: waitomo.com
Crediti: waitomo.com
Crediti: waitomo.com
Le Waitomo glowworm caves in Nuova Zelanda sono dimora per un insetto unico: il glowworm. Questi insetti producono una sostanza filamentosa, setosa e luccicante che fanno pende dal soffitto della caverna, allo scopo di attrarre delle prede curiose.
9) Caverna di Tham Lod, Thailandia
Crediti: John Spies
Crediti: John Spies
Il fiume Nam Lang scorre attraverso la caverna Tham Lod nella Thailandia del nord. La caverna è piena di splendide stalattiti e stalagmiti, ed è dimora di centinaia di migliaia di rondoni del pacifico che si sono adattati a spendere buona parte della loro vita al suo interno.
10) Kyaut Sae Cave, Myanmar
Crediti: Leopard
Si sa davvero poco riguardo questa caverna nel Kyaut Se, Myanmar, se non che il suo interno è stato adibito a tempio Buddista.
11) Caverne di Marmo, Patagonia
Crediti: Edison Zanatto
Crediti: kellywhite
Le Caverne di Marmo in Patagonia sono conosciute per gli spettacolari riflessi che le acque turchesi rilasciano sui candidi marmi del soffitto della caverna. Sono anche conosciute con il nome di “Cattedrale di Marmo” a causa della loro affascinante forma ad arco.
12) Antelope Canyon, USA
Crediti: wikipedia.org
Crediti: Greg Boratyn
Antelope Canyon in Arizona è stato scavato da migliaia di anni di venti persistenti e rapide inondazioni, per questo motivo le sue pareti risultano così lisce, fluide e levigate. Durante la stagione dei monsoni desertici, possono verificarsi delle improvvise inondazioni. Questi spiacevoli eventi hanno causato la morte di diversi turisti ignari.
13) Caverna Phraya Nakhon, Thailandia
Crediti: Georgi Iashvili
Crediti: Wasitpol Unchanakorrakit
La Caverna Phraya Nakhon in Thailandia è una storica e popolare meta turistica per la sua particolare illuminazione dovuta al soffitto crollato. Il padiglione al centro fu edificato per la visita di Re Chulalongkorn nel 1890.
14) Ellison’s Cave, USA
Crediti: secondglobe.com
Questa fantastica galleria verticale, parte delle Ellison’s Cave in Georgia, negli U.S.A. E’ una popolare attrazione per gli speleologi, ed in particolare per coloro che adorano scendere lungo canali sotterranei verticali.
15) Grotta del Flauto di Bambù, Cina
Crediti: Peter Stewart
Crediti: Pasquale di Pilato
La Grotta del Flauto di Bambù a Guangxi, in Cina, è stata visitata da turisti per almeno 1200 anni. La caverna ospita una spettacolare serie di stalattiti e stalagmiti. Il suo nome proviene dalle numerose canne di bambù che crescono nei pressi dell’entrata, che vengono spesso usati per la costruzione di flauti.

Ti regalo un autore: venti famosi autori della letteratura trasformati in bambole

Non sapete ancora che cosa acquistare per gli ultimi regali natalizi? I vostri amici sono accaniti lettori? Allora avrannp sicuramente un autore o un’autrice del cuore! Perché non regalare loro questo personaggio, divenuto negli anni oggetto della loro immutata adorazione letteraria e compagno di vita, magari sotto forma di bambola da posizionare sul comodino? Già, perché basta guardarsi in giro su Internet e troverete manufatti di ogni tipo, dimensione, materiale (dal legno alla carta, dalla stoffa ai Lego) e provenienza, che ritraggono gli autori più famosi delle letterature mondiali di tutti i tempi sotto i più diversi aspetti, da quelli seri e pensierosi a quelli più buffi e divertenti. Sono pupazzi realizzati da persone comuni decisamente creative e profondamente innamorate della letteratura, che sono riuscite ad utilizzare a loro vantaggio stilemi e generalizzazioni diffusi fra i lettori meno esperti. Quindi, prima di acquistare un libro di Ernest Hemingway, controllate che non ci sia proprio lì accanto la sua action figure, in stile Ken di Barbie!
Ecco allora la simpatica classifica delle 20 bambole migliori stilata dal sito Flavorwire. 
Ernest Hemingway
Edgar Allan Poe
James Joyce
Emily Dickinson
Charles Dickens
Sylvia Plath
William Shakespeare
Oscar Wilde
Margaret Atwood
Dorothy Parker
Alexsandr Puskin, Lev Tolstoj, Anton Cechov, Fedor Dostoevskij e Ivan Turgenev
 Ayn Rand
Hunter S. Thompson
Mary Wollstonecraft Shelley
Mark Twain
Kurt Vonnegut
Tiny Maya Angelou
Franz Kafka
Virginia Woolf
Per finire non potevano mancare le sorelle Bronte, trasformate nelle supereroine Brontesaurus, cui è stato dedicato addirittura un video di presentazione.

