Unstudio per Hanjie Wanda Square

Hanjie Wanda Square  

La città Wuhan vede terminato il nuovo centro commerciale Hanjie Wanda Square firmato dallo studio olandese UNSTUDIO.
Il progetto si basa sul concetto “sinergia dei flussi” integrando elementi contemporanei e tradizionali. Il rivestimento esterno ricrea perfettamente il movimento dell’acqua grazie alla combinazione di materiali tradizionali, il vetro, e contemporanei, l’acciaio inox, modellati all’interno di nove moduli diversi di sfere, i quali contengono sistemi di illuminazione Led, che programmandoli creano effetti di luce per particolari ricorrenze.

L’interno si configura in due spazi ben definiti ma integrati: atrio nord e atrio sud, i quali si
differenziano per materiali e forme. L’atrio nord, considerato lo spazio principale, ha due accessi ed è costituito da materiali caldi come l’oro e il bronzo, e rispecchia la cultura tradizionale del paese. L’atrio sud, con colori come l’argento e il grigio, rappresenta l’aspetto contemporaneo ed urbano della città.

Entrambi gli atri sono uniti dalla struttura ad imbuto che collega il piano terra e il tetto, e contiene gli ascensori panoramici.

www.unstudio.com

Il concetto “sinergia dei flussi” è applicato in tutta la progettazione: l’articolazione fluida dell’esterno attraverso l’uso dei materiali, il sistema di luci, e lo spazio interno, che attraverso passaggi di collegamento, crea percorsi dagli atri centrali ai livelli superiori.

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Cob House: costruire nel rispetto della Natura

Una tecnica utilizzata per le costruzioni rurali da tempo immemore sta ri-prendendo piede in alcuni paesi, dove contadini con pochi materiali e tanto olio di gomito costruiscono piccoli ma accoglienti alloggi in pochi mesi.
Queste abitazioni appartengono alla classe delle costruzioni in terra cruda (come adobe, torchis, pisè), il cui impasto ha consistenza umida e richiede la partecipazione di materie naturali come terre argillose o limose, acqua, fibre naturali (paglia e fibre vegetali) e sabbia. Il composto ecosostenibile è facilmente lavorabile, tanto da permettere la modellazione di profili curvi come archi e nicchie, e in seguito indurisce definendo la volumetria della costruzione. L’alta lavorabilità è conseguenza diretta dell’ottima plasticità che l’impasto presenta, dovuta proprio alla componente terrosa ad alto tenore di argilla. 
La realizzazione di queste architetture sostenibili è sorprendentemente vantaggiosa sotto diversi aspetti: tempi brevi di costruzione, impiego di risorse locali (con un conseguente costo nullo dei trasporti di materiale e quindi emissione pari a zero di CO2), economicità generale, resistenza al fuoco, e buone caratteristiche isolanti. 
La loro struttura porosa è in grado di trattenere al suo interno il quantitativo di aria necessario ad attenuare le escursioni termiche, in modo tale da garantire un accumulo di calore e una lenta dispersione, con il beneficio di avere pareti che trattengono il calore degli ambienti interni durante le stagioni fredde. 
L’unica cosa che queste costruzioni temono è l’attacco delle acque meteoriche e la risalita capillare del terreno, per questo motivo è preferibile adottare piccoli accorgimenti per evitare l’incombere di determinate patologie di degrado, come ad esempio realizzare delle coperture aggettanti tanto quanto basta a limitare il contatto con la pioggia, creare delle opere di fondazione con pietrisco sempre più grosso procedendo in profondità, tale da rendere “faticosa” la risalita delle acque dal terreno. 
In accordo con i parametri di resistenza del materiale, assolutamente privo di armature metalliche, gli alloggi realizzabili sono di modeste ma confortevoli dimensioni, come è possibile vedere in questo veloce tour attraverso la costruzione da 150£ di Michael Buck.
  
É possibile trovare costruzioni della stessa categoria ma anche più complesse, grazie alla possibilità di aumentare la resistenza realizzando elementi portanti in legno massiccio, opere di fondazione in terracotta e pietrame e altri accorgimenti sempre nel rispetto della natura.
La fantasia dei progettisti, che in questo caso coincidono con la manodopera, e la plasticità dell’impasto si combinano dando vita a residenze quasi “fantastiche” totalmente immerse nella natura, dove pavimenti, serramenti, rivestimenti, elementi di copertura e arredi sono tutti realizzati riciclando del materiale. 
Fare una pausa dalle metropoli colme di alti palazzi e calcestruzzo armato per dare spazio a piccole residenze hand-made può servire a fare pace con la natura e credere che, da qualche parte nel mondo, qualcuno cerchi ancora di salvaguardarla.

