Milano ricorda la poetessa Alda Merini con una mostra fotografica

A quattro anni dalla scomparsa Milano organizza una mostra per ricordare la sua più grande poetessa contemporanea: Alda Merini. La rassegna, che è stata inaugurata proprio ieri, si tiene nello Spazio Oberdan, in Viale Vittorio Veneto 2 e rimarrà aperta fino al 3 novembre. “Cara Alda – Un ricordo di Alda Merini tra immagini e carta stampata”, questo il titolo della mostra, ha come principali organizzatori il suo fotografo personale e grande amico, Giuliano Grittini, e il critico letterario Maurizio Bonassina. L’esposizione ripercorre gli ultimi anni di vita di Alda Merini con un percorso biografico e fotografico molto particolare, infatti i ritratti in bianco e nero e le rielaborazioni cromatiche rendono l’idea di un personaggio molto speciale per la città dei Navigli. 
La vita della poetessa milanese è stata molto travagliata. Esordisce nella poesia a soli quindici anni sotto la guida di Giacinto Spagnoletti e durante la sua maturazione artistica prende contatto con Salvatore Quasimodo e Eugenio Montale. Le sue più importanti opere come La presenza di Orfeo, Paura di Dio, Tu sei Pietro e La Terra Santa sono particolari e affascinanti. Nel 2007 ottiene la laurea Honoris Causa presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina. La sua vita privata però non è altrettanto ricca di soddisfazione: gli anni di internamento nel manicomio “Paolo Pini” di Milano dopo il 1972, la morte del marito nel 1981, gli anni vissuti a Taranto con il nuovo compagno Michele Pierri e il nuovo ricovero all’ospedale psichiatrico tarantino, e per di più le costanti condizioni economiche indigenti segnarono indelebilmente la vita della poetessa dei Navigli. La sua morte, il primo novembre 2009, sopraggiunge dopo un lungo periodo di malattia. Come spesso succede in questi casi, l’importanza di Alda Merini come artista verrà riconosciuta solo dopo la sua scomparsa, ma senza dubbio rimane una delle migliori scrittici italiane del Novecento. 

Lasciando adesso che le vene crescano

Lasciando adesso che le vene crescano                                     
in intrichi di rami melodiosi

inneggianti al destino che trascelse

te fra gli eletti a cingermi di luce… 
In libertà di spazio ogni volume
di tensione repressa si modella
nel fervore del moto e mi dissanguo
di canto ‘vero’ ad esso che trascino
la mia squallida spoglia dentro l’orgia
dell’abbandono. O, senza tregua più,
dannata d’universo, o la perfetta
nudità della vita,
o implacabili ardori riplasmanti
la già morta materia: in te mi accolgo
risospinta dagli echi all’infinito. 

Tangenziale dell’ovest 

Tangenziale dell’ovest,
scendi dai tuoi vertici profondi,
squarta questi ponti di rovina,
allunga il passo e rimuovi
le antiche macerie della Porta,
sicché si tendano gli ampi valloni
e la campagna si schiuda.
Tangenziale dell’ovest,
queste acque amare debbono morire,
non vi veleggia alcuno, né lontano
senti il rimbombo del risanamento,
butta questi ponti di squarcio
dove pittori isolati
muoiono un mutamento;
qui la nuda ringhiera che ti afferra
è una parabola d’oriente
accecata dal masochismo,
qui non pullula alcuna scienza,
a muore tutto putrefatto conciso
con una lama di crimine azzurro
con un bisturi folle
che fa di questi paraggi
la continuazione dell’ovest,
dove germina Villa Fiorita. 


Il manicomio è una grande cassa

Il manicomio è una grande cassa
con atmosfere di suono
e il delirio diventa specie,
l’anonimità misura,
il manicomio è il monte Sinai
luogo maledetto
sopra cui tu ricevi
le tavole di una legge
agli uomini sconosciuta. 

Emanuele Pinna

Processione anti-Halloween: la curia di Bologna si schiera contro la ‘festa satanista’

È il 28 ottobre e, come tutti gli anni, ci si prepara per festeggiare Halloween: una festa diventata sempre più famosa col passare del tempo, capace di imporsi e diventare tradizione al pari del più antico Carnevale. C’è però chi non ci sta, ed è pronto a protestare.
A rifiutare il “rito pagano” è la curia di Bologna, che sta organizzando una processione ed una preghiera anti-Halloween da svolgersi proprio il 31 ottobre. Il Monsignor Gabriele Cavina, provicario dell’Arcidiocesi, spiega che “la proposta di celebrare con un rito cristiano la sera del 31 ottobre risponde all’esigenza di riproporre lo spirito giusto della vigilia di Ognissanti a fronte di una deriva commerciale e carnevalesca di gusto horror, che la ‘moda’ di Halloween ha imposto, soprattutto ai giovani e giovanissimi, negli anni recenti”. 
Il Monsignore e la parrocchia sembrano intenzionati ad andare fino in fondo. Cavina ha anche precisato come Halloween sia una “festa importante per i satanisti, che corrisponde alla vigilia dell’anno nuovo secondo il calendario delle streghe”. Al termine della processione, che prenderà il via alle 21 dalla chiesa di Santa Sofia del Meloncello, è prevista anche “la distribuzione delle “fave dei morti”: infatti la tradizione ci consegna anche il dolcetto, ma senza la beffa di uno scherzetto!”
Giovanni Zagarella

