Sconvolgente intercettazione telefonica tra Vendola ed Archinà dell’Ilva

Piove sul bagnato per Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della regione Puglia. Dopo lo scandalo sulla sanità pugliese ed i processi per il disastro ambientale di Taranto, una nuova tegola si abbatte sul politico barese.
È stata infatti resa pubblica un’intercettazione telefonica che lo vede protagonista di uno scambio di risate con Archinà, ex capo delle relazioni esterne dell‘Ilva, su un video, mostratogli da un amico romano da cui si trovava ospite, in cui un cronista chiede spiegazioni sui malati di tumore di Taranto, e a cui Archinà strappa immediatamente il microfono.

Il presidente della regione Puglia ha replicato affermando che la risata non era stata fatta a seguito della domanda del cronista sui malati di tumore, parlando si “sciacallaggio” mediatico nei suoi confronti, querelando il fatto quotidiano, che lo aveva violentemente attaccato. Risate o no, Vendola dovrà ora spiegare al suo elettorato il motivo di tanta confidenza con uno dei massimi rappresentanti dell’acciaieria che ora è accusata di aver provocato il disastro ambientale di Taranto, nel tentativo di salvare un rapporto che sembra incrinarsi sempre di più.

Francesco Bitto
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Alfano si smarca da Forza Italia: ‘Non aderiremo’. Pronto il nuovo gruppo

E alla fine Angelino fece il gran rifiuto. E non “per viltade”, come il Celestino V di dantesca memoria, ma per la voglia, finalmente manifesta, di liberarsi dell’ingombrante e decadente presenza di Silvio Berlusconi. Senza timore di essere smentiti dalla storia, possiamo di certo affermare che ques’oggi, con l’annunciata composizione di un nuovo gruppo di centrodestra, l’epopea del berlusconismo si è avviata verso la rapida conclusione di un declino lungo ormai 5 anni. Forza Italia, PDL, poi di nuovo Forza Italia, nomi vecchi e nuovi per esprimere lo stesso concetto, la fiducia cieca in un leader che presto non sarà più senatore. E, al di là delle frasi di facciata (“Siamo e saremo sempre amici di Berlusconi”), il “tradimento” di Alfano assume contorni ben più gravi di quello, ormai storico, di Gianfranco Fini. Il delfino infatti, stanco di attese e gaffe, ha deciso di lasciare la nave che affonda: intorno al Cavaliere, ora, solo un esercito di teatranti che annuiscono.

La giornata si preannunciava tesa: lo scontro tra falchi e colombe era ormai inevitabile. L’ultimo tentativo di mediazione è saltato verso le 6. I lealisti hanno accusato gli “alfaniani” di voler vendere, con l’attesa e il silenzio, la pelle di Berlusconi al governo in cambio della stabilità: due ore dopo la scelta di formare un gruppo diverso, denominato provvisoriamente “Nuovo Centrodestra”. Formigoni azzarda i numeri:”Siamo 37 alla Camera e 23 al Senato, non c’è stata scissione perché il partito non c’è più”. Di certo Alfano, che può contare su Schifani e Lupi, conta di ingrossare le sue fila nei prossimi giorni, magari dopo il Congresso Nazionale di domani. Perché, a sentire i rumors, sarebbero molti i dubbiosi sulle scelte politiche dettate dal gruppo “fittiano” che ha preso il sopravvento nel partito. Si registra intanto la dura reazione di Bossi, che condanna Alfano come “10 volte traditore!”. Il ministro dell’Interno contrattacca:”Noi sempre rispettosi verso Berlusconi, ma non ci stiamo a un ritorno a Forza Italia”. Se sia il primo passo per una riforma della destra o per la formazione di un nuovo, grande centro si saprà nei prossimi giorni, a partire dalle reazioni del PD lettino alla vicenda, che segna uno spartiacque nelle vicende del paese.

