Renzi avverte il Pd: "non perda l’occasione di governare"

«O ora o mai più. Il Pd non si lasci scappare l’opportunità di governare». Matteo Renzi suona la carica, nel corso della trasmissione Piazza Pulita andata in onda ieri sera su La7, e avverte i suoi: «Se Grillo e Berlusconi vedono un governo instabile ci portano via di peso». Le primarie dell’otto dicembre sono alle porte e nel caso in cui Renzi dovesse spuntarla, già il giorno successivo, dopo che verranno resi noti i nomi che comporranno l’esecutivo, alla riunione dei gruppi parlamentari si discuterà il programma che dovrà seguire il governo Letta. «Io voglio che il Pd faccia le cose sul serio – ha dichiarato Renzi -. Se il partito non sfrutta questo momento, sarà spazzato via». Una nuova fiducia? La risposta alle questioni sollevate da Renzi non tarderà ad arrivare. L’undici dicembre infatti il Governo, con la maggioranza profondamente mutata con l’uscita del Pdl, dovrà nuovamente chiedere la fiducia alle due camere. Il “rottamatore” avverte il vice premier, Angelino Alfano: «Le cose da fare le decide il Pd che ha 660 deputati contro i trenta del nuovo centro-destra».

Niente scacco al Re. Renzi coglie l’occasione della diretta televisiva per rispondere alle allusioni di Alfano che nei giorni scorsi aveva dichiarato: «Se Renzi vuole la poltrona di Letta lo dica chiaramente». «Se vinco le primarie farò due passi indietro – ha risposto quindi il sindaco di Firenze – e andremo avanti con Letta fino al 2015». Sulla questione della legge elettorale invece non ci sono dubbi per i renziani: «La camera ha fallito, siamo di fronte all’ennesimo rinvio. Ora la decisione deve passare subito alla Camera. Non c’è tempo da perdere». Napoleonico Renzi, non manca di lanciare il suo slogan: «È di sinistra chi abbassa le tasse, non chi le aumenta». Ma la voce di Giuseppe Civitati, altro candidato alla segreteria del Partito Democratico, nella dichiarazione rilasciata a Rainews, graffia renziani e cuperliani. «La proposta di Cuperlo ha alle spalle ancora tutto il gruppo dirigente storico – osserva – mentre Renzi ha una proposta diversa, ma ha sbagliato: il suo è un carro pesantissimo, ormai. È ormai un lungo tir con davanti e dietro due staffette: franceschiniani e lettiani. Non è un Renzi libero come lo avete conosciuto. ma un Renzi appesantito». Non ci resta che aspettare l’otto dicembre per capire quale sarà la fine del governo delle larghe intese, tanto auspicato per risolvere la crisi quanto lacerato internamente da posizioni politiche inconciliabili.

Antonio Saggese

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Alfano si smarca da Forza Italia: ‘Non aderiremo’. Pronto il nuovo gruppo

E alla fine Angelino fece il gran rifiuto. E non “per viltade”, come il Celestino V di dantesca memoria, ma per la voglia, finalmente manifesta, di liberarsi dell’ingombrante e decadente presenza di Silvio Berlusconi. Senza timore di essere smentiti dalla storia, possiamo di certo affermare che ques’oggi, con l’annunciata composizione di un nuovo gruppo di centrodestra, l’epopea del berlusconismo si è avviata verso la rapida conclusione di un declino lungo ormai 5 anni. Forza Italia, PDL, poi di nuovo Forza Italia, nomi vecchi e nuovi per esprimere lo stesso concetto, la fiducia cieca in un leader che presto non sarà più senatore. E, al di là delle frasi di facciata (“Siamo e saremo sempre amici di Berlusconi”), il “tradimento” di Alfano assume contorni ben più gravi di quello, ormai storico, di Gianfranco Fini. Il delfino infatti, stanco di attese e gaffe, ha deciso di lasciare la nave che affonda: intorno al Cavaliere, ora, solo un esercito di teatranti che annuiscono.

La giornata si preannunciava tesa: lo scontro tra falchi e colombe era ormai inevitabile. L’ultimo tentativo di mediazione è saltato verso le 6. I lealisti hanno accusato gli “alfaniani” di voler vendere, con l’attesa e il silenzio, la pelle di Berlusconi al governo in cambio della stabilità: due ore dopo la scelta di formare un gruppo diverso, denominato provvisoriamente “Nuovo Centrodestra”. Formigoni azzarda i numeri:”Siamo 37 alla Camera e 23 al Senato, non c’è stata scissione perché il partito non c’è più”. Di certo Alfano, che può contare su Schifani e Lupi, conta di ingrossare le sue fila nei prossimi giorni, magari dopo il Congresso Nazionale di domani. Perché, a sentire i rumors, sarebbero molti i dubbiosi sulle scelte politiche dettate dal gruppo “fittiano” che ha preso il sopravvento nel partito. Si registra intanto la dura reazione di Bossi, che condanna Alfano come “10 volte traditore!”. Il ministro dell’Interno contrattacca:”Noi sempre rispettosi verso Berlusconi, ma non ci stiamo a un ritorno a Forza Italia”. Se sia il primo passo per una riforma della destra o per la formazione di un nuovo, grande centro si saprà nei prossimi giorni, a partire dalle reazioni del PD lettino alla vicenda, che segna uno spartiacque nelle vicende del paese.