Il nuovo Campus Bocconi: un’architettura trasparente

Ryue Nishizawa Kazuyo Sejima blog.urbanlife.com

Milano, città in continua evoluzione e cambiamento, vedrà nascere ancora una volta un’architettura firmata da maestri di fama internazionale. In questo caso si tratta dello studio giapponese SANAA, fondato da Kazujo Sejima e Ryue Nishizawa (Premio Pritzker 2010). 35.000 metri quadri appartenenti all’ex Centrale del Latte saranno trasformati per dare vita al nuovo Campus Bocconi.

Modello archiportale.com
Sei volumi puri comporranno il progetto: quattro destinati alle attività universitarie, una torre dei dormitori e infine un centro sportivo con una piscina olimpionica coperta. 21.500 metri quadri saranno adibiti per aree verdi formando percorsi continui tra gli edifici del campus. Il parco e il centro sportivo saranno aperti anche alla città.

Modello tridimensionale ideacase.net

Gli spazi sono continui e indipendenti, studiati per accogliere incontri e relazioni sociali tra studenti e cittadini. L’apertura e la trasparenza di questa architettura è rappresentata dai portici sui quali si poggiano tutti gli edifici. Facciate in vetro a tutta altezza, pareti esterne metà opache e metà trasparenti sono alcune delle strategie utilizzate dallo studio Sanaa per un risparmio energetico, ottenendo così una riduzione dei costi. Niente predomina, tutto è in perfetta armonia, spazi privi di ordine gerarchico creano così un’architettura leggera e semplice, un’architettura aperta alla città.

Modello tridimensionale atcasa.corriere.it

Tim Burton e Johnny Depp ancora insieme nel 2015 per Edgar Allan Poe

Commercialmente parlando, Tim Burton è gia di per se una garanzia per i produttori di Hollywood, abituati a cifre da record per quanto riguarda gli incassi dei film del regista di Burbank. Ma alla notizia che quest’ultimo stesse pensando a un ritorno sul grande schermo con il suo pupillo, Johnny Depp, a Los Angeles molti saranno letteralmente sobbalzati sulla sedia. Si calcola infatti che la fortunata coppia abbia incassato complessivamente oltre 400 milioni di dollari, una cifra che spingerà l’establishment hollywoodiano a finanziare massicciamente il progetto di Burton, che sta pensando a un film ispirato alla vita e alle opere di uno degli scrittori horror più grandi di tutti i tempi: Edgar Allan Poe.
A pensarci bene, la burrascosa vita del poeta americano, fatta di alcol, sregolatezza e dai molteplici lati oscuri, si fonde bene con l’atmosfera noir-dandy della coppia d’oro del cinema. Burton, da sempre appassionato delle opere di Poe (le divorava fin da piccolissimo), starebbe lavorando alla sceneggiatura con Scott Alexander, già sceneggiatore  di Big Eyes (film in uscita nel 2014 anche in Italia, ambientato su Margareth Keane, nota per i suoi disegni di bimbi con occhi giganti).
Malgrado sia ancora tutto da ufficializzare, i fan della coppia già si sfregano le mani, nella speranza che il futuro film su Poe non deluda come “Alice in Wonderland” e “Dark Shadow”. Non ci resta che aspettare…
Francesco Bitto

Dracula: noia al primo morso – Recensione Telefilm

Questo è un film sui vampiri: una mal riuscita parodia del genere che non fa ridere.
Questo è un telefilm sui vampiri:  un pretesto scontato per far vedere bellocci a petto nudo.

Questa è celluloide sui vampiri senza dignità.

Jonathan Rhys Meyers era una promessa del cinema, un futuro divo in potenza, uno dei volti più interessanti che si potevano trovare nel panorama cinematografico degli ultimi 20 anni. Era, appunto, al passato. Anni di abuso di alcol e di scelte sbagliate lo hanno trasformato nella statua di madame Tussauds che ci troviamo davanti oggi, espressivo quanto un sasso e dalle capacità recitative di una comparsa alla recita pasquale della parrocchia, gonfio di botox e più appesantito di Stallone, ma 40 anni più giovane.

Lo avevamo lasciato come l’Enrico VIII meno plausibile del cinema (anche meno di Eric Bana, e dico, Eric Bana) e lo ritroviamo ora come Vlad Tepes Dracula, sul cui (non pervenuto) fascino dovrebbe poggiarsi la sceneggiatura (si, sto usando paroloni grossi) di questa debolissima serie, che sta al Dracula di Coppola (ma anche a Dracula Legacy se è per questo, si quello con Gerard – Leonida – Butler che faceva Dracula/Giuda), a cui strizza continuamente l’occhio, come Da Vinci’s demons sta alla storia dell’arte. Con queste premesse ci si aspetta un gioiello di trash, qualcosa di così ridicolo e improbabile da causare violente risate e prese in giro memorabili. Invece no.