Lucia Piemontesi

88 modi di guardare un Hotel

Monaco di Baviera, Germania, questo in foto è un Hotel della catena NH con annessa una palestra, e potrebbe non suscitare alcun interesse o stupore. 
Ma guardiamolo in un altro modo o, meglio ancora, in 88 altri modi! 

Ad aiutarci è Victor Enrich Tarres, 38enne designer spagnolo, abile nella modellazione 3D, che ha voluto “manipolare” questo edificio e mostrare al mondo come è possibile vedere in modo diverso la realtà. 

In 6 mesi, Victor Enrich Tarres ha realizzato 88 percezioni diverse dell’Hotel tedesco, regalandoci forme surreali e separando la “costruibilità” ingegneristica dall’artisticità che queste immagini donano a un comunissimo Hotel. 
Rotazioni, distorsioni, ribaltamenti, estensioni, combinazioni di svariati effetti e allo stesso tempo mantenimento dei colori e della reale fattezza dell’Hotel e della sua palestra. 
Sono tutti effetti che aiutano la nostra fantasia a guardare con occhio critico le altre architetture che ci circondano e pensare di poter smontare una costruzione fino a farla esplodere!
L’edificio si “strappa” dalla sue fondazioni, lasciandone visibili le tracce…
…si ribalta e ruota attorno a uno spigolo…
…si solleva da terra e fluttua…
…si dispiega sui suoi piani e si estende come una fisarmonica…
…si capovolge…
…si distorce…
…affonda nell’asfalto…
…si spezza…
…riduce la sua sezione…
…si gonfia fino a sollevarsi in parte…
…e infine esplode!
Per vedere tutte le 88 combinazioni di Victor Enrich Tarres guardate questo video:
Fonti: 

45 impressionanti Foto che rappresentano la Storia dalla nascita della fotografia ad oggi

Dopo l’enorme successo dell’articolo sulle “40 fotografie del passato che non potete assolutamente perdervi” ho deciso di mettere a disposizione di questo giornale il frutto del mio lavoro di ricerca sulle foto che illustrano fatti e situazioni chiave della nostra storia, dalla nascita della fotografia ad oggi, lavoro iniziato anni fa sul mio blog fotografico personale.
Ovviamente è impossibile fare una raccolta di foto completa di tutti gli eventi che hanno caratterizzato la storia in un solo articolo, per questo motivo pubblicheremo una serie di post sulle foto storiche per poi raccogliere l’intero lavoro in un unica galleria fotografica ben ordinata.

1. La prima foto della Storia [1826]

La prima vera fotografia fu scattata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826 su Bitume di Giudea (sostanza che possiede la proprietà di divenire insolubile in olio di lavanda dopo che lo stesso è stato esposto alla luce).
Il tempo d’esposizione di 8 ore causa l’impressione che gli edifici siano illuminati dal sole sia da destra sia da sinistra.
In realtà questa non fu la prima foto fatta da Niépce. Nel 1816 ottenne la sua prima immagine fotografica (che ritraeva un angolo della sua stanza di lavoro) utilizzando un foglio di carta sensibilizzato, probabilmente, con cloruro d’argento. L’immagine, tuttavia, non poteva essere fissata permanentemente, cosa invece che gli riuscì nel 1826 con questa “foto” al Bitume di Giudea.

2. Mathew Brady – Federal Dead on the Field of Battle of First Day [1863]

Le foto di Mathew Brady sono la testimonianza della brutalità della guerra civile americana.

3. La prima Guerra Mondiale [1914]

4. Migrant mother, icona della grande depressione [1936]

Il titolo di questa foto è “Migrant mother” ed è stata scattata nel 1936 in California dalla fotografa Dorothea Lange.
Migrant mother fu probabilmente quella che tutt’oggi viene considerata un’icona della storia della fotografia: il soggetto è Florence Owens Thompson, una donna di 32 anni, madre di sette figli, immortalata nei pressi di un campo di piselli in California (il titolo originale, infatti, è Destitute Pea Picker), secondo molti, Florence Owens Thompson è l’icona della Grande Depressione. La Lange scattò l’immagine durante una visita ad un campo di raccolta di ortaggi in California nel Febbraio 1936, e mentre lo faceva, rese al meglio la resistenza di un’orgogliosa nazione che si trovava nel bel mezzo di una crisi mai vista prima.