Caso Ablyazov: perché l’Italia si sta coprendo di ridicolo?

Italia e diplomazia, due rette parallele destinate a non incontrarsi mai: da qualche mese a questa parte la nostra storia diplomatica è stata costellata di pasticci mai chiariti, coi responsabili che puntano il dito l’uno contro l’altro, con l’unico risultato di danneggiare (ulteriormente) la nostra immagine e la nostra credibilità in giro per il mondo.
Ultimo disastro in ordine cronologico è il caso di Mukhtar Ablyazov, famoso dissidente del governo di Nursultan Äbişulı Nazarbaev, uomo politico che controlla il Kazakhstan sin dai tempi della caduta dell’URSS. Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, 50 uomini della squadra mobile hanno fatto irruzione in una villa a Casal Palocco sotto richiesta dell’ambasciatore kazako a Roma, con l’esplicita richiesta di catturare ed estradare in patria Ablyazov; non trovandolo, gli uomini hanno arrestato e portato in questura la moglie Alma Shalabayeva e la figlia Aula. Il giorno seguente le due sono state riconosciute come migranti clandestine (i documenti presentati sono stati dichiarati invalidi dalla polizia italiana) e rispedite in Kazakhstan, tra le mani del regime di Nazarbaev.
La vicenda è rimasta nell’ombra per più di due mesi, ma adesso rischia di far saltare il governo e di mandare in confusione due dicasteri fondamentali, quello dell’Interno e quello degli Esteri. L’espulsione di Shalabayeva e di sua figlia rappresenta un atto gravissimo, in quanto viola svariati accordi internazionali e mette in serio pericolo la vita delle due donne. Viene da chiedersi: per quale motivo l’Italia rischia così tanto per compiacere un dittatore straniero?
Mukhtar Ablyazov
Il motivo è semplice, ed è sempre lo stesso: il denaro. Le scarsissime garanzie democratiche del Paese kazako non hanno impedito all’Italia di intrattenervi rapporti commerciali sempre più stretti: il Belpaese è diventato il secondo partner commerciale del Kazakhstan in Europa, il sesto nel mondo. È l’ENI l’azienda coi maggiori interessi nel Paese asiatico: il giacimento del Kashagan è un’enorme riserva di idrocarburi, la più grande scoperta nell’ultimo trentennio, dal valore complessivo di centinaia di miliardi di dollari. La guerra per accaparrarselo ha coinvolto le principali major petrolifere del mondo, ENI inclusa. Non solo petrolio: ben 53 aziende italiane hanno investito in Kazakhstan (tra queste Salini-Todini, Impregilo, Italcementi, Renco), ed i buoni rapporti fra i due Paesi hanno portato anche ad un accordo strategico per l’EXPO 2015 di Milano. Gli investimenti italiani hanno riguardato anche le banche, specialmente Unicredit, ed il settore del mattone.
Tuttavia, gli interessi economici e politici che gravitano attorno al regime kazako travalicano i confini di Astana: Silvio Berlusconi sarebbe legato da un’amicizia particolare a Nazarbaev, amicizia che va avanti da più di vent’anni. Il rapporto italo-kazako, d’altronde, decollò proprio nel 1992, quintuplicando in questo lasso di tempo l’entità delle interrelazioni commerciali fra i due Paesi. Come è noto, Berlusconi è legato da una duratura amicizia anche al presidente russo Vladimir Putin, a sua volta coinvolto in una stretta partnership con Astana. L’unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan dà all’Italia opportunità commerciali per 34 miliardi di dollari. Uno stretto rapporto fra uomini d’affari, dunque, ancor prima che presidenti; un’intimità sottolineata dal soggiorno di pochi giorni fa di Nazarbaev in Sardegna, nella villa di un uomo notoriamente vicino a Berlusconi e agli affari Fininvest. Una relazione quasi morbosa, dunque, e strettamente personale, ben lontana da quella tipica di due uomini di Stato.
Nazarbaev e Berlusconi a braccetto
al vertice OSCE tenutosi ad Astana
È bene tuttavia sottolineare come anche i governi di Mario Monti ed Enrico Letta abbiano mantenuto inalterati i rapporti commerciali con Astana: le responsabilità degli inquietanti rapporti col Paese asiatico non sono dunque del solo Berlusconi. Le dimissioni di Angelino Alfano ed Emma Bonino sono due atti tanto doverosi quanto improbabili: i due hanno già negato le proprie responsabilità nella vicenda, anche se messi di fronte a dati oggettivi. Il Ministro dell’Interno non poteva non essere al corrente di una vicenda di questa rilevanza, specialmente alla luce delle fresche dimissioni del capo del suo gabinetto, Giuseppe Procaccini, che ha dichiarato di “sentirsi offeso” e di “aver informato il ministro” ai tempi dell’accaduto. 
Le ombre su questa vicenda sono ancora numerosissime, ma una certezza c’è: l’Italia si è ancora una volta resa ridicola davanti al mondo in maniera imperdonabile, ledendo in modo irreversibile un altro pezzetto della sua credibilità internazionale. La necessità di avere un team di uomini competenti alla Farnesina si è fatta più urgente che mai.
Giovanni Zagarella