La serie viaggia anni luce da ogni possibile interesse, se ne guarda bene, e procede con lentezza per il sentiero della noia più totale, mostrando dei personaggi caratterizzati superficialmente che si muovono in 40 minuti di riempitivi in stile telenovelas argentina, con qualche spruzzata di combattimento matrixiano, tanto perché non era abbastanza ridicolo. Ogni colpo di scena non solo è scontato, ma è seguito dall’inevitabile spiegone, nel caso le allusioni poco allusive non lo avessero fatto capire (“c’è stato un vampiro qualche anno fa a whitechappel.

Si quello che mascherava i morsi con gli squartamenti. Già abbiamo dovuto anche inviare lettere finte ai giornali. Eh si. Jack lo squartatore eh! Ho detto J-A-C-K lo S-Q-U-A-R-T-O-R-E), tanto che ti viene il dubbio se non sia il caso di offendersi, perché anche gli sceneggiatori delle fiction con Garko e la Arcuri presuppongono che le capacità mentali dei propri telespettatori non siano così limitate. Concludendo la serie è consigliata solo alle fan più irriducibili dell’attore irlandese, o a chi ha perso una scommessa, o ha scelto obbligo a obbligo o verità (ma io in questo caso rivedrei le mie scelte in materia di amici).

Shingeki no Kyojin ‘L’attacco dei Giganti’: Il capolavoro imperdibile

Questo mondo è spietato e anche bellissimo. Disse Mikasa Ackermann, una ragazza vissuta nella più terribile delle epoche, in un mondo dove l’umanità deve rimanere segregata in delle mura, a causa di una minaccia quasi impossibile da affrontare: i Giganti. Esseri di cui non si sa quasi nulla, che uccidono gli umani solo per divertimento e che stanno portando l’intera umanità sull’orlo dell’estinzione. 
Ucciderò tutti i Giganti! Disse Eren Jaeger, un ragazzo che condivide la stessa sorte della sua amica, la cui determinazione non ha pari. Dentro di lui vive l’urlo di disperazione di un mondo intero, la voglia di non lasciarsi abbattere ma soprattutto dentro di lui, e dentro il loro migliore amico Armin Arelet, vive follemente la voglia di scoprire cosa ci sia oltre le mura, com’è il mondo esterno. 
Mikasa, in tutto il suo splendore
Non serve sapere altro della trama, serve solamente iniziare questo shonen, creato da Hajime Isayama, e lasciarsi trasportare da un’opera unica, il vero grande evento del 2013 (e non solo, è dal 2011 che il successo si propaga), che ha lasciato immediatamente il segno. Non serve neanche parlare del suo incredibile successo, che non accenna a fermarsi, quello di cui si parla in queste righe è perché bisogna amare un’opera del genere, sempre ammesso che il genere action sia nelle vostre corde, del resto questa è una storia che deve diventare parte di voi in modo naturale, non forzate gli eventi, lasciate solo che faccia quel per cui è nato: farvi entrare in un nuovo mondo, farvi provare delle emozioni fortissime e lasciarvi stravolti. 
Chi scrive è una persona che si lascia andare a commenti entusiastici molto raramente, più propenso alla critica che all’elogio, ma Attack on Titan (il nome “occidentale” dell’opera) almeno fino al periodo che culmina con la fine dell’anime (i restanti volumi, aspettando la seconda serie, sono ancora da visionare) merita solo complimenti. Esagerato? Tenendo ben presente che il pubblico è variegato, certi elementi come la meravigliosa colonna sonora e i disegni, specialmente nell’anime, son definibili ottimi, con i titani a volte eccessivamente goffi ma sempre in modo voluto, per far risaltare la mancanza di intelletto e coordinazione fisica di molti di loro. 