Il Movimento 5 Stelle a confronto con se stesso: i problemi e le zavorre di cui deve liberarsi per poter spiccare il volo

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo
Gli avvenimenti della giornata di ieri rappresentano un momento chiave per la vita ed il cammino del Movimento 5 stelle. La querelle scoppiata a proposito dell’immigrazione ha portato a galla tutte le controversie ed i problemi endemici del Movimento, esistenti da sempre ma rimasti per la maggior parte del tempo nell’ombra. Problemi che, adesso, sono tornati prepotentemente alla ribalta e necessitano di essere risolti. 
Ricapitoliamo i fatti: in risposta ai tremendi avvenimenti di Lampedusa, due senatori del M5S, Buccarella e Cioffi, hanno preso l’iniziativa presentando in Commissione Giustizia un emendamento alla legge Bossi-Fini che cancellasse il reato di clandestinità. Una modifica di importanza e portata enormi che, sorprendendo persino i suoi stessi fautori, è stata approvata dal Senato (grazie anche ai voti del PD e di SEL). 
Il coup de théâtre dei due senatori ha provocato la durissima reazione di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio, che hanno sconfessato in maniera perentoria gli Onorevoli tramite il blog ufficiale: ”La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. […] Nel merito questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia.” 
Al contrario dei due leader, la base non è riuscita a mantenersi compatta come suo solito: l’intervento di Grillo ha scatenato reazioni contrastanti, mettendo da una parte i sostenitori dell’emendamento e dall’altra quelli del comico ligure. 
Questa spaccatura è più importante di quanto possa sembrare ad un esame superficiale. La questione dell’immigrazione è e resta uno degli spartiacque più importanti che dividono la Destra dalla Sinistra. È una questione chiave, dalle radici antiche, ed è uno di quei pilastri attorno ai quali lo scontro politico è più forte. Il Movimento ha basato la sua campagna elettorale sul presunto superamento dei concetti tradizionali di destra e sinistra, in favore di una politica volta all’esaltazione della morale, dell’onestà e alla creazione di una democrazia più “semplice” e diretta. La spaccatura avvenuta ieri (su cui si sta ancora discutendo) dimostra che forse gli ideologi del M5S si sbagliavano.
Le bare dei migranti morti nel recente disastro di Lampedusa

Destra e Sinistra sono vive e vegete, e stanno mettendo a dura prova l’intera dottrina del M5S: gli attivisti, che provengono da tutte le culture politiche, si stanno ritrovando divisi dalle vecchie “rivalità”. Le ideologie date per morte stanno resuscitando, dimostrando che, nonostante il forte collante rappresentato da Grillo e dalla grande carica antisistema di cui è dotato il Movimento, su alcune questioni gli attivisti la pensano in modo talmente diverso da stentare a credere che formino un unico partito. Questo problema, già presentatosi in tono minore su altre questioni, va adesso affrontato e risolto una volta per tutte. 

La seconda problematica del Movimento ha un nome ed un cognome: Beppe Grillo. Il leader del M5S non ha mai fatto mistero di essere contro il mandato libero in Parlamento (pratica antichissima e vero e proprio sale della democrazia rappresentativa), né di puntare al 100% dei voti in Parlamento. Quest’ultimo punto, in particolare, sembra influenzare in maniera troppo massiccia le sue decisioni e, di riflesso, le azioni dei portavoce a 5 stelle in Parlamento. 
A tal proposito, proprio l’intervento sul blog che ha sconfessato Buccarella e Cioffi si dimostra rivelatore: ”Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità, il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico.” Grillo afferma dunque che il Movimento deve opporsi all’abolizione del reato di immigrazione clandestina non perché quest’ultimo sia giusto o utile, ma al fine di mantenere il consenso dell’elettorato. Pur restando ovvio e sacrosanto che un partito debba tenere conto di come le sue azioni influiscano sul consenso elettorale, la conquista dei voti non può essere l’unico obiettivo di una fazione politica. Le idee personali, l’educazione politica e soprattutto la ricerca del Bene comune devono essere le bussole di tutti i Parlamentari (non solo di quelli del Movimento) all’interno delle Camere. 
Agendo in maniera indipendente e non rinnegando le proprie azioni, Buccarella e Cioffi si sono guadagnati il rispetto di molti. Hanno anche scatenato un vespaio che mette il Movimento 5 Stelle con le spalle al muro, e lo obbliga a fare i conti con se stesso una volta per tutte: per raggiungere la maturità è necessario che la base del Movimento trovi un’identità politica, accettando l’esistenza di altre correnti di pensiero; e che Grillo e l’occulto guru Casaleggio si facciano da parte, accettando che i loro deputati abbiano delle opinioni e delle idee che, se lasciate libere di esprimersi, possono dare un sincero e serio contributo alla rinascita della politica italiana.
Giovanni Zagarella