5. The Tetons – Snake River di Ansel Adams [1936]

La fotografia al servizio della natura, con questa famosa fotografia (che fa parte di una serie) Ansel Adams salvò il King Canyon.
Nel 1936 egli portò le sue foto a Washington e fece in modo che il King Canyon in California venisse preservato e salvato. Ebbe successo nel suo intento e il King Canyon venne dichiarato parco nazionale.
Il Minarets Wilderness nell’Inyo National Forest venne ribattezzato Ansel Adams Wilderness nel 1984 in suo onore. Il monte Ansel Adams, una cima di 3.584 metri nella Sierra Nevada, prese il nome da lui nel 1985.

6. Hitler visita Parigi [1940]

Quando Adolf Hitler visitò Parigi durante la seconda guerra mondiale, i Francesi disattivarono gli ascensori, in tal modo sarebbe stato costretto a salire i 1792 gradini fino alla sommità. I Francesi dissero che per causa della guerra era impossibile trovare il pezzo di ricambio, anche se poche ore dopo la partenza dei Nazisti gli ascensori funzionarono di nuovo. Hitler rimase ai piedi della Torre Eiffel.

7. Pearl Harbor [1941]

L’ attacco di Pearl Harbor fu un’operazione aeronavale che ebbe luogo il 7 dicembre 1941, quando forze navali ed aeree giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L’attacco, portato senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, causò l’intervento statunitense nella seconda guerra mondiale.

8. 20th Century Fox – Betty Grable [1942]

Betty Grable dalla Seconda guerra mondiale fino alla guerra di Corea fu un simbolo per migliaia di soldati americani al fronte, che tenevano la sua immagine negli zaini, negli armadietti e sui cruscotti dei loro veicoli.
Fu per lei e per altre attrici di genere burlesque o fetish, come Tempest Storm e Gypsy Rose Lee, che venne coniato il termine pin-up.
Soprannominata “le gambe”, divenne un idolo della gioventù d’Oltreatlantico ballando e cantando in una serie di film musicali prodotti dalla Twentieth Century Fox che ebbero grande successo nella prima metà degli anni quaranta.

9. Lo sbarco in normandia, D-DAY, foto di Robert Capa [1944]

Fotografia di Robert Capa realizzata durante lo sbarco in Normandia, uno dei pochi fotogrammi scampati all’errore di laboratorio, gli altri furono bruciati.
Le versioni sono contrastanti e le leggende si sono accumulate sui fatti. Pare che Capa, durante i primi momenti dello sbarco, scattò 4 rullini 35mm da 36 pose (144 scatti) e probabilmente anche dei rulli da 120 (medio formato), ma il grosso dello sbarco era sul 35mm perché è rimasta memoria della sua nota dove segnalava l’importanza dei 35mm (ma altri, visto il numero di scatti salvi, accreditano l’ipotesi che gli scatti buoni venissero dal medio formato).
Comunque, al di là di cosa usò per scattare, questi rulli arrivarono nella redazione di Life a Londra, a tempi dotato di un laboratorio interno: tutti erano in attesa degli scatti di Capa nonostante l’evento fosse coperto da diversi fotografi: nessuno, infatti, sbarcava nel cuore della battaglia fianco al fianco con i soldati esattamente nel momento dell’inizio della battaglia, come faceva Capa; arrivati i rulli furono passati subito al laboratorio di sviluppo dove iniziarono a lavorarli e dove, prima di passare alla provinatura, li svilupparono e li misero ad asciugare nell’apposita stanza di asciugatura. La stanza pare fosse troppo calda e l’addetto allo sviluppo pare che nonostante questo chiuse la porta della stanza: quando tornò i negativi erano irrimediabilmente fusi e grigi. Solo uno spezzone di undici fotogrammi, il più lontano dalla fonte di calore, era vagamente sopravvissuto, mostrando immagini comunque rovinate e confuse per via dell’errore, quelle che conosciamo tutti.
Quando Life pubblicò quegli undici scatti non fece menzione dell’errore compiuto in laboratorio e scrissero che si scusavano se le immagini erano leggermente fuori fuoco ma la situazione concitata dello sbarco giustificava la qualità. Capa, che sapeva benissimo cosa e come aveva scattato, quando scrisse il diario di quelle esperienze lo intitolò proprio “leggermente fuori fuoco”.