Non poteva mancare l’immagine di Eren
Ok, ma cos’altro offre questo Shingeki? Offre una narrazione sublime, se siete alla ricerca di continue lotte e qualche poppa lasciate perdere, per quanto anche tra certe opere ci sia roba di altissimo livello qui la strada è ben diversa; Shingeki è un racconto che basa tutto su una favolosa caratterizzazione dei personaggi e del loro mondo, quindi vedrete puntate intere dedicate ad impreziosire la trama, dove ogni dettaglio rivelerà un tassello in più per una storia incapace di annoiare, questo sempre che voi non siate, ripeto, patiti dell’azione sfrenata, ma anche in tal senso basta solamente “pazientare” un poco, perché gli scontri sanguinolenti sono ben presenti e sono da lasciare col fiato sospeso, tantissimi colpi di scena inclusi nel prezzo, non dimenticate questo particolare. 
Levi, in una delle scene più famose
Sì, il protagonista principale può sembrarvi Eren (buona visione del quinto episodio, miei cari) ma sarebbe spregevole dire che la storia parli di lui: la storia parla della rivalsa del genere umano, offrendo una chiave di lettura molto matura che va oltre il concetto del “protagonista egocentrico”, quindi preparatevi ad amare, come me, l’imbattibile Mikasa, la cui storia è una delle più coinvolgenti di tutto l’anime, facendola andare ben oltre il ruolo di co-protagonista; preparatevi ad amare (e in tantissimi già lo fanno) l’immenso Levi (attenzione allo spin off dedicato a lui) e il suo team, ma ridete anche dell’incredibile, letteralmente, Sasha Blouse; preparatevi a rimanere affascinati da Petra oppure ancora entrate nei panni di Armin e anche se non siete i più forti, i più carismatici, di certo capirete quanta importanza ha sapere usare il cervello. Quanti altri potrei ancora citare! 
Potrei dire sicuramente tanto di più della storia, ma perché farlo? Perché privarvi della gioia di entrare da soli in questo mondo? Vi invidio tutti voi che ancora non lo avete visto o letto, vi invidio perché quando sentirete “Cadi” nell’ultimo episodio sarà qualcosa di totalmente nuovo, custodite gelosamente quell’emozione, vi accompagnerà per tantissimo tempo. Chi ha già visto, o sta seguendo, quest’opera sa di che parlo, e certamente non voglio dire che sia senza pecche ma gli amori più grandi non sono quelli che non hanno difetti, sono quelli che rendono i loro difetti (per alcuni troppi segreti, troppi dettagli, troppa suspense) una caratteristica che li rende più unici, che accresce il vostro rapporto; stiamo parlando delle basi un amore maturo, non per una cottarella. 
Guardatelo, leggetelo, giocate al videogame per Nintendo 3DS che sta per uscire. Scopritelo da voi, fatevi un favore, e chi è concorde con me, stringa il pugno sul cuore, volando con le ali della libertà
Alex Ziro

L’evoluzione della dimora

Spinto dalla necessità di proteggersi dagli agenti atmosferici, l’uomo preistorico definisce il senso primordiale di “Architettura” e lo manifesta attraverso la personalizzazione della sua dimora: la caverna. Questo banale esempio di prima Architettura rappresenta la risposta ai problemi che, ancora oggi, l’uomo si pone nel momento in cui sceglie la propria casa. Diverse esigenze entrano in gioco nella prospettiva di abitare i luoghi e molte sono ancora le stesse dell’era dell’homo sapiens: riparo dai venti, dai temporali, dal sole, protezione dai pericoli, dagli incendi, dai terremoti, vicinanza ai prodotti di sostentamento, possibilità di creare luoghi di incontro, ecc. Queste le esigenze spinte da caratteri di funzionalità ma l’Architettura, col passare del tempo, non ha assolto “solo” a questo compito, bensì si è fatta portavoce di altri bisogni, diventando, con la sua presenza incombente, sinonimo di potere (politico e/o tecnologico), di bellezza e sacralità.

Lascaux Caves, France – ©Sisse Brimberg in www.photography.nationalgeographic.com

Probabilmente scomposto e ricomposto coi secoli, ed esempio eclatante di Architettura a.C., Stonehenge è il “complesso di pietre” più famoso della Piana di Salisbury e non solo. Legato a leggende di svariata natura, Stonehenge era un osservatorio astronomico oppure un tempio sacro dove pregare oppure altro ancora, qualunque cosa fosse era imponente e questa grandezza lo rendeva importante e degno di pervenire fino ai giorni nostri.

Stonehenge, England – ©garethwiscombe in www.wikipedia.org

L’insufficienza tecnologica del passato dava la possibilità di disporre solo di grossi pezzi per fare l’Architettura e solo alcune personalità potevano godere della movimentazione forzata di certi carichi.

Piramide di Cheope, Egypt – ©Nina Aldin Thune in www.wikipedia.org

Le Piramidi possono sicuramente inserirsi in quella che è la ricerca di architetture sinonimo di superiorità, di potere politico. La grandezza della costruzione, assolutamente scorrelata dal bisogno di grandi spazi interni (che piuttosto erano molto limitati), voleva rappresentare la grandezza del sovrano che vi veniva sepolto, attraverso le immani dimensioni e l’enorme fatica fatta per realizzarle.
La grandezza dei popoli si è, quindi, da sempre servita dell’Architettura per manifestarsi e imprimersi nella memoria. Basti pensare ai templi greci, simbolo di devozione nei confronti delle divinità, ai teatri, alle piazze e alle grandi opere pubbliche di età imperiale romana, a tutte quelle opere architettoniche che si sono susseguite, non meno significative di quelle citate, che hanno rappresentato la grandezza della loro epoca accompagnate dallo sviluppo degli stili, delle tecnologie costruttive e a quelle opere che sono state interessate dalla rivoluzione industriale fino alle architetture contemporanee.