Lampedusa, nuova tragedia. Decine di morti nel silenzio della politica (e dell’UE)

Un barcone con oltre 500 migranti si è ribaltato e ha preso fuoco stamattina a circa mezzo miglio dall’Isola dei Conigli, a largo di Lampedusa. Nonostante il celere intervento della Guardia Costiera, intervenuta su segnalazione di due pescherecci, è stato finora possibile recuperare meno della metà dei naufraghi, tra i quali 62 cadaveri: il bilancio, tuttavia, è destinato a salire. Dalle prime ricostruzioni sembra che sia stata l’accensione di fuochi per farsi notare la causa della tragedia, dato che il fatiscente mezzo di trasporto perdeva carburante. Sconvolto il sindaco, Giusi Nicolini: “Non so cosa dire, sono sconvolta, il mare è pieno di morti. Abbiamo arrestato uno scafista, ma sono morte tantissime persone
Già nella notte si era sfiorata la tragedia, con l’arrivo di un barcone di oltre 400 persone finite nel centro di prima accoglienza già saturo per gli sbarchi precedenti, ma la tragedia di stamattina rischia di mandare in tilt l’intero traffico nel canale di Sicilia e l’equilibrio di Lampedusa, valvola di sfogo della disperazione del Sud del mondo.

E, a pensarci bene, tutta la stagione estiva appena conclusa è stata costellata di sbarchi, vittime, scafisti, arresti: innumerevoli sfaccettature drammatiche di una situazione cui la politica non sembra sapere né volere porre un freno, divertendosi ad irriderci con un sempre più irritante gioco delle larghe intese. Chi, come me, ha assistito ieri alla pantomima sul voto di fiducia, potrà testimoniare il distacco tra mondo della politica e paese reale. Chi, oggi, ha visto cosa accade a Lampedusa, potrà capire come servano soluzioni, e in fretta, ai problemi sempre più globali della migrazione, cui l’Italia, colpevolmente lasciata sola dalle organizzazioni sovranazionali, non sembra saper dare risposte. 

Roberto Saglimbeni

‘La famiglia omosessuale non ci piace, se i gay non sono d’accordo non comprino la nostra pasta’. Le dichiarazioni di Guido Barilla spaccano l’opinione pubblica

Non faremo pubblicità con omosessuali, perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri”.

Guido Barilla, presidente dell’omonima e celeberrima multinazionale della pasta, ha commentato così la questione dei matrimoni gay ai microfoni de La Zanzara, scatenando l’ira del web e di una buona fetta del mondo politico. Incalzato dal conduttore Giuseppe Cruciani, Barilla ha parlato di politica, famiglia e sessualità senza troppi peli sulla lingua: “Per noi il concetto di famiglia sacrale è uno dei valori fondamentali dell’azienda, come la salute e la famiglia, il concetto di famiglia unita. Non faremo pubblicità con omosessuali perché la nostra è una famiglia tradizionale […]Se ai gay piace la nostra pasta e la nostra comunicazione, la mangiano, se non gli piace quello che diciamo, faranno a meno di mangiarla e ne mangeranno un’altra”.