Maison Trois Garçons: un LifeStyle Cafè a Londra

A Londra, nella nota area di Brick Lane e a pochi metri dalla stazione di Shoreditch Highstreet dell’EastEnd londinese, spiccano gli interventi di Les Trois Garçons: Hassan Abdullah, Michel Lasserre e Stefan Karlson ( http://www.lestroisgarcons.com/ ).
http://www.homesandproperty.co.uk/
Il primo intervento del trio è su Bethnal Green, un elegante e sfarzoso ristorante al quale hanno dato il proprio nome, mentre il secondo straordinario intervento si trova in Redchurch Street, appena girato l’angolo della strada: è “Maison trois garçons”, un luogo nel quale il rito del tè inglese è accompagnato dalla possibilità di comprare qualsiasi oggetto in esposizione, sia esso un accessorio per signora o un oggetto di arredamento come la sedia sulla quale si siede. 
Un vero e proprio LifeStyle Cafè, un luogo di vendita al dettaglio che offre qualcosa per tutti. 
L’ambiente ha una struttura scarna e il trattamento delle pareti è realizzato con mattoni a vista e legno di recupero in stile vintage industriale, il tutto per accogliere un arredamento ad effetto, colorato ed esuberante, come i lampadari a forma di palloncini che sembrano essersi bloccati sul soffitto o l’insegna luminosa del “Mago di Oz” dietro il bar, al di sotto della quale sono in vendita cuscini che ritraggono cani e gatti vestiti come Lords inglesi: i veri padroni del locale. 

Oltre ad oggetti di design contemporaneo, Les Trois Garçons hanno inserito anche qui, come nel loro ristorante omonimo, numerosi oggetti d’epoca, naturalmente anch’essi in vendita insieme a borse e vestiti alla moda.

All’ingresso bellissimi tavolini rivestiti di mattonelle portoghesi e sedie vintage, più avanti il bar e in fondo a destra il vero e proprio salone. 

http://www.weheart.co.uk
Qui si possono scegliere con estrema comodità gli oggetti da comprare durante una colazione o una cena, oppure semplicemente si può godere delle costosissime poltrone e del buon gusto del negozio. 

Il Maison Trois Garçons è stato pensato e realizzato come un salotto, un luogo accogliente che nutra corpo e spirito e a nostro parere l’intento è stato perfettamente raggiunto.

La Nuvola "mangia-soldi" dell’EUR: storia del palacongressi inesistente

Doveva essere un simbolo. Un po’ come il Ponte, la Salerno-Reggio Calabria, la TAV. Doveva essere un simbolo, ma è passato così tanto tempo che nessuno si ricorda più di cosa.  La “Nuvola” dell’Eur, il palacongressi innovativo che avrebbe dovuto cambiare Roma, da sinonimo di leggerezza è diventato un nuvolone nero e carico di soldi pubblici che si trascina stancamente da più di 13 anni alla ricerca di fondi. “Colpa del costruttore!” – sostiene l’architetto, Massimiliano Fuksas – “Lui è incompetente” – rilanciano dalla Condotti Spa, l’azienda incaricata di portare a termine un’opera che, fosse solo per i tempi, risale ormai a un’epoca più che antiquata.

Era infatti il 1998 (!) quando il Comune di Roma e l’odierna EUR Spa indissero un bando di gara per la realizzazione di un nuovo Palacongressi, ed era il 2000 quando la giuria, con a capo il celebre Norman Foster, assegnò la vittoria al romano Fuskas, ideatore della beneamata Nuvola. Poi 7 anni di silenzio e, infine, nel 2007, la posa della prima pietra alla presenza dell’allora sindaco Veltroni. Da quel giorno di oltre sei anni fa la Nuvola ha visto passare ben tre amministrazioni (Veltroni, Alemanno, Marino) e ha assorbito oltre 200 milioni di euro ma “ne servono altri 170 per portare a termine il progetto”, ricorda l’architetto. Con gli stessi soldi si potrebbero fare progetti di ogni tipo: ristrutturare scuole, pagare stipendi, finanziare fondi per studenti, invalidi, meritevoli, aiutare la ricerca e altre iniziative più o meno urgenti, ma noi siamo il paese delle nuvole e amiamo stare sulle nuvole: “Nuvole celesti, sono, Dee solenni degli scansafatiche. Esse le idee ci dànno, la dialettica, l’inganno, l’ingegno, la chiacchiera, il ghermire concetti, il dar nel segno!” (Discorso di Socrate da Le Nuvole, di Aristofane). 