Acropoli di Atene, Greece – ©varkos in www.panoramio.com

Colosseo, Italy – ©SEIMA in www.panoramio.com

Basilica di Santa Maria del Fiore, Italy – in www.arch.mcgill.ca

Blue Mosque, Turkey – in www.andrealapi.it

Tour Eiffel, France – www.francoisegomarin.fr

Guggenheim Museum, USA – www.thais.it

Cayan/Infinity Tower, Emirates Arab United – www.ingenio-web.it

Oggi molte grandi città vengono ricordate per la qualità architettonica, l’elaborata composizione stilistica, la tecnologia che ha dato la svolta al modo in cui oggetti architettonici venivano prodotti precedentemente. La manifestazione della Bellezza ha sempre trovato nell’Architettura un’efficiente alleata: garanzia di funzionalità ed espressione, è tutt’oggi una delle forme di comunicazione più sofisticata e d’effetto oltre che più impegnativa. La necessità di inserirsi nello spazio e la capacità di influenzarne l’aspetto fanno sì che, necessariamente, l’Architettura sia accompagnata da un significato più profondo di quello che è il dover “abitare” i luoghi.

Addio a Lou Reed, un saluto sincero all’ambasciatore del rock

Senza tanti giri di parole, ci lascia Lou Reed.
Da tempo soffriva di problemi di salute e questa primavera dovette annullare diverse date del suo tour in seguito all’acuirsi di un male che lo affliggeva ormai da anni. Nel Maggio scorso, in una clinica di Cleveland, aveva subito un delicato trapianto di fegato, andato poi a buon fine. Ora il mondo piange la perdita dell’ex poète maudit dei Velvet Underground, dato per morto diverse volte, che questa volta deve però arrendersi all’ultima chiamata nella parte “selvaggia”.

Aveva 71 anni. Da circa 50 rappresentva un’icona per la generazione che cantava Walk on the wild side.
Chi fu Lou Reed? Non ve lo dirà bene mai nessuna enciclopedia.

Uno dei primi uomini ad aver elevato il rock e la musica moderna a arte, una di quelle persone che ha dipinto sulla tela della storia musicale e artistica una dimensione di dolore che appartiene solo alla cultura occidentale. Appartiene a noi.

Noi che spesso ci troviamo a disagio con noi stessi, che ci abbandoniamo al degrado di una realtà che è fuori dai nostri toni e parla una lingua diversa.
Il cuore dell’uomo moderno e occidentale è il cuore di Lou Reed, e con lui si spegne una parte della civiltà in cui viviamo, anche se forse è ancora troppo presto per capirlo.

“I am tired, I am weary, I could sleep for a thousand years”

E arriverà il giorno in cui l’essere umano vorrà vedere Lou Reed rinascere, come piange ancora oggi tutti i suoi più grandi artisti. Non c’è paradiso che regga, o inferno che tenga. La morte di Lou Reed mi toglie il respiro e mi porta via lacrime. Non potrò mai scordare le serate passate tra i miei pensieri più oscuri, solo e sdraiato a terra.

La colonna di quelle serate la cantava lui.

Il Rock è un genere nato nell’oscurità dei fallimenti giovanili, della distorsione etica e sociale, della decadenza consumistica.

Lou Reed è stato l’ambasciatore di una realtà artistica che, ancora oggi, risulta essere la più rappresentativa e influente nella storia della musica moderna.

La redazione di Epì Paidèia vuole porgere un sincero saluto ad un artista che ha segnato profondamente la sua epoca, consapevoli del fatto che non ci sarà mai abbastanza gratitudine in nessuno di noi. Bye Lou, walk on the peaceful side…

Di Francesco Bonistalli e Gianluca Sperduti

40 posti da vedere prima di morire – Parte 1/3

E dopo il successo dell’articolo: I 33 luoghi abbandonati più belli al mondo; come non dedicare un post a quelli più belli in assoluto?

Non importa quanto possano essere avanzate le nostre città e la nostra tecnologia; almeno occasionalmente ci stanchiamo di tutto il rumore, lo stress e il caos delle città e sentiamo il bisogno di stare in mezzo alla natura.

L’uomo ha trasformato la terra più in fretta di quanto questa non sia in grado di evitare, ma non tutto è perduto per fortuna. Splendide montagne, laghi di acqua azzurra, magnifici oceani con isole favolose… il nostro pianeta è pieno di luoghi che tolgono il fiato e scenari che riempiono il cuore di un grande senso di meraviglia che non attendono altro che essere scoperti da voi.
Ad ogni modo, poichè la vita è breve e le risorse economiche limitate dobbiamo valutare attentamente quali mete scegliere per i nostri viaggi. Sapendo che sarete troppo pigri per andare a farlo di persona abbiamo deciso di farlo per voi!
Abbiamo scelto i 40 posti più spettacolari del mondo, anche se, come si dice, la bellezza sta nell’occhio di chi guarda, per cui la vostra lista dei 40 posti da vedere prima di morire potrebbe essere diversa dalla nostra.
1. Antelope Canyon, USA
Foto di: James Marvin Phelps , Rob Inh00d

L’Antelope Canyon è il più visitato, nonchè fotografato, slot canyon del sudovest degli stati uniti d’america.  Si trova all’interno del territorio Navajo vicino Page in Arizona. L’Antelope Canyon include due distinte e separate sezioni fotografabili conosciute rispettivamente come Antelope Canyon Superiore(detto anche “la spaccatura”) ed Antelope Canyon inferiore (il cavatappi). I nomi Navajo per la parte superiore e quella inferiore dell’Antelope Canyon sono rispettivamente: Tsé bighánílíní, che significa “il posto in cui l’acqua scorre tra le rocce” e Hazdistazí, che significa “le arcate di rocce a spirale.”