Come prevedibile, la reazione più violenta alle dichiarazioni di Barilla è arrivata dal mondo dell’associazionismo gay: il presidente dell’associazione omosessuale Equality Italia, Aurelio Mancuso, ha invitato al boicottaggio della marca di pasta tramite i social network. Reazioni inviperite sono arrivate anche da parte del deputato Alessandro Zan (SEL), anch’egli esponente del movimento gay e favorevole al boicottaggio dei prodotti della Barilla, e da Ivan Scalfarotto (PD), che ha sottolineato come sia “deprimente che un imprenditore abituato a fare affari e a vendere in tutto il mondo dica cose come quelle che ho sentito da Guido Barilla. La comunità degli affari in tutto il mondo sa che le persone LGBT producono e consumano come tutte le altre persone”.
Tuttavia, non tutti si sono trovati in disaccordo con Guido Barilla: alcuni esponenti politici di destra, come Eugenia Roccella (PDL) e Gianluca Buonanno (Lega,) hanno dichiarato il loro sostegno all’imprenditore perché difensore dell’ “immagine tradizionale della famiglia”. Non sono mancati gli accenni polemici alla legge contro l’omofobia, attualmente in discussione alla Camera e fortemente osteggiata proprio da PDL e Lega perché “lesiva della libertà d’espressione di ognuno”.
Barilla ha porto le sue scuse, dichiarando che non voleva offendere nessuno: “Mi scuso se le mie parole hanno generato fraintendimenti o polemiche, o se hanno urtato la sensibilità di alcune persone. Nell’intervista volevo semplicemente sottolineare la centralità del ruolo della donna all’interno della famiglia”. Ma la polemica è già esplosa. E ha fatto riemergere tutte le spaccature della società italiana in materia di diritti LGBT.

Giovanni Zagarella

Renzi, affondo fuorionda su Bersani: ‘Perfetto alle primarie, poi era spompo…’

“Rottamatori si nasce e io, modestamente, lo nacqui

Una parafrasi di una delle battute più famose di Totò è forse la migliore descrizione dell’azione politica di Matteo Renzi. Il sindaco di Firenze, che ha ufficialmente lanciato la sua offensiva al PD, diventa ogni giorno più forte, ottenendo l’appoggio di dirigenti del partito che fino a pochi mesi fa l’avevano pubblicamente osteggiato e ieri sera, in un fuorionda a Bologna, ha rincarato la dose contro il suo primo rivale, l’ex segretario Bersani: “Alle primarie non ha sbagliato una mossa, mi ha rotto il c***, poi è arrivato scarico a Febbraio […] ho seguito un suo comizio a Palermo, era stanco, poi Berlusconi è tornato a fare il Berlusconi e lui ha perso”.
Parole pesanti, anche se in larga parte condivisibili, alle quali Bersani ha controbattuto criticando l’asse Renzi-Franceschini e riproponendo un tema usato ed abusato nella campagna d’autunno: “Renzi dovrebbe pensare ai problemi del paese, invece si limita a fare battute“.
La sinistra ha una sua identità, non può scimmiottare la destra – continua Bersani – e non ci possiamo permettere di staccare la spina a Letta“.
Nella guerra tra i due dirigenti del partito il PD vive una delle crisi più profonde della sua storia. Al governo (ma sotto il ricatto di Berlusconi) senza più la fiducia della gente, incapace di proporre il nuovo che avanza (oltre a Renzi, i temuti Giovani Turchi), sembra quasi una struttura feudale male amministrata, realmente impossibilitata ad assumere la guida di un paese in crisi. E, in tutto questo, chi se la ride è Silvio Berlusconi. Divide et Impera

Rodotà attacca il M5S: è polemica, e Grillo scarica anche lui

Stefano Rodotà

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È successo. Dopo la “defezione” della Gabanelli, passata dall’essere una santa del pantheon pentastellato a demone della casta, sembrava solo questione di tempo prima che Stefano Rodotà ed il Movimento 5 Stelle si scontrassero. E lo scontro è avvenuto oggi, a causa dell’intervista rilasciata dal professore al Corriere della Sera. 

