9 novembre 1989, cade il Muro di Berlino: le foto

9 novembre 1989: la Repubblica Democratica Tedesca dichiara aperte le frontiere per la prima volta da più di 40 anni. A Berlino la gente si riversa nelle strade, e con pietre ed attrezzi domestici inizia ad abbattere l’odioso muro che per decenni ha diviso la capitale, tenendo lontani famiglie ed amici e divenendo il simbolo per eccellenza della Cortina di Ferro. 
I giovani arrivano da tutta Europa, la stampa accorre: la caduta del muro simboleggia la fine della Guerra Fredda e la riunificazione della Germania sotto un’unica bandiera. La sconfitta del blocco sovietico si concretizzerà, due anni più tardi, con la dissoluzione dell’URSS e la scomparsa dei governi comunisti in tutta l’Europa dell’Est.

Un giovanissimo Nicolas Sarkozy in mezzo alla folla che “assalta” il muro
Gli abitanti di Berlino Est espongono uno striscione: “Grazie Berlinesi dell’Ovest!”

Ad oggi, alcuni tratti del Muro sono stati conservati per fini turistici.

Altri frammenti, più o meno grandi, sono conservati nei musei. Quelli nella foto
sono stati esposti oggi a Teltow (Markus Schreiber, Ap/Lapresse)
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David Cerny e il carro armato rosa: quando l’arte contribuisce a scrivere la storia

1991. La Cecoslovacchia è nel pieno di un profondo sconvolgimento sociale e politico conseguente al crollo dell’URSS, ormai definitivamente minato dalla spinta innovativa gorbacioviana della perestroika, l’imponente complesso di riforme atte a modernizzare e democraticizzare l’impero sovietico. 
David Cerny, allora giovane studente d’arte, è deciso a lanciare una durissima quanto dissacrante provocazione a quelli che sono ormai i resti dell’establishment comunista, così in piena notte, si reca nei pressi di un carro armato sovietico esposto nel centro di Praga per commemorare la vittoria della seconda guerra mondiale, e lo dipinge di rosa. Il giorno seguente, tra lo stupore generale di una folla scandalizzata e allo stesso tempo divertita dalla tinta “alternativa”, le autorità militari provvedono immediatamente a ridipingere il carro che però, pochi giorni dopo, sarà ritinteggiato di rosa da Cerny, destinato ormai a passare alla storia come uno degli scultori più sregolati  nel panorama artistico contemporaneo.
Quello dello scultore ceco fu infatti un attacco ai miti e ai simboli del potere sovietico a 360 gradi, assestato non con i convenzionali metodi di lotta, ma con l’ironia e lo scherno, che contribuirono a palesare l’assurdità e la fragilità di un impero ormai al collasso sociale ed economico. L’atto di Cerny fu sicuramente una delle istallazioni estemporanee di maggior impatto nella storia dell’arte e non solo, in quanto suscitò numerose reazioni politiche, contribuendo alla cosiddetta “rivoluzione di velluto”, che trascinò la Cecoslovacchia e parte dell’est europa fuori dall’URSS, grazie alla tenacia del suo popolo e… Grazie alla sua brillante ironia!

Francesco Bitto