Perché vedete, miei cari lettori, il fatto sconvolgente non è tanto (o non è solo) che in Italia ci si mettano 15 anni a costruire una struttura che “in Francia sarebbe pronta in due anni e mezzo” (cit. ing. Duccio Astaldi, costruttore della Nuvola). A Messina, per non scomodare l’eterna Sagrada Familia, ci hanno messo trent’anni a scopiazzare la linea del Palacultura cittadino dal Municipio di Boston (incluso, tra l’altro, tra i 10 edifici più brutti al mondo). Lo scandalo del progetto di Fuksas è come la capitale non sia stata in grado di proporre un piano correlato alla Nuvola che permettesse la riqualificazione del quartiere dell’EUR, non più periferia, ma vera e propria zona polifunzionale di Roma. Ma, come ci ricorda Giuseppe Pullara su Corriere.it, l’incapacità dei manager nostrani si misura anche in questo: pensate che La Lama, albergo annesso alla Nuvola, è a tutt’oggi invenduto. Come a dire: mentre non finiamo l’opera principale facciamo marcire tutto il resto…

Roberto Saglimbeni

Personal Architecture rinnova il SuperCubo di Piet Blom

Cube Houses, Rotterdam   Album di viaggio personale
Quando si visita l’eclettica città di Rotterdam, non si può non rimanere affascinati da un complesso edilizio a dir poco particolare che sorge vicino alla stazione. Le “Cube Houses” di Piet Blom, realizzate tra il 1982 e il 1984, e rappresentative dello Strutturalismo olandese: movimento di reazione al Razionalismo degli anni precedenti. 
Si tratta di una selva di cubi ruotati a 45° e incastrati in un tronco esagonale. 

Cube Houses, Rotterdam   Album di viaggio personale
Dopo trent’anni, i quattro piani del “SuperCubo” (la più grande delle 40 case del complesso residenziale), non avevano ancora trovato una vera e propria destinazione d’uso. Mentre le altre Cube Houses più piccole accolgono da sempre residenze e camere d’albergo, lo studio di architetti olandesi con base a Rotterdam, Personal Architecture, nell’estate del 2013, dà vita ad un grande rinnovamento, trasformando la struttura in un residence con 22 stanze per detenuti in via di scarcerazione. 
L’intervento fa parte di un programma di recupero gestito dalla Fondazione Exodus, che aiuta gli ex detenuti a costruire una nuova vita dopo il carcere grazie all’utilizzo di alloggi temporanei. 
Gli architetti Sander van Schaik e Maarten Polkamp spiegano: “l’edificio era buio, si riscaldava rapidamente e non vi era alcuna relazione tra i piani”
In un progetto in cui la condivisione, la comunicazione e la trasparenza sono condizioni essenziali per il reinserimento nella società, al progetto originario di Blom andavano apportate delle modifiche. 

SuperCube,  Personal Architecture  http://www.personal-architecture.nl/
La discontinuità tra i piani era il problema principale. Gli architetti decidono di risolverlo inserendo un “albero” di 3 x 3 metri a tutta altezza per portare la luce naturale attraverso la casa.
Il vuoto che si crea genera il cosiddetto “effetto camino”, che richiama aria fredda fino ai livelli superiori molto caldi e soprattutto fornisce una grandissima quantità di luce a tutti i livelli sottostanti. Al suo interno trovano posto diverse funzioni: reception, dispensa, lavanderia / bagno e la cucina. 
Inoltre, questo “albero” di servizio ha anche funzione di supporto alle scale che si snodano lungo i quattro piani protette da una rete metallica, allo scopo di razionalizzare la circolazione interna.

Le camere da letto circondano l’atrio disposte sui due livelli intermedi ognuna dotata di bagno privato, mentre al piano superiore un open space permette di svolgere diverse funzioni grazie alla cucina, una camera da pranzo comune e un’area computer. Ai piani inferiori trovano posto reception e uffici. 
Pianta piani intermedi,  Personal Architecture  http://www.personal-architecture.nl/

Così, il SuperCube di Piet Blom tramite lo splendido rinnovamento dello studio Personal Architecture, permette di ribadire come l’architettura svolga, oltre alla sua funzione primaria di riparo, anche quella di bene comune, di socializzazione e di riabilitazione attraverso il bel design.

Ricami architettonici: sottrarre materiale per riempire gli spazi con la luce

Giorni fa, in questo articolo, avevamo focalizzato l’attenzione sui rivestimenti metallici, sottolineando le caratteristiche di riflessione della luce che donavano alle opere sinuose di F. Gehry, come di altri progettisti, l’aspetto splendente di “architetture-gioiello”. 

Oggi vogliamo riprendere il tema dei rivestimenti e soffermarci non più sulla capacità dei materiali di riflettere la luce, piuttosto su quella di lasciarsi attraversare da essa. Potete, qui di seguito, ammirare il MuCEM, museo dedicato alle civiltà, culture e tradizioni d’Europa e del Mediterraneo, realizzato a Marsiglia, sul quale è distesa una sorta di “stola ricamata” o, in maniera più esaustiva, una “pelle ornamentale in cemento filigranato” [cit. www.professionearchitetto.it]. 