L’Antelope Canyon si è formato per l’erosione dell’arenaria del territorio Navajo ad opera primaria di inondazioni rapide, con intervento secondario di processi erosivi subaerei. L’acqua piovana, specialmente durante la stagione monsonica, scorre nell’ampio bacino al di sopra delle sezioni dello slot canyon, guadagnando velocità e caricandosi di sabbie e detriti durante lo scorrimento negli stretti canali. Con il passare del tempo i canali vengono erosi formando dei corridoi più profondi e smussando gli spigoli squadrati in modo da formare la caratteristica forma ondeggiante delle rocce.

2. Isole Phi Phi, Thailandia

Foto di: Jo@net , Goianobe , CX15

Le isole Isole Phi Phi si trovano in Thailandia tra la grande isola di Phuket e la costa occidentale del paese che da sul mare delle Andamane.

Classicche spiagge, impressionanti formazioni rocciose e acque di un vivido turchese piene di forme di vita variopinte: è un vero paradiso!

 
3. Santorini, Grecia

Foto di: MarcelGermain , Maggie & David

Santorini è probabilmente l’isola greca più affascinante e rinomata del mare Egeo. 
Il solo nome dell’isola è già sufficiente a stimolare nella mente immagini dalla piacevole connotazione: paesaggi vulcanici, spiagge grigie e rosse, case dal bianco accecante, terrazze con vista panoramica sul mare, splendidi tramonti, divertimento selvggio. Tutto questo, aggiunto ai resti di civiltà perdute ritrovati nelle ceneri vulcaniche, giustifica gli aggettivi con cui i visitatori identificano Santorini, che a ragione viene definita magica, indescrivibile e sbalorditiva.

4. Isole Maldive

Foto di: iujaz , aquabumps

L’arcipelago delle Maldive giace su due strisce di atolli nell’Oceano Indiano attraversati dalla linea equatoriale. Il paese è costituito da 1.190 isole di formazione corallina, formate attorno 26 atolli naturali di forma anulare sparse su oltre 90.000 chilometri quadrati. Questi atolli si sono strutturati per la sedimentazione di sabbie coralline in cima ad una dorsale oceanica, cosa che non fa che aggiungere unicità al paesaggio del luogo, caratterizzato da un’altezza sopra il livello del mare davvero ridotta.

Il mare dell Maldive è di un colore blu intenso, con barriere coralline turchesi, spiagge candide e sabbiose e palme lussureggianti. E’ un posto ricco di carattere, dove spesso la gente decide di passare i propri giorni in maniera  trnquilla ed idillica.

Sebbene sia il posto perfetto per poltrire sotto il solo guardando il tramonto con un cocktail in mano è non di meno una stupefacente meraviglia geografica, in cui innumerevoli pesci dai colori vivaci nuotano animando la splendida barriera corallina a qualche metro dal bagnasciuga.

5. Machu Picchu, Perù

Foto di: Tati@ , szeke , magnusvk

Machu Picchu si erge a 2430 m sopra il livello del mare, in mezzo ad una foresta montana tropicale in un paesaggio dalla bellezza straaordinaria. E’ stata probabilmente la ipù stupefacente creazione urbaistica dell’impero Inca, con la sua altezza, le sue gigantesche mura e rampe e terrazze che sembrano scavate direttamente sulle continue scarpate di roccia. La posizione geografica, sul versante orientale delle Ande, include il bacino amazzonico superiore con la sua ricca biodiversità di flora e della fauna.

Gli Inca iniziarono a costruire il complesso abitativo intorno al 1400, ma circa un secolo dopo, all’epoca delle conquiste spagnole, fu quasi abbandonato, smettendo di essere il sito ufficiale per i regnanti inca. Benchè localmente fosse un sito conosciuto, era praticamente sconosciuto per la gente proveniente dal resto del mondo, venendo poi portato all’attenzione dei più nel 1911, dallo storico americano Hiram Bingham.