10. Soldati dell’Armata Rossa sul Reichstag [1945]

11. Bomba atomica su Nagasaki [1945]

12. Hiroshima dopo la bomba atomica [1945]

13. La morte di Mussolini [1945]

14. U.S. Marines raising the flag on Iwo Jima [1945]

Joe Rosenthal (Washington D.C., 9 ottobre 1911 – Novato, California, 20 agosto 2006) è stato un fotografo statunitense, ricevette il Premio Pulitzer per questa famosa fotografia, scattata durante la battaglia di Iwo Jima, [Iwo Jima (“Isola dello zolfo” in giapponese) è una delle isole Ogasawara a circa 1.080 km a sud di Tokyo, 1.130 km a nord di Guam ed a circa mezza strada tra Tokyo e Saipan] nella quale sei marine alzano una bandiera americana per segnalare la conquista di un crinale del monte che dominava l’isola.
I sei marine in questione erano Rene Gagnon, Michael Strank, Harlon Block, Ira Hayes, Franklin Sousley e John Bradley.
Non se n’era neppure accorto, di aver scattato la foto che per gli americani sarebbe diventata il simbolo della Seconda Guerra Mondiale:
«Quando qualche giorno dopo un collega mi fece i complimenti, pensavo che si riferisse ad un’altra immagine».
L’autenticità della fotografia è stata spesso e volentieri messa in discussione, molti autori sostengono che sia stata costruita a tavolino, mettendo in posa in soldati, mentre altri la ritengono autentica al 100%, altri ancora sostengono che quando arrivò Joe Rosenthal, la bandiera già ondeggiava al vento e il reporter rifece la scena con una bandiera più grande: questa diventò la fotografia ufficiale. Joe Rosenthal non aveva creato di sana pianta la scena, ma l’aveva semplicemente rifatta.
Per anni Rosenthal è stato accusato di aver costruito l’immagine, ma fino alla morte si è difeso così: «Se ci avessi provato, l’avrei rovinata».

15. V-J Day in Times Square [1945]

V-J Day in Times Square è una foto di Alfred Eisenstaedt che ritrae un marinaio americano baciare una giovane infermiera con un vestito bianco il 14 agosto 1945, è stata la foto simbolo della fine della seconda guerra mondiale.
La fotografia è conosciuta con vari titoli quali: V-J Day in Times Square, V-Day, Legendary kiss e The Kiss.
La foto fu pubblicata sulla rivista Life e divenne immediatamente una delle icone della pace e della speranza per un futuro di libertà. Solo trent’anni dopo Edith Shain scrisse a Eisenstaedt rivelando di essere lei la protagonista della foto. All’epoca la donna aveva 26 anni e lavorava al Docotor’s Hospital di New York. È tuttora sconosciuto il nome del marinaio in divisa.
In un suo libro intitolato The Eye of Eisenstaedt dichiara:
Stavo camminando tra la folla il giorno del V-J, alla ricerca di immagini. Ho notato un marinaio che afferrava e baciava ogni donna che riuscì a trovare, le baciava tutte (giovani e meno giovani). Poi ho notato l’infermiera, in piedi in quella folla enorme. Mi sono concentrato su di lei, e proprio come avevo sperato, il marinaio una volta arrivato, afferrò l’infermiera e si chinò per baciarla. Ora, se questa ragazza non fosse stata un infermiera, se fosse stata vestita con vestiti scuri, non avrei avuto un’immagine di questo impatto. Il contrasto tra il suo abito bianco e l’uniforme scura del marinaio dà alla fotografia un tocco in più.

16. Mahatma Gandhi [1946]

La fotografia è stata scattata nel 1946 in India da Margaret Bourke-White, mandata lì per fare un reportage sull’indipendenza del Paese. Prima di farsi scattare la foto, il Mahatma Gandhi le chiese di imparare ad usare la ruota che gira (un arcolaio); inizialmente frustrata, ella imparò a usarla potendo realizzare questa storica fotografia.

17. I bambini all’indomani della Seconda guerra mondiale, fotografati da David Seymour (detto Chim)[1948]

18. Albert Einstein [1951]

19. Che Guevara [1960]

Un personaggio che non ha bisogno di presentazioni: in merito a questa foto, facendo qualche ricerca, ho scoperto che la leggendaria foto del Che è stata scattata dal fotografo Alberto Díaz Gutiérrez, detto Korda, con una Leica, all’Avana, nel 1960, in occasione della commemorazione delle vittime dell’attentato alla nave “La Coubre”. La foto però fu pubblicata molto più tardi, nel 1967, dopo la morte del Che, dall’editore italiano Feltrinelli, che la usò per la copertina del Diario del Che in Bolivia e per i famosi poster del Che. Peraltro si narra che Korda regalò la foto a Feltrinelli e che non ricavò neanche un centesimo da una delle foto più famose di tutti i tempi!

20. Il Vopos che salta il filo spinato [1961]

Nella foto potete vedere il giovane poliziotto di frontiera (appartenente al corpo dei Vopos, la Volks Polizei) Conrad Schumann che salta il filo spinato nella Bernauer Strasse, fuggendo verso Berlino Ovest il 15/8/1961.