La sensazione che questa finitura da nel complesso è quella di un decoro leggero, elegante e delicatamente laborioso, che serve ad arricchire le linee semplici del progetto che coinvolge. 
MuCEM, France – www.mucem.org
MuCEM (detail), France – www.thepostinternazionale.it
MuCEM (detail), France – www.archiportale.com
La sottrazione del materiale in facciata fa sì che intere parti “si stacchino” dal resto e lascino occupare il loro posto alla luce, naturale o artificiale che sia.

El Espacio de Arte Contemporáneo, Spain – www.archiportale.com
GEL Green Energy Laboratory, China – www.archea.it
GEL Green Energy Laboratory, China – www.archiportale.com
Mikimoto Building in Ginza, Japan – www.design-milk.com
Polish Pavilion Expo 2010, China – www.dezeen.com
In quest’ultimo caso è possibile osservare come l’attenzione dei progettisti sia ricaduta anche sul “negativo” del rivestimento-trama, ovvero la parte sottratta alla facciata viene (simbolicamente) “estrusa” e diventa arredo per i visitatori.
Ravensbourne College of Design and Communication, UK – www.inhabitat.com
Un mosaico accosta il “ricamo” con tema circolare. 
Ravensbourne College of Design and Communication, UK – www.inhabitat.com

Centro Civico del Bicentenario (torre degli uffici e percorsi), Argentina – ©Claudio Manzoni in www.progettarearchitettura.it
Nel caso del Simmons Hall, dormitorio del MIT progettato da Steven Holl, la “porosità verticale” è regolare e quadrata ma suggerisce come per gli altri casi la volontà di distribuire la luce facendole attraversare il complesso. Gli studi fatti sulla circolazione della luce e dell’aria attraverso le parti del progetto sono un aiuto in più per capire la necessità di avere un edificio “traforato” e quindi dinamico. 
Simmons Hall at MIT by Steven Holl Massachusetts – ©Burçin YILDIRIM in www.flickr.com
Simmons Hall at MIT by Steven Holl (S. Holl’s sketch) – ©Andy Ryan in www.archdaily.com
I materiali impiegati in questa operazione di “foratura” sono molteplici. Come si è potuto vedere le trame in facciata possono essere realizzate in conglomerato cementizio, in metallo, ma anche in ceramica.

Analogia Project: scenari immaginari con la lana

Analogia Project    www.analogiaproject.com
La Maison francese Hermès affida l’allestimento delle sue vetrine allo studio Analogia Project. Studio di Emilia Serra, architetto, e di Andrea Mancuso, designer, scoperti da Pierre Alexis Dumas, direttore artistico della maison. Entrambi di Roma, laureati alla Sapienza, e vissuti per molto tempo in Gran Bretagna, hanno sviluppato un linguaggio visivo integrando lo spazio reale con entità astratte attraverso oggetti realizzati in lana nera e fili trasparenti, creando così scenari poetici e immaginari. 
La lana: passione da sempre di Emilia Serra. 
Negozio Hermès   http://www.analogiaproject.com
Per questo progetto Emilia e Andrea hanno lavorato per settimane in un laboratorio di allestimenti a fianco di artigiani. “Il fare italiano è per noi un elemento di forte richiamo” così spiega Andrea durante un’intervista per Living. Per le vetrine: uno storyboard, dove appaiono delle sagome che rappresentano una foresta di foglie all’interno di una lightbox. Tutto si integra con gli oggetti tridimensionali di lana che disegnano presenze quotidiane: un’altalena, dei fiori, una casetta, un orologio a pendolo. 
Il progetto prende il nome di “Partie de Champagne”, un film del 1936 di Jean Renoir per il quale hanno preso spunto. Il cinema è infatti uno dei loro riferimenti, definito da Emilia Serra come luogo di attraversamento.
Negozio Hermès   http://www.analogiaproject.com
Altri progetti che hanno riguardato l’uso della lana sono : l’installazione DLF nel ristorante Sketch a Londra per il London Design Festival, qui lo studio ha deciso di rappresentare un tavolo, due sedie e un vaso in lana bianca ma tutto sottosopra. 
Nella mostra presso il negozio Le Bon Marchè, dal quale il progetto ha preso il nome, lo studio ha rappresentato con la lana le borse icona delle più importanti firme. 
Per i prossimi progetti “ Stiamo sperimentando il cemento ma non vogliamo anticipare dettagli” spiegano per Living, e concludono “….l’idea di lavorare con maestranze artigiane di grande valore ci fa pensare che le nostre creazioni non saranno solo presenze del quotidiano ma la testimonianza di una storia che sta scomparendo”. Cosi Analogia Project si presenta come uno degli studi italiani di design più interessanti sulla scena internazionale.
Ristorante Sketch Londra http://www.analogiaproject.com
Le Bon Marchè http://www.analogiaproject.com