6. La Grande Muraglia Cinese

Foto di: Francisco Diez , topgold

La grande muraglia cinese, una delle più grandi meraviglie del mondo, valutata dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità nel 1987. Proprio come un gigantesco drago, a muraglia si estende su e giù attraverso deserti, praterie, montagne ed altopiani, raggiungendo la lunghezza di approssimatiamente 8,851.8 chilometri da est a ovest della Cina. Con una storia di oltre 2000 anni, alcune delle sue sezioni sono andate in rovina o sono scomparse, ma nonostante ciò si tratta di una delle attrazioni di maggior richiamo al mondo intero, anche grazie alla propria unicità architettonica e al suo significato storico.

7. Islanda

Foto di: shchukin , Stuck in Customs

Fuoco e ghiaccio offrono uno sbalorditivo ritratto di quest’isola degli estremi, dove alcuni dei più grandi ghiacciai d’europa sovrastano alcune delle più calde sorgenti vulcaniche del continente.

Qui ogni stagione ha il suo fascino unico e durante tutto l’anno si ha la possibilità di provare nuove esperienze, scoprire luoghi incantevoli e lasciarsi ipnotizzare dalla freschezza e dai colori della natura.

8. Isola di Bora Bora

Foto di: kenyai , jsmoral , Pierre Lesage

Bora Bora emerse dalle acque 3 milioni di anni fa. Come tutte le altre isol della Polinesia, quest’isola vulcanica sta lentamente affondando nell’oceano. Al momento presenta caratteristiche geologiche peculiari in un range che va da quello dell’isola vulcanica a quello dell’atollo.

L’isola possiede un’indimenticabile laguna turchese, dove potrete osservare una variopinta fauna acquatica (Pastinache, mante, squali e pesci tropicali) da una canoa a bilanciere, una barca o in immersioni subacquee. La barriera corallina include un fascia di isolette con favolose spiagge dalla sabbia candida che circondano l’intera isola.

9. L’Onda, Arizona, USA

Foto di: Alaskan Dude , DIVA007

L’Onda è una formazione di arenaria situata al confine tra gli stati dell’Arizona e dell’Utah, negi stati uniti d’America, sul pendio delle Colline del Coyote, nella selva vicino al Canyon Paria ed alle Scarpate Vermiglie , sull’altopiano del Colorado. Quasi 200 milioni di anni fa, questa regione era un deserto sabbioso dove immense dune migravano lungo il paesaggio spinte dai venti stagionali. L’esame stratigrafico delle arenarie ci permette i scoprire quali venti erano prevalenti durante l’antico Giurassico.

Ciò che noi osserviamo oggi è solo una parte dell’originaria stratificazione incrociata delle dune che hanno plasmato queste formazioni rocciose successivamente modificate da un interminabile processo erosivo. Gli spettacolari nastri multicolore chiamati bande di Liesegang, si sono formati a causa del movimento e della precipitazione di sostanze ossidanti come l’acqua percolata con il ferro ed il manganese. Il paesaggio viene ulteriormente reso complesso da vene di stagno e strisce di calcite.

10. Petra, Giordania

Foto di: ralwic , rwoan

Petra, le meraviglia del mondo, è senz’ombra di dubbio il tesoro più prezioso e la più grande attrazione turistica dell’intera Giordania.

Era una vasta ed unica città scavata nella nuda roccia  dai nabatei, un industrioso popolo del ceppo arabo che si stabilì in quell’area 2000 anni fa, che divenne un importante crocevia per le rotte mercantili della seta, delle spezie e di tutte le merci che arrivavano dall’India, la cina e l’Arabia meridionale verso l’Egitto, la Siria, la Grecia e Roma.

11. La Cava dei Cristalli, Miniera di Naica, Messico

Foto di: ourfunnyplanet , nicole_denise

La miniera di Naica, nello stato messicano di Chihuahua, è una miniera tutt’ora in funzione molto nota per i suoi cristalli di selenite. La Cava dei Cristalli (Cueva de los Cristales) è una cava situata a circa 1,000 piedi (300 m) sotto la superficie nelle formazioni calcaree della miniera. La camera conntiene cristalli di selenite giganteschi, probabilmente trai più grandi mai trovati in natura. I cristalli di selenite derivano da una genesi idrotermale avuta grazie ai fluidi emanati dalla sottostante camera magmatica.


12. Moraine Lake, Canada

Foto di: A tea but no e , T.P Photographie

Moraine Lake è un lago alimentato dai ghiacciai nel Banff National Park, a 14 kilometri  dal villaggio di Lake Louise in Alberta, Canada. Il lago raggiunge il proprio livello massimo tra la metà e la fine di giugno. Quando si riempie diventa di un ben distinto colore azzurro, questo a causa della rifrazione della luce sui depositi di sedimento roccioso che giungono costantemente sul fondo del lago.

13. Grand Canyon, USA

Foto di: carbonboy , paigeh

Il Grand Canyon è un canyon dalle pareti molto ripide scavato dal fiume Colorado nello stato americano dell’Arizona. Si tratta di un panorama imponente e suggestivo; il Grand Canyon è capace di travolgere i nostri sensi attraverso la sua mole colossale che si estende in lunghezza per 277 miglia (446km) ed in larghezza per 18 miglia (29km) con una profondità di un miglio (1,6km). In esso vengono esposti circa 2 miliardi di anni di storia che il Colorado ed i suoi affluenti fendono attraverso gli strati di roccia del Plateau del Colorado.