21. Cuban missile crisis [1962]

22. Thích Quảng Đức [1963]

Thích Quảng Ðức, nome da laico Lâm Văn Tức (Hội Khánh – Indocina Francese, 1897 – Saigon, 11 giugno 1963), è stato un monaco vietnamita di religione buddhista che si diede fuoco a Saigon nel 1963 per protestare contro l’amministrazione del presidente del Vietnam del Sud, il cattolico Ngô Đình Diệm, e la sua politica di oppressione della religione buddhista.

Thích Quảng Đức divenne celebre in tutto il mondo grazie anche alla famosa fotografia della sua auto-immolazione, scattata da Malcom Browne e che gli valse il premio World Press Photo of the Year per il 1963.
Dopo la morte, il corpo di Thích Quảng Đức fu nuovamente cremato. Il fatto che tra le ceneri fosse ritrovato intatto il cuore convinse definitivamente i buddhisti del valore della sua compassione e da allora viene venerato come bodhisattva.

23. Charles Moore – Birmingham [1963]

Fotografia realizzata da Charles Moore che documenta l’aperta ostilità verso i dimostranti non violenti sostenitori di Martin Luther King. Charles Moore è uno dei più rispettati fotoreporter del nostro tempo. Il suo lavoro è stato recensito su riviste e giornali in tutto il Paese.

24. Muhammad Ali vs Sonny Liston [1965]

Questa fotografia rappresenta uno dei momenti più famosi nella storia dello sport!

Mostra Cassius Clay (Muhammad Ali) dopo aver buttato giù Sonny Liston nel primo minuto del primo round.
Ci sono state molte speculazioni sulla caduta di Liston, molti spettatori hanno considerato l’incontro truccato, anche l’FBI indagò sul caso.
Alcuni dicono che mentre Liston si preparava all’incontro fu visitato dai fratelli Neri Musulmani che lo minacciarono di uccidere sua figlia Eleanor se avesse vinto il rematch, altri dicono che Liston si vendette per soldi.

25. Lennart Nilsson – How Life Begins [1965]

Questa fotografia è stata realizzata da Lennart Nilsson, un fotografo Svedese ed un pioniere della fotografia medica. In collaborazione con i ricercatori e con l’aiuto di tecnologie avanzate, ha documentato l’interno dell’uomo. Nel corso degli anni, ha dedicato particolare attenzione a cogliere la creazione di un essere umano, dal concepimento alla nascita.
L’immagine che vedete qui sopra è stata utilizzata come copertina della rivista LIFE ed è stata realizzata nel 1965.
Si noti come le immagini non rappresentino il rapporto tra il feto e la donna, semplicemente rappresentano il feto. Improvvisamente, con queste immagini, il feto venuto alla vita non era più solo qualcosa dentro una donna, era un individuo con un volto, un sesso, un desiderio di succhiarsi il pollice.

26. Morte di Che Guevara [1967]

La morte di Ernesto Guevara de la Serna, catturato ed ucciso in Bolivia nel 1967.
L’8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano – assistito da forze speciali statunitensi costituite da agenti speciali della CIA – a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo venne ucciso e mutilato ai polsi nella scuola del villaggio. Il suo cadavere – dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande – fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara di Cuba.
Delle varie immagini del cadavere di Guevara questa è la più famosa: l’ostentazione del corpo inanime, monito del potere costituito a tutti i ribelli, doveva chiudere definitivamente la pagina riguardante il rivoluzionario argentino.
Curiosamente ancora non si era a conoscenza della forza carismatica dell’altra immagine, quella di Korda, e mentre si pubblicava una foto che doveva seppellirlo definitivamente, se ne stampava un’altra che lo avrebbe reso immortale.

27. Jimi Hendrix brucia la chitarra elettrica [1967]


La foto che vedete risale al giugno del 1967, alla storica edizione del Monterey International Pop Festival tenutasi il 16, 17 e 18 giugno di quell’anno e generalmente ritenuta l’evento di partenza della cosiddetta lunga estate dell’amore. L’opportunità si rivelò estremamente favorevole per Hendrix: oltre alla vastissima risonanza che l’evento ebbe in tutti gli Stati Uniti, la sua performance sarebbe stata immortalata nel documentario che sarebbe stato ricavato dal festival. La Experience non si lasciò sfuggire l’occasione e si produsse in una delle esibizioni più acclamate del festival, oltre che tra le migliori della sua intera epopea live; nei 40 minuti dell’esibizione Hendrix sollecitò la sua Fender Stratocaster in un modo fino ad allora inaudito arrivando a mimarvi rapporti sessuali, suonandola con i denti, dietro la schiena, contro l’asta del microfono e contro l’amplificazione. Al termine dell’esibizione, per sottolineare la sua spasmodica necessità di estrarre nuove sonorità dallo strumento, le diede fuoco con del liquido per accendini e la distrusse contro palco ed amplificatori in una catarsi di feedbacks lancinanti.
I resti della chitarra che Hendrix distrusse quella sera furono recuperati e sono attualmente esposti all’Experience Music Project di Seattle.
La selvaggia performance sonora del trio ebbe grandissima eco in tutti gli Stati Uniti, preparando il terreno al successo che avrebbe accolto tanto le esibizioni live del chitarrista quanto le sue uscite discografiche.