Rodotà ha commentato il pesante passo indietro del Movimento alle recenti elezioni comunali (i grillini sono fuori da tutti i ballottaggi), analizzando le cause della dèbacle, e traendone spunto per fare la sua personalissima disamina del percorso finora maturato dal M5S. “La rete da sola non basta”, dice il professore, “non è mai bastata”. Rodotà rimprovera ai grillini di “non essere andati oltre” la rete, ribadendo l’importanza del radicamento territoriale (individuato come uno dei punti cardine della vittoria del PD a queste elezioni), e rinunciando a spiegazioni facili riguardo la recente sconfitta: “elettori immaturi, che non capiscono. Si dice quando si vuole sfuggire a un’analisi”. 
Il giurista si è anche soffermato sui deputati a 5 stelle, disconoscendo “il valore dell’inesperienza” e auspicandosi che agiscano più liberi dai dettami di Grillo e Casaleggio: “i parlamentari a 5 Stelle devono avere la libertà di lavorare. In alcuni casi lo stanno già facendo e ho sentito anche interventi di qualità”. Rodotà non ha infine risparmiato una frecciata al PD, che “non è tutta la sinistra” e che deve guardare di più alla società, con un occhio alle imminenti elezioni europee. 
Un attacco deciso, dunque. Di certo non offensivo né irruento, ma che ha sottolineato le distanze ideologiche tra le due parti. La risposta di Grillo non si è fatta attendere, ed è arrivata poche ore dopo tramite il suo blog. Pur non nominandolo mai, Grillo ha definito Rodotà “un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra”. Il professore è stato dunque ritenuto un “prodotto” del Movimento che, esattamente come la Gabanelli qualche settimana fa, ha voltato le spalle al creatore, rinnegandolo pubblicamente. 

Siamo alle solite: una delle più grandi pecche di Grillo (e di una parte dei militanti del Movimento) è l’incapacità di accettare la critica. Anche se la critica in questione è rivolta in modo pacato ed educato, e potrebbe essere un germe per una discussione che favorisca la crescita collettiva. Anziché replicare, Grillo ha preferito ancora una volta la via dell’aggressione: ciò fa parte del suo personalissimo stile retorico, lo stesso che gli ha permesso di riempire tantissime piazze italiane; ma alla lunga potrebbe risultare dannoso per se stesso e per tutto il Movimento. Se un mese fa Rodotà ha accettato la candidatura del Movimento al Quirinale, vuol dire che in esso vedeva dei buoni propositi, e la possibilità di smuovere in qualche modo la sedimentata politica italiana. Che però Rodotà fosse un dichiarato uomo di sinistra (militò nelle file del PCI) e non uno dei loro, Grillo lo sapeva bene: il suo “sincero stupore” sembra un po’ fuori luogo, anche perché il professore non ha mai fatto nulla per nascondere la sua fede politica. 

Adesso anche Stefano Rodotà, fino a ieri paladino del Movimento, è diventato “servo della casta” (leggere i commenti dei militanti sul blog per credere). Grillo continua imperterrito nella politica del “noi contro tutti”, dell’ Italia A (che vota M5S) e dell’Italia B (che continua ad appoggiare i partiti), orrida espressione coniata per commentare il risultato delle comunali. Finora ha funzionato, in futuro non si sa. Stamattina un gruppo di deputati di PD, M5S e SEL ha presentato una mozione parlamentare per la cancellazione del programma di acquisto degli F35, impegno che costerà all’Italia ben 12,8 miliardi di euro: la dimostrazione che la collaborazione funziona e, anche se non si è d’accordo su tutto, ci sono obbiettivi di interesse nazionale che possono essere perseguiti insieme, senza crogiolarsi in un isolazionismo autoreferenziale. Non è, né in futuro sarà, mai troppo tardi per aprirsi al confronto con le altre forze politiche e con l’interezza della società, per costruire assieme qualcosa di buono.

Giovanni Zagarella