14. Berry Head Arch, Canada

Foto di: Rexton

Questo magnifico arco sul mare è situato sulla Spurwink Trail lungo la East Coast Trail verso Port Kirwan. Da qui si muove per circa un sentiero che percorre circa 4,75 miglia (circa 7,6km) verso l’arco. La difficoltà del sentiero, per gli amanti del trekking, è moderata, ma è richiesta estrema attenzione nel punto in cui costeggia il bordo di una rupe piuttosto alta.

Per vedere la seconda parte dell’articolo Cliccate Qui.

Se ti è piaciuto questo post seguici dalla nostra pagina facebook a questo link:Epì Paidèia – Giornale online di Arte e Cultura

La stravagante passione canora di Nerone

Sono in molti a non conoscere il lato canterino e lirico dell’imperatore romano a detta di molti più discusso e stravagante: Nerone. Il testo di riferimento è come sempre il caro vecchio Svetonio, inesauribile fonte di aneddoti divertenti e stranezze che è un piacere leggere. Ma andiamo alle origini del fenomeno: 
(Nerone) per migliorare la voce arrivò perfino a sopportare sul suo petto lastre di piombo, standosene supino, a liberarsi lo stomaco con purganti e vomitivi, a non mangiare frutta e cibi che potessero recargli danno, finché, allettato dai progressi, anche se la sua voce era sottile e rauca, gli venne l’ambizione di esibirsi sulla scena. Debuttò a Napoli e, quantunque un terremoto improvviso avesse diroccato il teatro, non smise di cantare se non dopo aver terminato il suo pezzo.”

Credete che questo sia assurdo? Le notizie pervenuteci sulla scalata al successo del giovane imperatore non finiscono qua:

In realtà non solo diede ordine di raggruppare in un solo anno quei concorsi che avevano luogo in date differenti, facendone perfino ripetere alcuni, ma, contrariamente alla consuetudine, ne organizzò uno di musica anche ad Olimpia. E per non essere disturbato o distratto da qualcosa nel bel mezzo di queste occupazioni, quando fu avvertito dal suo liberto Elio che gli affari di Roma esigevano la sua presenza, gli rispose in questi termini: «Sebbene tu sia dell’avviso ed esprima il desiderio che io mi affretti a tornare, tuttavia avresti dovuto consigliarmi ed esortarmi a ritornare degno di Nerone.» Quando cantava non era permesso uscire dal teatro, nemmeno per necessità. E così, stando a quanto si dice, alcune donne partorirono durante lo spettacolo, e molti, stanchi di ascoltare e di applaudire, sapendo che le porte erano sbarrate, saltarono furtivamente oltre il muro o si fecero portar fuori fingendosi morti.

Per fingersi morti pur di non ascoltare lo spettacolo possiamo immaginare la bravura del povero Nerone, che, sotto il punto di vista agonistico, credeva di essere come uno dei tanti contendenti di una gara canora:

D’altra parte è appena immaginabile con quanta ansia e con quanta emozione gareggiasse, quale gelosia provasse per gli avversari, quale timore mostrasse per i giudici. Si comportava nei confronti dei suoi avversari come se fossero stati in tutto e per tutto suoi pari, li spiava, tendeva loro agguati, segretamente li screditava, qualche volta li ricopriva di ingiurie se li incontrava, e, se erano molto bravi, cercava perfino di corromperli. Durante il concorso era così ossequiente al regolamento, che non osò mai sputare e nemmeno detergersi con il braccio il sudore della fronte. Per di più, poiché, nel corso di una scena tragica, si era affrettato a raccogliere il bastone che gli era sfuggito di mano, fu colto da paura e temette che quello sbaglio lo facesse escludere dal concorso, e si riprese soltanto quando un mimo lo assicurò che, tra l’entusiasmo e le acclamazioni del popolo, la cosa era passata inosservata. Era lui stesso che si proclamava vincitore; per questo, dappertutto, gareggiò, anche come banditore. E perché non restasse da nessuna parte il ricordo o la traccia dei vincitori dei giochi sacri, ordinò di abbattere, trascinare con un uncino e gettare nelle latrine tutte le loro statue e i loro ritratti.”

Sappiamo che Svetonio non fu una fonte affidabile e che si affidava ai pettegolezzi uditi qua e là: il suo metodo di indagine storica avrebbe fatto svenire Tucidide. Ma è innegabile che questi particolari, anche se gonfiati ed esasperati, facciano sorridere e ci delineino le personalità degli uomini più importanti esistiti a quel tempo. Per riportare tutte le curiosità su Nerone non basterebbero forse dieci articoli: in questo mi sono limitata a uno degli aspetti più divertenti del bizzarro imperatore. A voi consiglio vivamente di leggere tutte le Vite dei Cesari, un po’ per acculturarsi, un po’ per ridere.

Giulia Bitto