28. Esecuzione di Viet Cong [1968]

Questa foto è stata scattata da Eddie Adams e gli valse il premio Pulitzer. La foto che ritrae il generale Nguyễn Ngọc Loan mentre sparava alla testa di Nguyễn Văn Lém, un prigioniero, nelle strade di Saigon.
Adams ha fissato per sempre nella pellicola l’attimo in cui il proiettile entra nella testa del prigioniero, una foto di guerra che è stata definita tra le più drammatiche e impressionanti. Era stata scattata mentre si trovava in Vietnam come inviato dell’Associated Press, agenzia per la quale ha lavorato per buona parte dei cinquant’anni della sua carriera.
La pubblicazione della foto sconvolse non solo gli Usa, e fu tra le immagini che spinsero l’opinione pubblica americana a cominciare ad opporsi in modo massiccio alla guerra.

29. Festival di Woodstock [1969]

Il festival di Woodstock si svolse a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, dal 15 al 18 agosto del 1969, all’apice della diffusione della cultura hippy, che voleva riunire con “3 days of peace and music”; ma fu anche l’ultima grande manifestazione del movimento, che da allora si diffuse sempre più pure fuori dagli Stati Uniti, dove era nato, ma senza la coesione e l’originalità che avevano permesso negli anni Sessanta eventi come il Monterey Pop festival, la Summer of Love a San Francisco e, appunto, il festival di Woodstock.
Woodstock era stato ideato come un festival di provincia (e come “An Aquarian Exposition”, il nome, dal tono modesto, con cui era pubblicizzato); ma accolse inaspettatamente più di 400.000 giovani (secondo fonti non certe, addirittura un milione di persone); trentadue musicisti e gruppi, fra i più noti di allora, si alternarono sul palco; l’esibizione non smise che un giorno dopo il previsto (era stato programmato sino al 17): così il festival ebbe una grande carica simbolica, che richiama ancora oggi, ma, soprattutto, fu un grande evento della storia del rock.

30. The Beatles abbey road [1969]

Questo gruppo ha segnato un’intera epoca, nella musica, nel costume e nella moda. e di conseguenza nella pop art.
Questa foto è tra le più famose dei Beatles, ed è stata usata per l’album Abbey Road.
Intorno a questo gruppo sono nati tanti miti e leggende, alimentati dallo stesso per questione di Marketing, si pensa che Paul sia morto e che questa foto sia una delle prove che John Lennon ha disseminato per diffondere la notizia.
Nell’immagine i quattro di Liverpool, attraversano una strada in fila indiana come se partecipassero ad un funerale, e Paul è senza scarpe. Sullo sfondo si vede un Maggiolino targato “28 IF” che secondo alcune ipotesi è un riferimento all’età di Mc Cartney se non fosse morto, e “LMW”, ovvero Linda Mc Cartney Widow (vedova). Nella canzone “Come Together”, John Lennon canta “one and one and one is three”, chiaro riferimento alla mancanza di Paul. Lo stesso Mc Cartney (a questo punto, presunto), nel 1993, pubblicò l’album “Paul is live”. Nella foto di copertina la location è la stessa di “Abbey Road”, ma Paul è solo con un cane e la targa del Maggiolino è diventata “51 IS”.

31. Il primo uomo sulla Luna, missione Apollo 11 [1969]

32. Huỳnh Công Út – Phan Thi Kim Puc – Napalm Strike [1972]

Questa fotografia è conosciuta con diversi titoli oltre quello che ho usato io (“Napalm Strike”) e sono: “Terror of War”, “Vietnam Napalm” e “Children Fleeing an American Napalm Strike”.
La fotografia è stata realizzata dal fotografo vietnamita Huỳnh Công Út ma risulta spesso firmata Nick Ut, nella foto potete vedere i bambini che scappano via da un villaggio bombardato col Napalm, la bambina nuda nella foto si chiama Phan Thi Kim Puc ed ha riportato ustioni perenni lungo la schiena e il braccio per sempre.
Adesso vive in America, è moglie e madre, e ha chiamato il figlio Huan, Speranza.
Prima che divenisse una icona dalla guerra del Vietnam è stata rifiutata dall’Associated Press perché la ragazzina nella foto era nuda: per un redattore americano, il sesso esposto di una bambina, dei seni inesistenti, contarono più dello sterminio di un villaggio.
È diventata famosa perché vincitrice del premio Pulitzer nel 1973 e diventerà uno dei simboli della seconda guerra perduta dall’America, la maledetta guerra del Vietnam.
John Plummer, il comandante americano che ordinò nel 1971 all’aereo sud-vietnamita di attaccare il villaggio di Trang Bang dove viveva la bambina, disse di non sapere che l’abitato non era stato evacuato. Il napalm aveva lo scopo di stanare gli uomini nelle trincee circostanti il villaggio, ma finì per riversarsi su uomini, donne e bambini. La signora Kim racconta oggi che vagò per tre giorni con le terribili ustioni sulla pelle prima che la madre riuscisse a trovarla. La bambina lasciò l’ospedale 14 mesi più tardi, dopo 17 operazioni. Oggi Kim, che vive in Canada e ha due figli piccoli, guida una fondazione che aiuta i bambini in situazioni di guerra.
Kim Phuc oggi dice: “Non possiamo cambiare la storia né quello che mi è accaduto, ma dobbiamo essere ottimisti. Non possiamo arrenderci. C’è in ballo la salvezza dei nostri figli.” “L’ho perdonato – dice oggi – perché ho riconosciuto l’amore nei suoi occhi”. Anche Plummer è cambiato: fa il pastore metodista e parla di pace e di amore.

33. La prima macchina fotografica digitale [1975]

Un’immagine della prima fotocamera digitale del mondo: prodotta da Kodak ed ideata nel 1975 da Steven J. Sasson, pesava poco meno di quattro chili, aveva la dimensione di un tostapane e produceva un’immagine di 0,01 megapixel, che in un tempo di 23 secondi veniva registrata su cassetta digitale.
Il prototipo venne regolarmente brevettato e finì nel cassetto, etichettato come progetto divertente ma troppo in anticipo rispetto ai tempi. Alla presentazione infatti vennero poste diverse domande: chi vorrebbe vedere le proprie foto sulla TV? Come dovrebbero essere archiviate le immagini? Quando sarebbe giunta sul mercato quest’invenzione? I progettisti seppero rispondere con chiarezza solo a quest’ultima domanda, applicando la legge di Moore e stimando 15-20 anni di tempo, ovvero un anno fra il 1990 e il 1995.

34. La ragazza Afgana – Steve McCurry [1984]

Sharbat Gula in una fotografia di Steve McCurry scattata nel 1984: il suo sguardo sulla copertina del National Geographic venne a simboleggiare la condizione dei profughi in tutto il mondo. La sua identità rimase sconosciuta fino a quando fu ritrovata nel 2002.
Sharbat Gula era una rifugiata in un campo profughi di Peshawar (Pakistan). L’immagine, nota come “La ragazza afgana”, fu scelta come copertina del numero di giugno 1985 della rivista National Geographic Magazine, diventando in breve un’icona.

35. Caduta del Muro di Berlino [1989]

36. La prima foto pubblicata su Internet [1992]

L’immagine è una foto di un gruppo comico musicale conosciuto come “Les Horribles Cernettes”. Tutti i membri del gruppo erano scienziati e personalità significative del CERN di Ginevra.
La prima foto ad essere mai stata caricata sul web è piuttosto scadente, sotto tutti i punti di vista.
L’immagine fu caricata dall’inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee nel 1992, è stata modificata su un Mac a colori usando Photoshop e salvata come file .GIF.
La foto fu scattata da Silvano De Gennaro, uno sviluppatore italiano del CERN mentre era dietro le quinte del Festival di Musica Hardronic, un evento organizzato dagli amministratori del CERN il 18 luglio 1992.
Il gruppo musicale diventò molto popolare tra i membri della comunità dei fisici europei nei primi anni ’90, catturò l’attenzione di Berners-Lee quando fece amicizia con uno dei membri del gruppo, Colette Marx-Nielsen.
Quando Berners-Lee iniziò a sviluppare una nuova versione del World Wide Web in cui potevano essere caricate e visualizzate le immagini si rivolse a de Gennaro.
Berners-Lee caricò la foto su una pagina Web riguardante i gruppi musicali del CERN, operando una grande rivoluzione attraverso l’utilizzo foto insignificante.

37. Attentato Twin towers [2001]

38. The falling man [2001]

Questa foto è stata intitolata The falling man (l’uomo che cade).
È stata scattata dal fotografo Richard Drew ed è diventata uno dei simboli dell’attentato alle torri gemelle.
Almeno 200 persone saltarono dalle torri in fiamme e morirono, precipitando su strade e tetti degli edifici vicini a centinaia di metri più in basso. Alcune persone che si trovavano nelle torri al di sopra dei punti di impatto salirono fino ai tetti degli edifici sperando di essere salvati dagli elicotteri, ma le porte di accesso ai tetti erano chiuse; inoltre, non vi era alcun piano di salvataggio con elicotteri e, quella mattina dell’11 settembre, il fumo denso e l’elevato calore degli incendi avrebbe impedito agli elicotteri di effettuare manovre di soccorso.

Qui finisce questa breve ma intensa galleria fotografica, potete prendere a integrazione di questo post i seguenti articoli:

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34 motivi per cui l’Australia è il posto più bello del mondo

Popolata dagli aborigeni per più di 40.000 anni, colonizzata dagli inglesi e oggi abitata da europei, asiatici, americani e africani. L’Australia è un paese multietnico ma fortemente severo per chi cerca di accedervi. Le regole per i turisti che arrivano da ogni parte del mondo sono rigidissime e gli australiani hanno le loro buone ragioni: l’Australia ha un ecosistema molto delicato e qualsiasi elemento estraneo potrebbe causare danni irreparabili. Grandi città lasciano spazio alla natura incontaminata, ed è proprio quest’ultima che vogliamo mostrarvi attraverso queste spettacolari foto!
Il Posto più bello al mondo? L’Australia, senza alcun dubbio! Non ne siete pienamente convinti? Allora date un’occhiata…

1 – Lake Hillier e la sua misteriosa acqua rosa

2 – L’acqua cristallina degli stagni di Piccaninnie

3 – The great ocean road… un panorama mozzafiato

4 – I dodici apostoli… divini!

5 – Katherin Gorge


6 – Le claustrofobiche insenature delle Blue Mountains 
7 – Le sculture naturali dell’Isola dei Canguri

8 – E…ovviamente i famosissimi canguri dell’Isola dei Canguri

9 – Whitsunday Island e la sua favolosa spiaggia

10 – La costa delle balene

11 – La foresta misteriosa

12 – Lord howe island


13 – La baia degli squali


14 – Uluru: il gigante di roccia


15 – I fiordi australiani


16 – Che vita frenetica che c’è nella barriera corallina


17 – Yarra ranges, un posto davvero poco ospitale…

18 – Cleft island, mai nome fu più azzeccato!

19 – Wilsons promontory, la penisola delle meraviglie

20 – La Tasmania e le sue opere d’arte

21 –  Uno splendido scenario nel Queensland

22 – Le Alpi australiane

23 – Il parco nazionale Glasshouse mountains

24 – Le imponenti colonne di dolerite di Tasman Island

25 – Il Canyon del re

26 – Le cascate del Parco Nazionale di Kakadu

27 – Wineglass Bay in Tasmania

28 – Le spiagge di Fraser Island

29 – La tropicale foresta pluviale di Daintree nel Queensland

30 – La Gold Coast

31 – La bellezza metropolitana di Sydney Harbour

32 – L’Alba sopra Brisbane

33 – E il tramonto a Perth

34 – E naturalmente l’entroterra Australiano!

Progetto fotografico per diffondere sorrisi e felicità ai malati di cancro di Vincent Dixon e Fondazione Mimi

“Sai cosa mi manca di più? Essere spensierato”. Questa è stata la frase che ha dato l’ispirazione alla Fondazione Mimi per creare un progetto fotografico. A 20 persone malate di cancro è stato chiesto di partecipare a una esperienza di restyling con stilisti e parrucchieri. 
I partecipanti hanno dovuto subire un radicale cambio di look a occhi chiusi, per poi riaprirli solo una volta fatti accomodare di fronte a uno specchio. Nessuno di loro era a conoscenza che dietro allo specchio bidirezionale li aspettava il fotografo professionista Vincent Dixon per poter catturare i loro sguardi increduli nel momento in cui aprivano gli occhi. 
L’obiettivo della campagna è quello di permettere ai pazienti di dimenticare la loro malattia, mettere da parte le loro difficoltà quotidiane e godere la spensieratezza totale per un breve periodo di tempo. Le foto sono state raccolte e pubblicate in un album intitolato “If only for a second” (“Se solo per un secondo”)
“Ogni foto è seguita da una didascalia con la data e l’ora dello scatto e, soprattutto, il secondo scatto in cui la persona dimentica la propria malattia. Sfogliando questo libro il lettore è accompagnato da risate, risatine e volti spensierati. I lettori saranno sorpresi di avere sui propri volti… un sorriso. Questo è il messaggio “Se solo per un secondo”, un progetto per diffondere sorrisi e felicità”.